mitato regionale lombardo per la programmazione economica, sempre in prima linea nell’intento di giungere ad una maggiore diffusione della cultura, abbia attentamente esaminato tale proposta e si sia dichiarato disposto a realizzarla in Lombardia, seppure a titolo sperimentale in vista di una estensione alle altre regioni del Paese. Questo nuovo biennio di scuola dell’obbligo comporterà certamente oneri finanziari non indifferenti per la costruzione di edifici, per l'attrezzatura e per tutto quanto è necessario ed indispensabile, così come si porranno seri problemi anche per la scelta dei docenti che dovranno essere alla altezza delle esigenze come, purtroppo, tante volte non avviene neM’attuale scuola media. D’altra parte l’importanza di questo ulteriore biennio è stata recepita in sede nazionale ed abbiamo constatato con grande piacere che è divenuto uno dei punti più « qualificanti » del programma del Governo presieduto dall’on. Rumor. Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 15 gennaio u. s., stabilendo la « scala delle priorità » delle iniziative da realizzare, ha infatti collocato la riforma dell’ Università e della scuola al secondo posto, subito dopo i provvedimenti per le pensioni. Risalta perciò immediatamente il suo eccezionale significato che è destinato ad incidere profondamente nel tessuto sociale ed economico del Paese. Non ci potrà essere, infatti, vero progresso sociale senza un adeguato sviluppo della istruzione. Anche il dilatarsi delle attività economiche incontrerà insuperabili limiti se le nuove generazioni non avranno una adeguata istruzione che consenta di acquisire con facilità le sempre più complesse cognizioni scientifiche e tecniche richieste dalle esigenze dei tempi moderni. Oggi, infatti, non si tratta più di imparare un mestiere, per esercitarlo magari per tutta la vita : i giovani entrano in una società che sarà infatti sempre più caratterizzata da una continua trasformazione delle attività professionali, per cui dovranno essere dotati di una qualificazione idonea a consentire un rapido mutamento delle loro attività. Si tratta perciò di rinviare la scelta di una attività operativa ad una età più matura, anche sotto il profilo dello sviluppo intellettuale e culturale, per evitare gli errori ed i disagi delle scelte precoci, che spesse volte sono anche la conseguenza della appartenenza alle categorie meno favorite. Anche nel campo deN’istruzione, dunque, il nostro Paese ha scelto un programma di progresso e si è dimostrato fermamente deciso ad operare per allinearsi con i Paesi più civili, presso i quali la diffusione della scuola dell’obbligo almeno fino a 16 anni rappresenta ormai una antica conquista e sono certo che l’ansia di rinnovamento, la volontà di progredire che sempre più si diffondono nel nostro Paese, assicurerà sicuro Assessore alle Finanze dell’Amministrazione Provinciale L'iniziativa del C.R.P.E. lombardo sul problema della scuola, culminata coM'impegno di contribuire a realizzare nella regione l’obbiettivo di un « biennio sperimentale polivalente » come estensione dell'obbligo scolastico sino al 16° anno di età, ha riportato uri primo significativo successo, coll’inserimento di analogo impegno nel programma del nuovo governo di centro-sinistra. Le preoccupazioni a suo tempo sollevate, che l’iniziativa lasciata allo spirito di intrapresa degli amministratori locali — e quindi subordinata alla disponibilità dei bilanci comuni — aumentasse le distanze esistenti tra zone evolute e territori meno favoriti, cadono ora di fronte ad un impegno globale che, operando in senso direttamente proporzionale ai bisogni e non alle risorse, permetterà di perseguire concretamente l’obiettivo del riequilibrio culturale. Le categorie agricole sono particolarmente sensibili a tutto il discorso della formazione culturale in genere ed a quello particolare della istruzione professionale e tecnica. Attualmente esse ricevono una scuola elementare e media qualitativamente inferiori a quella della città; i programmi svolti in campagna sono limitati, dotati di scarse nozioni professionali, le strutture sono inadeguate e quindi inadatte a coltivare le vocazioni suggerite dall’ambiente ed in particolare l’esigenza formativa degli imprenditori agricoli. I lamentati fenomeni di evasione dall’obbligo scolastico hanno la loro motivazione quindi nella insufficienza delle strutture, nella scarsezza delle sedi scolastiche, nella loro ubicazione, nella distanza delle cascine, nella inadeguatezza dei servizi di trasporto degli alunni; si aggiunga, in talune zone, il fenomeno della prematura utilizzazione dei giovani come lavoratori a domicilio o come coadiuvanti nelle attività agricole o artigianali ed il quadro sarà completo. L’iniziativa pubblica dovrà essere orientata pertanto verso il superamento degli ostacoli enunciati, soprattutto ripeto nelle zone rurali ove è spesso mancata l’iniziativa dei responsabili. La localizzazione delle scuole dell’obbligo e secondarie è stata motivata da scelte scoordinate degli amministratori comunali i quali hanno spesso ignorato le aspirazioni della gente di campagna, nel timore di perdere prestigio insediando istituti agrari anziché istituti magistrali o licei. In conseguenza di ciò le scelte scolastiche dei coltivatori diretti e Geom. GIANCARLO SIENA successo a questa iniziativa intesa a superare la nostra troppo diffusa depressione culturale.