il centro storico Molte città italiane hanno un centro storico da salvaguardare. Per gli urbanisti è un problema chiave, e per la verità gli urbanisti ci si sono messi di buzzo buono. Studi accurati delle soprapposizioni architettoniche nei vari secoli; tutta una serie di ambienti da non distruggere, quali testimonianze culturali di particolare rilievo. Quindi battaglia aperta contro i devastatori, gli speculatori, contro le demolizioni, contro l'invasione del cemento. Per contro gli uomini di cultura spesso tendono e premono per una conservazione che sfocia inevitabilmente nella formula museo. Dov'è il punto di equilibrio? Un valido punto di equilibrio, non meramente inteso come banale compromesso? Interroghiamo il cittadino, il semplice cittadino cui non si può negare da una parte un desiderio di non distruggere storia e cultura della propria città, ma che ha anche, dall'altra, l'esigenza di vivere nella propria città un vita moderna e senza soffocare un processo dinamico di economia al di fuori dal quale la vita stessa resta asfittica e frenata. Il cittadino non chiede certo insediamenti industriali nè in città nè nelle immediate vicinanze. Ma intende operare in città, intende commerciare in città, intende avere tutti i servizi in città, tutte le sedi amministrative ed economiche, il centro dirigenziale nella sua espressione più ampia. E la sua vita stessa, la vita della sua famiglia deve essere completa con tutti i servizi, dai negozi alle scuole al verde pubblico. E deve poter circolare nella sua città, compiere gli spostamenti in tempi ragionevolmente brevi, con un mezzo più che adeguato, se pubblico, in caso contrario non rinuncia al suo mezzo privato. Potremmo continuare a seguire il pensiero, il desiderio, la richiesta del cittadino, ma ne abbiamo già a sufficienza per un problema ponderoso, la cui soluzione ha già del miracolistico. Tuttavia il cittadino non vuole abbandonare la sua vecchia città; il centro storico, si rifiuta di vederlo ridotto a museo. 10 il centro storico A questo punto i quesiti li riproponiamo agli urbanisti che davanti a tutte queste richieste devono tentare di prefigurare in un quadro generale la sistemazione alloggiativa del cittadino, la possibilità di operare, di commerciare, di vivere insomma le sue esigenze civili e imprenditoriali compresa quella di circolare in tempi ragionevolmente brevi. Va premesso che il problema non può essere dichiarato insolubile. Il prezzo che si pagherebbe sarebbe troppo alto: il caos. E tuttavia la dinamica civile ed economica, ma soprattutto dei trasporti, in relazione alla ristrettezza dello spazio pubblico, è tale per cui l'attendere e il dilazionare soluzioni pone sulle spalle degli amministratori pubblici grosse responsabilità. D'altra parte le risposte vanno date dai tecnici e dagli urbanisti e agli amministratori compete un coordinamento e il giudizio, in particolare sulle previsioni. Il problema è globale nel suo equilibrio e nella sua validità e tuttavia formato, come un mosaico, da tante tessere ognuna delle quali vuole il suo approfondimento e il suo giudizio singolo. Una somma di risposte alle singole richieste settoriali del cittadino, che sia valida e perfetta, ha certo del (miracolistico. Occorre considerare, come sempre d'altra parte, che il dilagare delle libertà singole è una pura chimera e cozza inevitabilmente contro l'esistenza della Libertà altrui, che costituisce una libertà e un diritto collettivo. Dopo aver lasciato parlare il cittadino fino in fondo bisogna pure che qualcuno gli risponda che qualche sacrificio si impone a questo dilagare della libertà singola. Occorre adattarsi a vivere, civilmente si, ma senza distruggere paesaggio, storia e cultura. E la stessa economia, singola e collettiva, nella sua espansione ha purtroppo i suoi limiti in una doverosa regola da darsi che ci preservi dal caos. LUIGI GRIGATO 11