G. Facciotto - Natura morta (in bianco) Collezione E. Benedini tato dal suo sindaco avv. G. Botturi, perchè proprio in quella cittadina e nei paesi vicini erano nati ed avevano lavorato tre dei pittori prescelti : Del Bon, Lilloni e Facciotto. Semeghini, nativo di Quistello, era loro amico perchè insieme vissero e lavorarono per un certo periodo a Burano. Fra molte difficoltà si iniziò così l'organizzazione della Mostra ma fortuna volle che Enti pubblici, Enti privati ed alcuni cittadini capissero subito l'importanza di questa manifestazione, accogliendo invito e programma e soccorrendo la manifestazione con il loro cordiale e generoso contributo. Si raccolsero così più di cento opere presso privati e gallerie. Prezioso fu anche l’appoggio e la collaborazione dei familiari dei pittori Semeghini e Facciotto. Un comitato di esperti scelse le opere più significative di ogni pittore e preferì allestire la mostra con un criterio distributivo piuttosto insolito, avvicinando, accostando e fondendo le varie opere dei singoli autori, per documentare e rivelare al visitatore come queste opere erano nate nello stesso momento, con le stesse idee e da uguali intenzioni. E Opere di amici che s’incontravano, si stimavano, facendosi l’un l’altro confidenze sulle esperienze maturate. Ne è nata così una mostra che, pur presentando qualche limite, è stata una piova di serietà e di fede. Ed a conferma di ciò basterà elencare quanto alcuni dei maggiori critici italiani han voluto scrivere di questa mostra sui quotidiani nazionali più autorevoli. Sul « Resto del Carlino » del 28 settembre, in un lungo articolo su tre colonne, così ha scritto Giuseppe Raimondi : « . . .quattro uomini, quattro artisti, o-gnuno col volto particolare che affiora, preciso, dalle pitture loro. Dei quali volti e tratti del carattere artistico tre ci erano noti. Uno, quello del più anziano Semeghinii, diletto da sempre e portato dentro di noi come tra i pochi retaggi di poesia pittorica sopravissuti sulla nostra strada. L’ultimo : Facciotto, ci era ignoto o confusamente conosciuto fino ad oggi, e ce ne rammarichiamo. Facciotto, scrive Giuseppe Tonna, nella limpida prefazione al catalogo, è la rivelazione di questa Mostra La scoperta improvvisa di un artista, di un poeta ignorato fino a ieri, mette sempre, in chi lo scopre, un elemento di sorpresa, quasi di gratitudine per un dono inaspettato, ad un punto che la sorpresa e la gratitudine sopravanzano il rammarico. Giuseppe Facciotto viene a-yanti con passo, con modi che, in qualche maniera infrangono la tradizione virgiliana ” dei compagni. Si denuncia in lui ... uno slancio ed una abnegazione per la felicità espressiva troppo diretta, che lo fa sentire, in certo modo, come il più lombardo e robusto di sensi, fra codesti confratelli mantovani. E' in Facciotto una asciuttezza, una densità deH'immagine, che non gli concedono di Porre un tono sulla tela, che non sia come accentato e circoscritto nel suono ». Mario Lepore sul « Corriere della Sera il 2 ottobre scrive : « ... ma se il le- 29