zionata fedeltà alla formula e alla politica di centro-sinistra o, peggio, con tendenze al recupero a destra dopo la scissione socialdemocratica. L’avvocato Ruberti è ritornato tra la socialdemocrazia! Vi è ritornato perchè — sono le sue testuali parole — « con questo partito (il PSU) si vuole segnare con maggiore sicurezza il confine anti-comunista, garanzia che il PSI, unificato, non dava più ». Ciò che non ha detto, invece, è che neH'anticomunismo socialdemocratico si intreccia, come sempre, e si giustifica la politica della classe dirigente italiana e deM’imperialismo americano per condannare alla soggezione le classi lavoratrici e le grandi masse popolari. Ma i socialdemocratici non hanno avuto paura di un ritorno al fronte popolare, che tuttavia conserva il suo valore rivoluzionario per essere stata la prima storica risposta al fascismo trionfante e, dopo il fascismo, la risposta alle esigenze di un profondo rinnovamento democratico e socialista della società italiana. Essi hanno temuto che lo scontro di classe nel nostro Paese volgesse, come sta volgendo, a favore della classe operaia, a favore degli sfruttati. Ecco perchè, data la nuova situazione politica creatasi con la scissione nel PSI, un chiarimento era necessario e tale chiarimento non lo volevate fare sul terreno della collocazione dei vostri partiti nella malridotta alleanza di centro-sinistra, questo chiarimento era necessario farlo sul modo con cui intendete affrontare e risolvere i problemi reali della collettività mantovana. Al contrario, e per questo il nostro giudizio politico è severo, con questo bilancio e con la relazione che lo accompagna vi siete collocati di fronte a quei problemi, facendo ancora una volta professione di fedeltà alla astratta piattaforma programmatica che avete elaborato nel 1964. Nel 1962, antesignani in Italia, PSI-PSDI e DC diedero vita alla costituzione del centro sinistra a Mantova in nome di una realtà politica, economica e sociale nel cui contesto Mantova avrebbe trovato l'agognato riscatto. Di fronte a tanta premessa oggi vi rifiutate di fare ogni accenno alla crisi politica generale nella quale sono stati costretti gli Enti Locali, quindi anche il nostro. In breve, quali sono gli effetti di questa crisi? 1) Lo svuotamento progressivo delle funzioni degli Enti Locali, funzioni che, con evidente intenzione accentatrlci ed autoritarie, sono state demandate ad Enti Funzionali, vale a dire: funzionali al sistemai Il caso più clamoroso è quello dell 'edilizia popolare che sottratta all'Intervento diretto del Comuni, esplicatosi con successo negli anni del dopoguerra e della ricostruzione, è stata appunto assegnata ad Enti Funzionali: INA-Casa - GESCAL, ecc. Il risultato di questa operazione è evidente: è fallito l'Intervento pubblico in questo settore decisivo, avendo rappresentato solo l’8 per cento dell'attività dell’intero settore. 2) L’inaridimento progressivo delle finanze comunali e provinciali. All’accentramento sullo Stato delle funzioni degli Enti locali ha corrisposto un pari accentramento del prelievo fiscale. 3) Il potere repressivo esercitato dai Prefetti e dagli organi del controllo statale sull'azione e sulle scelte dei Comuni ed i cui effetti sono molti noti anche in questo Consiglio. Era dunque necessario che la Giunta facesse conoscere al Consiglio, quindi alla cittadinanza, qual è il contributo che essa intende dare per uscire da questa crisi. Diciamo questo perchè dalla maggioranza governativa ci sono venute tre significative proposte: La prima, quella di Piccoli, secondo il quale bisogna spoliticizzare le amministrazioni locali per farle diventare organi burocratici decentrati del potere statale. La seconda, un disegno di legge (con principale ispiratore, guarda caso, quel Matteo Matteotti che a suo tempo mise in moto il centro-sinistra