mi che l’abitudine rendeva comodi e credo che l'amico, in questa esperienza, si sia sentito ringiovanire. Me lo ricordo, per questa ragione, curioso, ansioso di sapere e di andare oltre, perciò continuava a chiedere e, per me, una volta sollecitato e avviato il motivo della ricerca, era solo necessario seguirlo. In questo interesse giovanile di sapere, più che nel bisogno di conseguire un titolo per ragioni di carriera, io vedo la spiegazione della forza che l’ha sorretto fino ad ora sollecitandolo a cercare, per l’Italia e per l’Europa, ove c'è qualcosa di nuovo da vedere e da imparare. E' comunque certo che l'inizio degli studi ha aperto la mentalità deH'amico ad una molteplicità di interessi prima impensata e la cultura, specialmente letteraria ed estetica, che, man mano conquistava, acuiva il suo senso critico permettendogli di affrontare ed approfondire una nuova problematica di mestiere che prima a lui sembrava inconcepibile. Una spiegazione al suo lavoro di oggi in parte la troviamo anche in questa cultura di base che mancava all'artigiano Otello, che era partito daMantova con un ben limitato bagaglio, oltre al suo mestiere. Il diploma di Maestro d'Arte. appena conseguito, poteva per un altro meno capace e. diciamolo pure, meno ambizioso di lui, rappresentare un traguardo, un punto d'arrivo dopo il quale acquietarsi e vivere di rendita, andando incontro ad una specie di analfabetismo di ri torno. Confesso che, se fosse stato così, il mio lavoro sarebbe contato ben poco, invece proprio per quel carattere di viva cultura che Otello ha sempre espresso seguendomi, il lavoro ha dato risultati estremamente fruttuosi e non si è isterilito, fine a se stesso. Consigliato dal prof. Manaresi dell’Accademia di Bologna, nel 1953, per concorso, passi dalla Scuola d'Arte di Mantova all' Istituto d'Arte di Bologna, ove ha trovato l'ambiente più adatto per l'esplicarsi delle sue straordinarie capacità. L'Istituto d'Arte col suo insegna mento più impegnativo e la limitata tranquillità economica che lo Stato assicura ai suoi di pendenti, una serie di studi non più Interrotta e ricerche personali gli hanno permesso d acquistare un'esperienza che solo la gravità del disastro fiorentino ci permette di valutarne ora, l’esatta dimensione. In questi anni, andando a Bologna, per me era obbligatoria la sosta nel suo « atslier presso la Pinacoteca ove, oggi, esiste una ■* equipe » di tecnici suoi collaboratori, fortemen te specializzati e da lui stesso preparati, pei un lavoro capace di guarire opere d’arte ann malate. Ho visto tavole dipinte, vecchie di secoli che, nell’umidità antica delle vecchio chiese, si erano ■ imbarcate »; bisognava raddrizzarle, fermarle, sanarle dai parassiti e dall'um dltà, chiuderle In strutture che respirassero col capolavoro ricuperato, permettendogli di v vere. Otello è riuscito a far questo da anni, poco per volta, con la pazienza dell'artigiano poiché, anche oggi, con tutta la sua esperienza ecultura, l’amico è sempre un artigiano, un falegname, anche quando Inventa ed escogita nuove tecniche per Impossibili ricuperi. Ciò che fa pensare è II modo di operare di questi • mantovani », spesso chiassosi o festaioli che mai si ritirano quando gli amici son pronti a una cena o a una partita a bocc i o a « spazzino *; amano andare a caccia sul lago o a pescare con la barca; gente ancor i all’antica, che non va tanto per II sottile, ma sincera e precisa, mira con chiarezza al concreto delle cose e, senza tanto discutere, va per la sua strada, capace di percorrerla, corrente quant’altri mai, fino in fondo, costi quel che costi, e, di solito, scomoda. Otello è andato a Bologna con la solida preparazione professionale acquisita nella bot tega paterna, del vecchio Caprara