... se il settembre mantovano diventasse una tradizione.... In fondo di tradizioni viviamo tutti; ne vissero i nostri nonni, i nostri pad'i e adesso ne viviamo noi. Le tradizioni sono il bagaglio di ciò che è stato e che per il nostro amore ancora è, un bagaglio caro di cui abbiamo bisogno, spiritualmente e psicologicamente per non sentirci soli in un mondo che costante-mente si rinnova e di cui qualche volta, la faccia sconosciuta ci spaventa. Tradizioni di costume, di piccole cose quotidiane, di abitudini che ci sono divenute indispensabili, e tradizioni più importanti in cui si affondano le radici del nostro divenire umano e sociale, in cui si proiettano le nostre aspirazioni future : tradizioni d’arte e di cultura che fanno parte del nostro « modus » esistenziale e che ci aiutano a realizzarci in maniera più completa e fattiva. Nella nostra città il richiamo, la sensibilizzazione dell’arte in tutte le sue espressioni è sempre stato e continua ad essere molto sentito, e quel glorioso passato di storia, di cultura e d’arte che ci sta alle spalle, è psr noi catalizzatore di nuove iniziative, di giovani fermenti, è la strada luminosa cui dobbiamo guardare per intraprendere con slancio e fervore, un dialogo vivificante dal quale trarre stimolanti ragioni di vita e di pensiero. Il settembre mantovano che quest’anno ha aperto una parentesi di grande rilievo nella nostra città, dovrebbe appunto diventare per noi una tradizione, che allargandosi oltre I confini della provincia, portasse a tutti coloro che hanno a cuore le cose dello spirito, il messaggio diretto delle nostre iniziative artistiche, la confortante realtà delle nostre manifestazioni, l’invito ad un incontro caldo e di sostanziale nobiltà, atto a rinsaldare i vincoli fra gli altri e Mantova, fra Mantova e l’arte. L’Ente del Turismo diede vita a questo discorso con grande autorevolezza nell’estate del '67, quando promosse le indimenticabili celebrazioni Monteverdiane che tanta linfa vitale seppero far scaturire in ciascuno di noi e che ci riportarono magicamente ad un clima umoroso e fertile di musica e di poesia, e delle quali serbiamo (e certo molti altri con noi) memoria grata e incancel-'abile. Mantova deve caldeggiare la sopravvivenza di questo mese di settembre che con la sua dolcezza naturale, così bene si connatura all'arte, deve riuscire a conferirgli un carattere di continuità affinchè anche noi possiamo avere in avvenire questa nostra isola di bellezza e di luce ove le muse seguitino ad intersecarsi in un affresco di purezza ed armonia, in un prezioso mosaico di suoni e di voci. 22 Nella nostra città non mancano sicuramente i luoghi ideali per far da cornice a manifestazioni artistiche di qualsiasi genere; ne abbiamo avuto l’esempio appunto nel corso delle celebrazioni Monteverdiane che nella splendida piazza di Santa Barbara, acquistarono un fascino specialissimo. E un altro e-sempio lo abbiamo avuto in occasione di questo settembre mantovano che iniziatosi con le rappresentazioni deM'Accademia Campogalliani, ha trovato a cospetto della magnifica chiesa trecentesca del Gradaro, un’atmosfera di solenne evidenza e di commossa dimensione. La bella e suggestiva chiesa, come appare oggi. Originariamente la facciata non era a capanna, ma divisa in tre corpi distinti. i lavori per la sua costruzione ebbero inizio dopo il 1245, a seguito della donazione dell’area fatta dal Comune di Mantova alla comunità del Gradaro. Fu terminata probabilmente nel 1295, anno nel quale Giacomo de Gratasola e Ognibene da Verona eseguirono il magnifico portale dell'ingresso maggiore. Abbandonata poi per scarsità di canonici e di suore, fu successivamente restaurata dai monaci Olivetani che compirono grossi lavori di trasformazione, anche nell’attiguo monastero, nel ’500. Dopo un tristissimo periodo in cui il complesso passò al Demanio militare e che si protrasse sino al secolo presente, il Comune riscattò la ex chiesa e si assunse l’impegno del restauro. Con i lavori per ridare dignità architettonica alla chiesa, nel 1964 si iniziò anche il restauro del monastero, divenuto proprietà delle Suore Oblate. L’idea del restauro del monastero e quella della sua destinazione a opere religioso-sociali sono alla base della successiva donazione che il Comune di Mantova ha fatto alle Suore Oblate, premessa per l’erezione della nuova parrocchia a servizio del popoloso quartiere di Vailetta Vaisecchi. La città di Mantova può oggi essere orgogliosa di mostrare agli amanti dell’arte una preziosa gemma del suo patrimonio storico e culturale, recuperata in tutto il suo splendore. 23