game di una comune terra di origine viene sottolineato dalla mostra, essa intende rilevare anche quello di un orientamento comune per una pittura chiara e luminosa, cordiale e sensibile. Quella pittura che poi intorno al ’30 Piovene doveva battezzare ” chiarista ”. Chiarista, propriamente, fu un gruppetto di pittori operanti a Milano, fra i quali primissimi Del Bon e Lilloni .. . come reazione al ” novecento ” scuro e chiuso in forme auliche. Amico di Semeghini, come di Lilloni e di Del Bon, fu Giuseppe Facciotto. Dagli amici, specie da Semeghini, assorbì elementi di cultura; ma non era un imitatore, era un temperamento originale e sensibile : assimilando trasformava e guardava sincero e dolce alla natura. La sua arte regge bene il confronto con quella dei suoi notissimi amici .. . Facciotto è sotto molti aspetti una rivelazione. L’allestimento semplicissimo, con queU'avvicendarsi di immagini che nel trovarsi insieme meglio si diversificano e chiariscono il mondo interiore e i modi di ciascun artista, fa constatare ancora una volta come le buone pitture possono reciprocamente giovarsi stando vicine. E l’insieme dice quale poetica e affascinante riflessione sulla natura sia stata, e sia, l’arte di questi quattro pittori cui si rende qui ammirato e cordiale omaggio ». Ancora Mario Lepore, sul « Corriere d'Informazione » il 4 ottobre, con un nuovo breve articolo, corredato da una riproduzione di un quadro di Facciotto, mette quale titolo di testata « La rivelazione Facciotto », e così continua : « ...Antesignano del chiarismo fu Semeghini che ai primi del secolo andò a Parigi dove vide Bonnard e Matisse. Stabilitosi poi a Burano, iniziò per proprio conto una pittura di toni chiari e stemperati nella luce. Del Bon e Lilloni, intorno al '30, per incoraggiamento del critico Persico, incominciarono dal canto loro a praticarla a Milano. Quanto a Facciotto, rimasto in provincia, conobbe Lilloni, poi, attraverso Vellani Marchi, a Burano, Semeghini e Del Bon. Specie il contatto con Semeghini dovette spingerlo per la via "chiarista". Via che gli era congeniale e gli permise alti raggiungimenti. In questa mostra composta con pezzi molto scelti dei suoi tre compagni tanto più noti di lui, questo artista quasi oscuro regge ben il confronto con gli altri; costituisce una gradita rivelazione, individualità costretta a un « tran-tran» deprimente in provincia, evase attraverso la meditazione su una natura osservata con acutezza e dolcezza ma senza estenuazioni. Un poeta senza dubbio, che la maggior parte dei visitatori scoprirà ». L’« Avanti », per la penna di Marzia Albertini, dedicava un lungo articolo, col titolo « Il meglio dei ” chiaristi ” alla ” Rovere ” di Mantova ». su quattro colonne, sul giornale del 24 settembre. Sull’ « Italia », il 3 ottobre, Alfio Coccia scrive un articolo su 5 colonne, con la riproduzione di una « figura » di Facciotto, e così lo intesta : « Un pittore ” nuovo ” rende attuale la mostra dei chiaristi a Mantova. Si tratta di Giuseppe Facciotto ». Anche « Panorama », come tanti altri giornali, ha scritto di questa mostra. 32 U. Lilloni - Bosco - Collezione F. Buzzacchi La « Gazzetta di Mantova », con l’attivissima collaborazione di Umberto Bona-fini, ha dedicato larga ospitalità a notizie di cronaca e a lunghi articoli biografici per ogni singolo autore. La manifestazione, omaggio doveroso della città e della provincia a degli artisti mantovani, ormai illustri nella storia della pittura italiana, ha raggiunto pienamente lo scopo che si era prefissato. L'atto di serietà e di fede di alcuni cittadini, cui va il riconoscimento e il ringraziamento della cittadinanza, dimostra ancora una volta che la provincia serba in sè valori spirituali e culturali ancora da scoprire che abbisognano soltanto di essere manifestati nel modo più adeguato, al fine di collocarli nella giusta sede che a loro spetta nel patrimonio intellettuale nazionale. ALDO SIGNORETTI