leggere che fanno vibrare la superficie, appaiono scritture che sembran affiorare da lontani tempi e si moltiplicano, per lo spettatore attento, gli elementi per un discorso. Anche ora, come ho già detto, la presenza di Gianni è indispensabile, non tanto per l’esatta interpretazione dell'opera che, a chi è preparato, parla da sè e più o meno lentamente si apre a colui che vuol leggerla, quanto per completarla. Gianni di fronte alla sua opera vive una vita più intensa e parla di sè e dei suoi Maestri, del suo lavoro con irruenza, con apparente confusione, 0 meglio, con un ordine istitutivo che ubbidisce nel discorso ad un impulso, perciò più vivo, anche se sembra disorganico neH’accavallarsi dei motivi. La semplice trascrizione del discorso non renderebbe, credo, l’impressione di vita che ho sentito nelle due ore passate, con lui, gesticolante, nel suo studio di fronte alle ultime due opere: il « trono » e una tela che l’artista sta ora portando a termine. Si chiama « trono » la macchia coagulata sulla tela di fronte alla quale Madella ha parlato per quasi due ore, anche se il discorso solo di sfuggita toccava il motivo oggettivo espresso dalla macchia. Il discorso però mi ha fatto sentire l'itinerario artistico che ha consentito, alla non facile poetica dell'amico, di esprimersi con la straordinaria efficacia propria delle sue opere. E' inoltre interessante notare come un'opera, così moderna ed attuale, sia tanto ancorata al passato: la mentalità e l'opera di Madella son sempre pervase di profondi motivi storici attraverso i quali bisogna passare, se si vuol raggiungere il pieno possesso del suo discorso e penetrarne a fondo la complessa tematica. Riguardo la seconda tela, su una superficie bianca si staglia una quinta nera, non ancora modellata (la pittura non è terminata); un paio di motivi più colorati completano lo spazio: il tutto è disposto con sapiente precisione, facendo prevedere un interessante risultato. Confesso che son curioso di vedere terminata quest’opera nel suo studio la prossima volta che passo da Milano. Non è imoro-babile che le motivazioni di questo quadro (e di altri già terminati) risalgano addirittura a Giotto o all'Angelico. Da qualche tempo a questa parte, però, una componente culturale nuova pare avere il soppravvento su altre e cioè quella che fa capo a Glacometti, tendendo, al di là dello spazio statico tradizionale, verso uno spazio più vivo, direi problematico. Qua il discorso di Madella si al larga e va, direi, oltre il fatto pittorico: la viva problematica implica un’iniziativa libera nella ricorca e nel risultato, che la statica concezione tradizionale offriva a chi cercava come verità già risolta, una realtà già compiuta che bisogna cercare e trovare. In Madella il risultato della ricerca non è un trovare puro e semplice, bensì un costruire continuo e a questa posizione, dice Madella, è giunto specialmente attraverso l'opera di Glacometti. Ho capito questa posizione non facile, dell'amico osservando una serie di disegni in cui la penetrazione psicologica dell’opera ha portato a risultati che, ritengo, convenga a Madella render noti in una rassegna che, allestita con sufficiente larghezza, potrebbe render più agevole la comprensione di un'opera come la sua, che non si può dire indulga alla facile volgarizzazione dei motivi preposti; siamo decisamente di fronte ad un discorso che, pur non rifiutando a priori la sua diffusione, non la vuole a tutti 1 costi. La vuole, ma alle condizioni che lui, Gianni, impone: è un artista colto, in possesso di una lunga e faticata preparazione, vuol esser compreso e aiuta, ma non concede nulla che possa alterare la purezza del suo discorso. Son cose difficili le sue da raggiungere, ma la loro comprensione ci dà il fascino di una personalità la cui poetica è ancora ben lungi dall’aver raggiunto la sua pienezza espressiva. Questo mio narrare l'itinerario artistico dell'amico non vorrei che ingenerasse un equivoco in chi legge, alterando l’esatta percezione dell’originalità della sua personalità: questo mio emunerare potrebbe far pensare ad un assimilatore, ad un eclettico di qualità, che trova ricchezza di motivi nello studio attento ed assiduo, motivi esibiti nello svolgersi dell’opera; ma nel complesso povero, di limitata capacità creativa Nulla di tutto ciò si può dire di Madella: vedendo le sue opere, anche quelle legate ai modelli culturali proposti, noi non pensiamo ad altri che a lui ed anche se, attraverso il segno, si risale al motivo ispiratore, la lezione è sempre completamente assimilata In un’opera che, una volta completata, è, per me, veramente originale. LUIGI FRACCALINI 40 PRESENTATO AGLI SPORTIVI MANTOVANI IL PROGETTO DEL PALAZZETTO DELLO SPORT In una pubblica riunione, svoltasi presso la sede municipale il 15 aprile 1969, I Amministrazione Comunale ha presentato il Palazzetto dello Sport che verrà costruito, su progetto degli ingg. Toso, Isola e Oliani, dal Comune di Mantova con il concorso del CONI e deM'Amministrazione Provinciale. L'opera verrà a costare 200 milioni. (segue) 41