CRONA CHE CONSI LIARI In apertura delia seduta dell’11 luglio 1969 il Consigliere Avvocato Alberto Ruberti, comunicando la propria adesione al Partito Socialista Unitario, ha fatto la seguente dichiarazione: « E' comprensibile che le opposizioni di sinistra prendano spunto dalla scissione socialista per chiedere, in seno a questo Consiglio Comunale, lo scioglimento del centro-sinistra e per proporre una nuova alleanza politica che li comprenda al governo del Comune. Se la politica ha una logica (ma purtroppo spesso non ne ha affatto), l'azione condotta negli ultimi tempi dalla nuova maggioranza del P.S.I., autorizza i Comunisti ad avanzare proposte di collaborazione a tutti I livelli. Questa è proprio la ragione di fondo della scissione socialista e questa è la ragione di fondo per la quale ho abbandonato il P.S.I. per aderire al nuovo Partito Socialista Unitario. Già da qualche tempo la linea politica del P.S.I. non era più univoca e chiara sul problema dei rapporti con i comunisti, la cosiddetta anima « massimalista » sembrava risorgere e prevalere neH’ambito di questo partito, per cui, da un lato stavano le dichiarazioni ufficiali di non collaborazione, dall’altro tutta una serie di atti, di comportamenti, che smentivano quelle dichiarazioni. 2 Da qui la confusione in cui il P.S.I. è caduto, l’incertezza della sua politica, la contraddittorietà del suo comportamento. Da ultimo: il voto di sfiducia dato dal Comitato Centrale del Partito al documento presentato da Nenni, documento che altro non era se non la riproposizione della Carta deH’Unificazione. Clamorosa smentita ad una politica che da anni il P.S.I. andava perseguendo e sulla cui base era stata possibile la Unificazione del 1966. Se dunque al vertice del Partito si poneva in minoranza la linea politica che aveva consentito la Unificazione, veniva evidentemente meno il presupposto dell’unione dei due partiti socialisti: da qui la scissione, la cui causa deve ricercarsi soprattutto nei due modi diversi di intendere i rapporti col comuniSmo. Per quanto mi riguarda, ho sempre ritenuto che il comuniSmo non sia il sistema politico che possa realizzare quegli scopi di civiltà, progresso e giustizia sociale che esso propugna, al contrario, ritengo che esso costituirebbe, specie operando nelle nostre civiltà « occidentali », una vera iattura per l’uomo e per il cittadino, sia sotto il profilo politico, sia sotto il profilo economico, sia sotto il profilo umano. La storia di ieri e di oggi ce lo ha insegnato e ce lo insegna con brutale evidenza. Sembra davvero incredibile che, con gli esempi che abbiamo sotto gli occhi, si continui a vagheggiare, in modo del tutto irrazionale, un comuniSmo diverso. ■ all’italiana », un comuniSmo che si ponga al di fuori e contro il comuniSmo sovietico e nel contempo ad esso si mantenga strettamente legato. E mentre i nostri comunisti si perdono in bizantinismi per dimostrare la diversità nell’uguaglianza, il torchio della pressione sovietica continua a premere su tutta l’Europa orientale. Ebbene, per quanto mi riguarda, non posso aderire a formule politiche che comprendono nel proprio seno il partito comunista, almeno fino a quando esso non si sia profondamente e radicalmente riformato. Nè posso ammettere che su un problema di tanta gravità, si assumano posizioni indecise e confuse. I cittadini hanno diritto di pretendere dai partiti estrema chiarezza sulla linea politica che intendono perseguire. Un partito, al contrario, come l’attuale P.S.I., che si presenta all'opinione pubblica Incerto e contraddittorio sul problema del rifiuto dell'alleanza coi comunisti, non può pretendere appoggio e sostegno da parte dei socialdemocratici che, da sempre, hanno fatto della democrazia e della libertà I cardini della loro politica. Per questo, quale socialdemocratico, con molta amarezza e sconforto ho dato le dimissioni dai Partito Socialista Italiano. Considero questa scissione uno sciagurato avvenimento per tutti i Socialisti Italiani, un passo indietro nella lotta per la realizzazione di una società autenticamente libera e socialista. Non posso sapere quali e quante probabilità di successo abbiano le profferte dell’estrema sinistra al P.S.I. e a certa parte della D.C., per la creazione di una nuova maggioranza nel Paese e nel Comune di Mantova; comunque, nei limiti delle mie competenze, mi batterò affinchè un disegno di tal genere non abbia a realizzarsi. Ho creduto e credo tuttora nella unificazione socialista: era la strada giusta per i socialisti italiani; un certo processo storico si era messo in moto, sia pure faticosamente, sia pure con notevoli difficoltà, sia pure a dispetto della incomprensione di molti; bisognava continuare su quella strada. L’attuale maggioranza del P.S.I. l'ha invece abbandonata; ritengo che dovrà scontare il gravissimo errore commesso. Mi auguro comunque di tutto cuore che, al più presto, (anche se ciò mi sembra, nel momento attuale, poco probabile) i socialisti italiani ritrovino la via dell’unità sullo stesso terreno di lotta e sotto le stesse bandiere, mi auguro che al più presto, si possano cancellare gli effetti di questa scissione e riprendere tutti insieme il cammino tracciato dall'Unificazione del 1966. Per conseguire questo scopo si è costituito il nuovo Partito Socialista Unitario e per questa ragione io ad esso ho dato la mia adesione ». 3