ti più importante, come ha dimostrato l’interessamento di una critica a livello nazionale che, usualmente, non possiamo sperare di ospitare. Lirica sperimentale, dunque, con giovani cantanti esordienti di fronte a un pubblico nuovo. Si è detto che il cartellone ricalcava la più vieta routine. E’ vero. Se non fosse stato per la presenza di quel « Segreto di Susanna » — piccolo gioiello di Wolf-Ferrari — il cartellone non ci avrebbe offerto nulla di interessante. Ma qui sta il piccolo segreto delle stagioni sperimentali. Sono dedicate ai giovani cantanti, alle ultime leve del melodramma e sono loro i protagonisti della stagione. E’ quindi in funzione loro che si scelgono le opere. Vogliamo sentire un « bel baritono » ? Si sceglie « Rigoletto ». C’è un tenore drammatico da sperimentare ? Ben vengano « I pagliacci ». Un soprano lirico ? La « Bohème » di Puccini ci sembra il test più adatto. E il pubblico, giudice inappellabile di ogni situazione competitiva, occorre sollecitarlo con elementi di indubbio richiamo, quando non si può far leva sul nome dell’artista. Opere come « Rigoletto », « Traviata », « Bohème », « Butterfly », « Trovatore », « Andrea Chenier » e « Barbiere di Siviglia », tanto per fare qualche nome, non possono sbagliare, specie quando ad eseguirle sono degli esordienti. Ve lo immaginate un « Lohengrin » cantato da sconosciuti ? Un forno spaventoso, mentre invece se il protagonista fosse Del Monaco — tanto per fare un nome, poiché è noto a tutti il fiasco ottenuto da questo tenore nell'opera di Wagner alla « Scala » nel 1958 — il teatro risulterebbe pieno zeppo. Quindi : accanto ad un aspetto indubbiamente meritevole e coraggioso, deve accompagnarsi, per politica di bilancio, l'altro aspetto cosiddetto di routine. A questi discorsi di principio, ne seguono altri che si basano sulla realtà dei fatti. Qual'è la situazione sul piano delle voci ? Come si prospetta il futuro per il teatro lirico ? Qui le cose cambiano. Diciamo subito che è difficile, molto difficile che i grandi cantanti escano dal concorsi. Il maestro che alleva in casa il fenomeno lo sforna al momento giusto, a colpo sicuro; non lo espone al giudizio di giurie dove, molte volte, all ’intrai lazzo s’accoppia l’invidia. Per cui è raro il caso che dai concorsi escano voci fenomeniche. Escono però cantanti preparati, seri, vogliosi di arrivare, disposti a studiare. Si formano, insomma, quei ranghi cosiddetti di rincalzo, su cui poggia la struttura periferica del teatro lirico. Se analizziamo le dieci voci esordienti sentite a Mantova, esclusa la Buniato — deliziosa protagonista de « Il segreto di Susanna » — per il resto siamo rimasti su un piano di assoluta, seppur dignitosa, normalità. La panoramica generale — e questo lo abbiamo già scritto su « La Gazzetta di Mantova » in un nostro precedente intervento — ci consente di guardare con una certa tranquillità al registro sopranile — specie di timbro lirico — ed anche a quello relativo ai mezzo-soprani e contralti. Dove cominciamo ad essere deficitari è nei ruoli dei « bassi » e dei « baritoni », dove tende a sparire il timbro « profondo » e « brunito » dando luogo a voci « chiare » che alzano la qualifica timbrica verso forme espressive di « bas --baritone » oppure di « tenori corti ». La situazione si fa drammatica a livello tenorile. Scopriamo alle volte qualche voce degna di essere seguita, ma la vediamo scarsamente educata, fuori registro e questo sta a dimostrare come il mondo deN’insegnamento del canto sia popolato da un mare di figure equivoche. Purtroppo però il registro tenorile è enormemente carente. Tanto per fare un esempio : alla finale del nono concorso internazionale di canto di Busseto, su ventidue finalisti due soli erano tenori, di cui uno si è classificato solo quarto, ex aequo. La decadenza del registro tenorile è forse ravvisabile anche nella trasformazione fisiologica e somatica dell’uomo in questi ultimi trentanni. Ma torniamo all’esperienza mantovana. In complesso essa ha dato risultati positivi. E. WOLF FERRARI - “ Il segreto di Susanna „ in scena al Sociale