E insieme alcune formelle, già terrecotte di un bel rosso mattone, tinte con immediata impatinatura di un bruno gagliardo e dai riflessi metallici. E' straordinario come, con una tecnica personalissima e pur tuttavia di una chiara e sincera intuizione, Sabbadini riesca a cavare le sue figure di forte risalto chiaroscurale in uno o due centimetri di magro spessore. Nè teme le vaste proporzioni, come quando è impegnato nei basso-rilievi che ornano i muri di edifici pubblici, scuole, industrie. « Scultore della Casa » è stato chiamato, oppure « Ritrattista e mago del bassorilievo », e questi apprezzamenti li ha avuti da un critica qualificata, poiché a turno di lui hanno parlato Borgese, Carpin, Orio Vergani, Mario Porta-lupi, Lelio Spinelli, Lionello Fiumi, Giampaolo Lazzaro, Mario Radice, Enrico Somarè, il quale ultimo ha parlato della sua » sintesi duttile ». SELVINO SABBADINI 1967 Nannel suona l’organino In un angolo, quasi nascosto, custodito al riparo da sguardi indiscreti, forse espressione di una riservatezza proprio nei confronti di una delle cose più care allo stesso scultore, il piccolo « Nannel che suona l’armonica ». Una scultura di felice e spontaneo risultato, che è stata fra le più apprezzate alla mostra personale tenuta alla Galleria Barbaroux di Milano nel 1967, alla personale di Rovereto al Circolo Italia, pure nel 1967 e che ha avuto su di se l’occhio attento della critica nazionale (* Epoca » n. 865) e delle telecamere della TV. Vicino l'occhio corre ad un bel bronzo a tutt'effetto. « Il mungitore », esposto alla Biennale di Venezia nel ’56 e successivamente alla Quadriennale di Roma del ’65-’66. Pure alla Quadriennale Nazionale è stata esposta un'opera già premiata : « Il sellaio ». 30 SELVINO SABBADINI - Trittico - Bassorilievi in cotto - misura mt. 2x1 ognuno A Padova nel '67 Sabbadini espone due bronzi (« La vanità » e « La lavandaia ») alla Mostra Internazionale del bronzetto; a Verona, nell'ultima biennale Nazionale d’arte, espone un bassorilievo (« Gli artefici della libertà ») e un tutto tondo (« La prima comunione »). Su commissione, ultimamente, il Sabbadini ha eseguito una serie di bassorilievi murali per edifici di tipo assai diverso e, dovunque, la vena dell’artista si è espressa nella maniera più pertinente, mai rinunciando però a quella sua caratteristica che, come dice Pino Zanchi nelle sue cronache d’arte su « Il Giornale di Pavia », potrebbe costituire un poco l’insegna cavalleresca, il blasone di Sabbadini : la semplicità. Per lo stabilimento Bonazzi a Guidizzolo, nel 1968, il Sabbadini ha preparato un trittico, alle scuole medie ed elementari di Viadana due pannelli; e così dicasi per le scuole elementari « Bettini » di Rovereto. Un altro pannello orna la facciata del nuovo albergo Dante della nostra città; per il mobilificio Baraldi di Ala di Trento sono pronti tre bassorilievi di mt. 2x1 ognuno, riassuntivi del mondo del lavoro. E l’elenco potrebbe continuare, e continuerà certamente, dopo l’affermazione nel concorso Nazionale per l’Isabella d' Este, poiché Selvino Sabbadini è in pieno fervore d’opere; si potrebbe dire che il suo tormento creativo, e certamente l’artista lo conoscerà come tutti i veri artisti, è un tormento sereno, che genera solamente crisi « positive ». * * * « Albano Seguri è un uomo schivo, abbastanza scontroso con chi non gli è familiare ...» dice Renzo Margonari in un suo scritto sullo scultore mantovano pubblicato da « La Tribuna di Mantova ». Ma il ritratto non sarebbe esatto se pigliato così, « tout court », da questa frase concisa e non si cercasse di renderne più evidente la vera sostanza deM'afferma-