locale e che oggi fa parte del manipolo del Monte di Pietà) per abolire la necessità della maggioranza qualificata per l'approvazione dei bilanci. La terza: una proposta di legge dei dorotei per la elezione diretta del Sindaco 28 e per rafforzare il potere dell'esecutivo nei confronti della rappresentanza elettiva. Come si vede, tre proposte che deviano dalla realtà dei problemi contro cui si scontrano gli Enti Locali e che muovono in direzione opposta a quella reclamata nel Paese dai movimenti di massa. Nella stessa relazione si tace della istituzione delle regioni; che sono oggi uno dei più importanti obiettivi per uscire dalla crisi delle autonomie locali; nel senso che la lotta per questa autonomia, per conquistare adesso più spazio e più potere agli Enti Locali, rende esplicito il valore della istituzione immediata delle regioni a statuto ordinario, in quanto punto chiave della riforma democratica dello Stato. Fatta questa premessa di ordine generale, necessaria se si vuole discutere seriamente delle vicende politico amministrative mantovane e dello stesso bilancio comunale, veniamo alle proposte che la Giunta ci sottopone. Il bilancio di previsione 1969 chiude cinque anni di gestione del centro-sinistra e consente già ora di fare il bilancio consuntivo di questa stessa gestione, in relazione a quelli che erano i problemi reali della città, agli impegni che il centro-sinistra si era assunto in ordine a tali problemi e alla realtà quale essa si presenta. Un primo dato di fatto emerge incontestabile: Mantova ha perso la sua battaglia per affrancarsi dalla condizione di disagio economico e sociale nel quale è stata cacciata! Mantova però ha perso questa battaglia perchè la DC locale non l’ha voluta e gli uomini politici del centro-sinistra, che hanno avuto in questi anni la direzione della cosa pubblica, questa battaglia non hanno potuto o saputo condurla. Cinque anni fa le esigenze primarie della nostra città potevano cosi riassumersi: 1) Maggiori possibilità per una sicura occupazione; 2) Aumento reale del reddito Individuale; 3) Migliore condizioni di civiltà. Come si fosse posto il centro-sinistra di ironte a questa realtà ci aiutano a ricordarlo i suoi documenti fondamentali: l'accordo programmatico del 1964 e le linee del plano quadriennale del 1966. In quei documenti si affermava: 1) L'impegno alla realizzazione e al consolidamento della politica di program mazione economica, senza la quale il centro-sinistra sarebbe stato svuotato del suo contenuto e della sua carica di rinnovamento; 2) l'Impegno a battersi per la programmazione, la legge urbanistica, l'attuazione delle regioni, la riforma della finanza locale, della pubblica amministrazione, lo statuto dei diritti dei lavoratori per dare stabilità, sicurezza e contenuto sociale alla nostra democrazia; 3) l'impegno perchè le finalità del piano significassero l'aumento reale del benessere, cioè un grado di maggior civiltà, attraverso il soddisfacimento delle esigenze primarie; 4) l’impegno ad esaltare la funzione di guida del Comune capoluogo. Quanti di questi impegni sono stati mantenuti e quali soluzioni ha dato la Giunta di centro-sinistra ai problemi di 5 anni fa? L’OCCUPAZIONE L'occupazione non solo non è aumentata, ma non è stata nemmeno garantita a coloro che l'avevano! Da qualche anno, nella provincia, la media mensile dei disoccupati ufficiai mente iscritti nelle liste di collocamento si è attestata sulle 4-5 mila unità, vale a dire: la disoccupazione rappresenta a Mantova, tasso quanto mai elevato, il 10 per cento del potenziale di forza lavoro disponibile. Al marzo 1969 il salario medio mensile per un metalmeccanico specializzato è di 80 mila lire, di 82 mila per un lavoratore del settore chimico, gruppo A, e di 75 mila per un lavoratore specializzato nel settore confezioni in serie. 29