! giovani cantanti americani selezionati dalla Opera Audition di Cincinnati, dopo il debutto al Sociale di Mantova, posano con le autorità cittadine. Il pubblico è affluito con cadenza regolare tanto da fermare la media degli incassi sulle settecentomila lire per sera; gli allestimenti sono stati curati sul piano della assoluta dignità anche se, accanto a giovani registi tipo Lupetti, avremmo voluto sperimentare anche giovani scenografi. L'orchestra dell’Aidem si è dimostrata complesso di assoluto rispetto, come pure i cori, diretti dall’ottimo Vittorio Barbieri, hanno offerto la riprova di una ritrovata unità e di una emergente buona volontà. Dei cantanti abbiamo già detto : dignità assoluta, senza punte di effettiva eccellenza. Sul piano della concertazione e della direzione d’orchestra diremo che Giacomo Zani ha confermato quelle qualità che già ci fecero guardare a lui con indubbio favore nel corso della passata stagione lirica ufficiale. Adalberto Tonini, figlio di Ambrogio, direttore della Scala, al suo esordio ha lasciato intravvedere di possedere alcune doti fondamentali, come il gusto per il suono pastoso. Occorre che maturi sul piano deM'azione, del ritmo, intervenendo direttamente laddove la musica reclama la presenza attiva della personalità. Sergio Massaron è uomo da grandi battaglie, da improvvise « bagarre », da soluzioni d’emergenza, è un vero maestro del « barcamenarsi », e ci riesce egregiamente. Un capitolo a parte merita l'allestimento di « Bohème » da parte dei cantanti americani selezionati dalla Opera Audition di Cincinnati. Se escludiamo il baritono, le cui qualità vocali ci sembrano egregie, per il resto la compagnia non ha offerto nulla di interessante sotto il profilo vocale. Una cosa però ci ha colpito in questi ragazzi : l'amore, il rigore, la semplicità con cui si accostano al melodramma italiano. Abbiamo ascoltato decine di edizioni di « Bohème », interpretate da tutti i più celebrati artisti del momento; tutte però ci hanno lasciato, alla fine, un senso di incompiuto; è sempre mancato qualcosa. Che cosa ? Lo spirito bo-hémiennes, quel senso di miseria, di imprevisto, di provvisorio che si avverte, attraverso la musica di Puccini, nelle figure di Rodolfo e Mimi, Marcello e Musetta, Schaunard e Colline; il loro dramma che non consiste nella morte di Mimi, ma nel perchè Mimi muore. Ebbene : quei cantanti inesperti, sprovvisti sul piano della lingua, innocenti sotto quello deM’interpretazione, ma precisi sino al narcisismo nell'esecuzione, ci hanno restituito quello spirito che è nello spartito e che forse nemmeno Puccini ha avuto la fortuna di avvertire quand’era in vita. Il merito di tutto questo va ascritto anche al maestro Tonino Pardo, un uomo che proviene dalla cosiddetta gavetta, che si è fatto su le maniche dietro le quinte come sostituto e che conosce a menadito le mille insidie di uno spartito come quello di « Bohème », dove ogni tre battute cambia il tempo, dove il contrappunto propone continui problemi di equilibrio. Esperienza positiva dunque ? Certamente tale da essere ripresa, ripetuta, mantenuta, sollecitata. Il Condominio del Teatro Sociale, venendo incontro alle esigenze dell’As. Li- Co., ha degnamente onorato la sua funzione sociale; il pubblico accorrendo numeroso, ha mostrato di comprendere il significato ed il valore dell’iniziativa. Per cui nulla osta affinchè la stagione sperimentale abbia a ripetersi con sempre crescente successo. UMBERTO BONAFINI