gianni madella pittore GIANNI MADELLA vive e lavora a Milano. Ha tenuto mostre personali: Galleria Gon-zaghesca, Mantova, nel 1959; Galleria Mo-rone 6, Milano, nell’aprile 1968; Galleria Mo-rone 6, Milano, nel gennaio 1969. Mostre collettive: Galleria La Loggia di Bologna, «11 giovani italiani »; Biennale internazionale di Gorizia; Premio « Città S. Benedetto del Tronto »; Pittura contemporanea « Cen-nina da salvare »; Prima e Seconda rassegna d’arte « Linee di ricerca », Rivalta, Mantova; Mostra d’arte visiva « Pluralità viva », Martinengo; Bergamo; ecc. Conosco Gianni Madella da quando, ancora ragazzo, mi parlava nel rustico e spoglio studio di casa sua (in via Scuderie Reali) di Spazzapan, che insegnava non tanto a dipingere ai suoi allievi, quanto a discutere e Kandinskj era il protagonista di quegli ormai lontani discorsi. Ciò era per Gianni, giovane studente deM'Istituto d'Arte di Modena, molto importante, perchè quei discorsi, per la prima volta, gli hanno aperto gli occhi, avviandolo ad una seria visione del fatto artistico, portandolo oltre ogni residuo scolastico. Spazzapan è stata la prima vera personalità artistica incontrata dal giovane che, ancor oggi, ricorda impegnato più che come pittore, come personaggio. La esperienza tedesca di Spazzapan veniva da questi trasferita nella scuola e la rivoluzione compiuta dall'astrattismo di Kandinskj era vista attraverso l'esperienza espressionistica della Bauhaus e della Scuola di Monaco. Era una visione europea quella in cui era inquadrato il fenomeno artistico e questa si svolgeva, di fronte al giovane venuto dalla provincia, con funzione catalizzatrice delle sue, ancora non chiare, possibilità. Il contatto con una personalità artistica come quella di Spazzapan è stato un fortunato evento: il fascino del Maestro non è, ancor oggi, dimenticato e continuamente riaffiora, nei discorsi del pittore già maturo, espresso con l'entusiasmo di quei lontani anni, malgrado le successive, molteplici esperienze. Allora Gianni era giovanissimo e, diremmo oggi, « impegnato », convinto delle sue possibilità e della validità delle sue idee, nonché delle sue opere. Oggi a circa quindici anni di distanza è rima- 34 sto lo stesso entusiasta di sè e del suo lavoro, tanto che, quando gli ho telefonato qualche settimana fa che volevo scrivere di lui, la prima cosa che mi ha detto è stata questa: « Va bene, ci vedremo e ne parleremo; ti avverto però, che stavolta faccio cose bellissime ■>. Come se lui non fosse sempre stato convinto di far « cose bellissime », in ogni momento della sua vita. Non era affatto cambiato e, confesso, che entro di me ho sorriso soddisfatto di aver ritrovato l'amico ancora come lo conoscevo, perchè il desiderio di scrivere di lui era legato a questa speranza: se l'avessi trovato cambiato mi sarebbe sembrato di parlare di un altro: a me interessava Gianni Madella come lo ricordavo, irruente, bagolone, informatissimo entusiasta e, anche, bravo. Mi aveva parlato di lui e del suo amico Schirolli per la prima volta, mi pare, nel 1953 Otello Caprara che da qualche ànno insegnava ebanisteria nella Scuola d’Arte di Mantova, da qui Gianni era passato all’Istituto di Arte di Modena e Schirolli a quello di Bologna allo Scuola del Pittore Bendini. I due amici si son, poi, ritrovati alla Scuola di Pittura del Maestro Guidi presso l’Accademia di Bologna. Il Pittore Guidi faceva operare molto i suoi allievi ed è proprio ora che comincia il vero lavoro del giovane artista. La cosa curiosa è che Otello mi aveva parlato del giovane amico come scultore, allievo di Ber-gonzoni, e io non ho mai visto sculture di Madella, nè allora, nè poi. Ho sempre visto pitture e in lui la spiccata tendenza, senza incertezze, di essere pittore, oggi come allora. Nel periodo di frequenza dell’Accademia di Bologna ricordo Madella e Schirolli sempre assieme, tanto che nemmeno mi preoccupavo di distinguerli. A me pareva che i due amici stessero bene insieme: uno più vivace, immediato e i-stintivo; l’altro più tranquillo e meditato, ma tutti e due spinti oltre le convinzioni in un discorso che, pur distinguendosi, com’è ovvio, era unito per i motivi che un Maestro capace, come Guidi, aveva saputo far loro sentire per sollecitarli verso la loro strada: il problema dello spazio, particolarmente importante per capire la pittura di oggi, credo che si venga ponendo per i due giovani proprio allora (ricordiamo l'importante svolta della pittura di Guidi nel 1948 con le » Figure nello Spazio » esposte nella prima Biennale Veneziana del dopoguerra). Dal ricordo che i due artisti, ancor oggi, hanno del Maestro, ,a me pare che la sua opera abbia avuto presso di loro, allievi, un vero successo. Verso la fine del periodo di studi e cioè al tempo della personale (assieme a Schirolli) alla « Gonzaghesca » di via Oberdan, rivedo ancora Madella nel suo studio entusiasta delle superfici colorate, della materia in cui il colore si sten-