Se hai perso l’indirizzo della poesia vieni a cercarlo a S. Lazzaro di Ceresara, l’antica cascina gonzaghesca dagli spazi a largo respiro. Lì, la poesia ci sta da Padreterno, in una pianura sostanziosa, coi pascoli che a primavera hanno l’aroma delle viole, l’oro del sole nei ranuncoli e in cima, come tetto, le fronde dei frutteti. Uno spreco di fiori e di profumi. E un’operosità silenziosa che lascia le ali al pensiero. Niente di strano che in un terreno come questo risorgesse una delle più gentili tradizioni paesane che la « civiltà dei motori » aveva soffocato nella fretta e nel rumore : « il ballo sull’aia ». Sul « seles », nel dialetto locale. Torna indietro di soli cinquant’anni, quando ai traguardi la gente arrivava con passo tranquillo, e trovi le nostre sagre che, come casalinghi rendez-vous paesani, non erano che il piacere di rifare insieme le chiacchiere della cordialità e i quattro salti di prammatica a chiusura della festa. Si ballava sugli spiazzi davanti alle case, dove i coloni essicavano il grano, poi, nelle soste, si merendava nelle capezzagne con le uova sode, l’allegria come condimento principe, e alla fine ti portavi via un bagaglio di serenità che durava sino alla sagra seguente. Così per tutto l’estate. La fisarmonica del suonatore ufficiale « Giuachì » propinava tanghi, mazurche, valzer e polke per il gusto d’ognuno, dosando ed alternando con sapienza le musiche dal ritmo veloce a quelle dai toni tranquilli e un po’ sentimentali. Alla sera qualche lucerna a petrolio faceva da discreta illuminazione alle coppie danzanti. Al resto, a sfumare le penombre amiche, pensavano la luna e le stelle, che frangiavano d’argento anche la mobilità delle foglie degli alberi attorno, e tutto pareva una bella favola perpetuata di motivi che il tempo mai avrebbe alienato. 1 Carasi di S. Lazzaro da tre anni la riportano fedelmente alla ribalta, aderenti alla tradizione, la signorilità e il buon gusto nei ritocchi obbligati e l’ospitalità dilatata oltre i confini consueti. Da tre anni, per la loro generosa intercessione, il « ballo sull’aia » è tornato d’attualità con l’etichetta di « Seles Party ». La fiaba ha ritrovato le ali. * * * Venerdì scorso la curiosità ci ha spinto ad assistere ai preparativi. Sabato si era alla terza edizione dell’ormai arcinoto convegno danzante. I ragazzi stanno piantando i paletti di sostegno per le funi in giro all’aia. 32 Dalle parti di Piubega insiste dall’alto un sordo brontolio e dall’altra parte, verso il Monte Baldo, un enorme cirro bianco ha l’aria di dirigere le operazioni « maltempo », sussiegoso, che non ci vedi la bacchetta di comando, ma i lampi li ha organizzati da artista. Un quadro « fauve », colonna sonora in più. « Stai a vedere che domani sera piove! ». « Ma no, porca miseria... Non ci può mica fare un dispetto così ». Il dialogo dei ragazzi non interrompe i lavori; è chiaro che la fiducia che tutto si concluda per meglio ha partita vinta sulla nevrosi del tempo e sui suoi malumori. Si distribuiscono a corona del « ring » bandierine e lampadine a colori vari, sui fili ondeggiano i palloncini ad altezze disparate. I Carasi dirigono le operazioni, cercano di mettere d’accordo l’estetica con la praticità. Il palco per l’orchestra sta davanti alle splendide arcate del rustico. II tuono ha assunto il tono smorzato dello spettatore che sta seguendo con interesse l’attività-S. Lazzaro; il Baldo da lontano continua invece i suoi fuochi d’artificio. Uno dei ragazzi ripete meccanicamente il leif-motiv di partenza: « Non ci può mica fare il dispetto di piovere sulla nostra festa... » e guarda in sù, sapendo che « qualcuno » raccoglierà il suo desiderio. Infatti... la cronaca del 3° « Seles Party » è l’esauriente e splendente conferma del desiderio esaudito. Dice : « In alto, un filo di luna nel cielo blu pieno di stelle d un luminoso disegno al fosforo in una nitida trasparenza di veli palpitanti, sospeso sull’ampio cortile di un’antica cascina estiva dei Gonzaga. In basso, le note di un’orchestra e una folla di gente giovane nel ritmo delle danze. Attorno, sui bordi della pista, i tavoli per le soste alterne e, quasi a sfiorare la testa dei convitati, un semovente serto multicolore di palloncini inquieti nella sensibilità dell'aria, le luci discrete a rilevare eleganze e bellezze, e la contenuta allegria di un « ritrovarsi » ormai tradizionale. Così l’altra sera a S. Lazzaro di Ceresara, per il III « Ballo sull’aia », che se non lo conosci non ne puoi immaginare il fascino. Il tutto nel cuore di una campagna che pare fatta apposta da un regista di classe per dar rilievo al brio della festa, il silenzio e il verde come valori di contrasto alle musiche, alle conversazioni e al carosello di tinte dei vestiti femminili. « Il Ballo » ideato, voluto e sostenuto dai sigg. Carasi, è a inviti, ma si dilata per concatenate amicizie. I promotori, a S. Lazzaro da generazioni e lungimiranti padroni di casa, dilatano in proporzione, 33