deva prezioso quasi in modo uniforme, sommessamente modulato da muovere leggermente, delicatamente vivificando, la superficie dipinta, in un'armonia più sensibilizzata di quella che poteva essere espressa da un liscio piano, semplicemente ricoperto di colore. Gianni aveva, allora, scoperto Rotko e lo ricordo entusiasta di una pittura fatta di superfici dipinte a uno o due colori stesi sul quadro con leggero trapasso dall’uno all'altro: il giovane pittore, attraverso la sottile poetica del raffinato artista americano, si avvicinava lentamente ai motivi di Foutrier, che conoscerà completamente alla grande mostra del pittore francese allestita alla Biennale veneziana del 1960. Il premio allora assegnato a Foutrier chiude il decennio in cui l’informale aveva dominato in Italia il campo delle arti figurative, dopo il breve periodo picassiano e neorealista deM'immediato dopoguerra. Il valore e il significato della materia, già avvertito attraverso l'insegnamento di Rotko, son completamente capiti e raggiunti sotto l'influsso di Foutrier, ma l’informale sta per essere superato: l'arte « Pop e op » ed i vari « neo figurativismi » più o meno lucidi si preparano ad invadere il campo. Prima di terminare quest’indagine sulla formazione artistica di Madella è necessario porre, come sottofondo di tutto il discorso, la costante presenza di un pittore, che rimane sempre e non passa mai, anche se altri artisti, pur importanti, son passati come esperienza di un dato periodo: si tratta di Burri. Per Madella questo artista è un’esperienza interessante ed ancora attuale; non pare che debba passare, finire. Ricordiamo che Gianni pur avendo sempre studiato a fondo i vari artisti che lo interessavano, tanto da ripeterli come esperienza viva per un reale approfondimento dell’opera, non ha mai composto quadri con stracci, mimando Burri: lo ha studiato, lo studia tuttora per penetrarne la poetica, ma non ha osato finora considerarlo come motivo di un discorso pittorico pratico, anche sul piano della pura esperienza. Ne parla con vera riverenza perchè, forse, non ha avuto finora il coraggio di affrontarlo direttamente, come ha già fatto con altri. Madella ha sempre parlato e dipinto molto: io direi che il suo è un fertilissimo discorso in cui non è facile scindere ciò che l’artista dice da ciò che fa. Intendiamoci bene, non è il suo un discorso facile, è un discorso sempre colto e mai inutile. Madella è Informatissimo, deve aver studiato parecchio, possiede un'aggiornata biblioteca, qualificata; parla della sua pittura e dei suoi « perchè » con la stessa foga che troviamo nei suoi quadri. L'aggressività è il motivo dominante del suo discorso; quando parla sembra aggredire chi ascolta, non sta mai fermo, mi par di vederlo dipingere con veemenza e cercar quelle forme per un discorso non facile, come son sempre i suol, ma Incisivo tanto che non si può ignorare, magari per negarlo. Si agita quasi a recitare la sua parte, quella che sulla tela è espressa in forme e colori; si agita come se avesse un avversario da aggredire, un interlocutore che deve esser costretto al colloquio, anche se non pare convinto. Si comporta come se possedesse il vero e sentisse l’impegno morale di affermarlo agli altri. lo devo confessare che quasi sempre, in passato, di fronte a Gianni ed alla sua opera poco ero convinto nel momento in cui questa mi veniva da lui esibita, anche se successivamente mi è sembrata, meditandola, sempre più convincente. Oggi questo mio atteggiamento non è mutato Anche ora come allora, nel suo nuovo studio di Milano, la sua opera non mi si è presentata facile, ma aggressiva e brutale nel suo modo perentorio di imporsi senza riguardi a chi guarda. Con questo discorso mi riferisco specialmente all’ultimo importante motivo che, mi pare, ha polarizzato in questi ultimi tempi l'attenzione del nostro pittore: si tratta del « trono ». E' una gran macchia nera che si dilata sulla tela, quasi ad occuparla tutta; così all’improvviso, si rimane stupiti, sembra una cosa informe che, però, imponendosi con la sua brutale presenza, prende, poco per volta, forma quasi ad agglomerarsi attorno al motivo che vuol esprimere, ci si accorge allora che non è una semplice macchia, non è un puro e semplice nero che si imponga per la sua massiccia presenza, si notano modulazioni (vedi la lontana lezione di Rokto) 38 GIANNI MADELLA - « Trono n. 4 » - olio su tela - 1969 (cm. 130x170) ■ ' ;; , v: . - * Ir ***. ' '* . ■■ ' ' - 39