che ricordo indugiare nel negozio di mio padre a chiac chierare con lui del proprio mestiere e dei propri figli, tanto che mi pare non sapessero parlare d'altro. Il padre di Otello, me lo ricordo, era alla buona, più tranquillo, certamente più equilibrato del figlio, sicuramente meno ingombrante e rumoroso, incapace di scherzare sul lavoro, estremamente rigoroso per quell'etica professionale, fondamento essenziale dell'opera complessa e difficile che il figlio, oggi, svolge e ne giustifica in parte il risultato. Ricordo con quanta cura Otello alle sera, nella Scuola d’Arte di Mantova, ci spiegava come si doveva tenere lo - spuntino » in mano per poter tagliare con segno netto e preciso l'impiallacciatura per la tarsia e spiegava, sogghignando, che tutto ciò era uno scherzo, perciò nessuno si montasse la testa al vedere i risultati del proprio lavoro; dovevamo pensai e che le tarsie rinascimentali avevan i legni colorati che ne formavan il disegno, dello spessore di mezzo centimetro, invece del millimetro deH'impiallicciatura di oggi. E qui, immancabilmente, citava le quattrocentesche tarsie dello studiolo del Palazzo ducale d'Urbino. Oltre che insegnare la tecnica si preoccupava della formazione del gusto degli allievi, prendeva perciò a modello delle esercitazioni scolastiche non motivi banali, ma le tarsie dei gabinetti d'Isabella d'Este nel nostro Palazzo Ducale. 40 Andando a Bologna I amico si è allontanato dai noi e il suo itinerario artìstico di raffinato artigiano ed esperto amatore d'arte noi l’abbiamo seguito oltre che attraverso le rare conversazioni durante fugaci apparizioni, attraverso cartoline con la sola firma (non scrive mai o quasi) giunte dalle varie città d'Europa ove gli studi e il lavoro lo trascinano di continuo in una vita, per lui così legato alla famiglia, troppo errabonda. Non mi è possibile, ora, parlare di tutta la sua complessa opera di costruttore di mobìli moderni (ha vinto premi in questo settore) e di restauratore, ma voglio ricordare alla fine di questa mia chiacchierata sull amico, quella che, forse, è l'opera sua più importante in cui l’impossibile dal punto di vista tecnico è stato superato raggiungendo il sublime. Si tratta del ricupero, restauro e ripristino del quattrocentesco modellino della lanterna che corona, come un fiore, la cupola del Duomo di Firenze. Il modellino ligneo è opera del Brunelleschi che l'ha progettato. Non descrivo il lavoro fatto per questo fantastico ricupero, preferisco sostituire alle mie parole le immagini, certamente più eloquenti e stupefacenti, che ci offrono le foto del salvataggio e del risultato. LUIGI FRACCALINI CITTA’ di MANTOVA ----------------------------hanno oollaborato ; _ Giuseppe Amadei, Franco Amori, Aldo Antonioli, Vittorio Balestra, Ciro Bambini, Francesco Bartoli, Claudio Bassani, Walter Bentivoglio, Fausta Bettini, Giuseppe Borella, Flores Bovi, Ezio Bresciani, Ennio Camerlenghi, Angelo Carni, Vannio Campagnari, Ettore Cam-pogalliani, Antonio Caruso, Giuliano Cavalieri, Wando Dallamano, Giovanni N. Dall’Oglio, Stenio Defendi, Maurizio della Casa, Franco Faccincani, Silvio Ferrari, Luigi Fraccalini, Antonio Fucci, Manlio Gabrieli, Manfredo Generali, Luciano Gerola, Nedo Gian Filippi, Guido Giardini, Gisella Girardi, Renato Giusti, Guido Isola, Dino Lanfredi, Guido La Rocca, Enzo Manzotti, Ercolano Marani, Franco Marenghi, Ivo Maretti, Renzo Margonari, Ubaldo Meroni, Ottorino Momoli, Francesco Morese, Umberto Musa, Francesco Panelli, Arturo Pizzamiglio, Attalo Poldi, Bruno Poldi, Adolfo Poltronieri, Aurelio V. Reggio, Paolo Ruberti, Giampietro Tintori, Tito Righi, Carla Romani, Gilberto Rossetti, Aldo Si-gnoretti, Gianni Usvardi, Mario Vesentini, Carlo Zanini, Rina Zanini, Noris Zuccoli. 41