A Mantova non è stato ancora risolto, per molte famiglie, il problema del primo salario. Due fatti confermano questo nostro giudizio: 1) Nel 1968, per la prima volta dal dopoguerra, la città è diminuita di 122 abitanti. Il fenomeno assume una maggiore rilevanza se si considera che i mantovani andati altrove sono stati 270. Il saldo attivo dei nati rispetto ai morti, 148 unità, ha ridotto l’entità del calo. Proprio questo ridotto saldo attivo dei nati sui morti pone il grosso problema della bassa natività in città, principalmente dovuto all’accentuato processo di invecchiamento della sua popolazione. Nel plano quadriennale della Giunta erano previsti, al 31-12-1968, 67.623 abitanti, mentre a questa data eravamo soltanto 66.089: 1.534 in meno. Quella previsione era stata fatta considerando la percentuale di Incremento mediamente registrata in città negli ultimi 5 anni ed era pertanto più che realistica. Il non averla rispettata è segno inequivocabile che Mantova è andata indietro. 2) Dal 1960 (9 anni) se ne sono andati da Mantova 18.899 mantovani: dal 1964 (5 anni) 10.776. Ciò vuol dire che nei soli ultimi cinque anni 1/6 del lessuto sociale della città si è modificato, confermando l’insicurezza della condizione socioeconomica della città e la sua posizione di « tappa Intermedia » del lavoratóre nella sua difficile ricerca di una più adeguata sistemazione. La Giunta invita a non drammatizzare la situazione: ma qui non si tratta di sdrammatizzare, qui si tratta di dire come sta la realtà delle cose e qual è l’avve- nire riservato alla nostra città e alla nostra provincia se, ad esempio, dovessero passare le previsioni del Plano Territoriale Lombardo. Il Piano Territoriale Lombardo prevede quattro ipotesi di sviluppo insediativo. L'ipotesi più ottimistica, che ha del fantapolitico e che proprio per questo siamo certi non si realizzerà, prevede che la provincia di Mantova, divisa in 5 aree di studio e con l’apporto di 6 Comuni del bresciano e 5 del cremonese, dovrebbe salire nel 1981 a 715.950 abitanti. Il comprensorio di Mantova dovrebbe arrivare a 330.000 abitanti. Crediamo che II « cretinismo politico-amministrativo » di questa ipotesi si commenti da sei L'ipotesi più negativa, quella che gli estensori hanno chiamato • neutrale ». prevede che Mantova, sempre con gli altri 11 Comuni, scenda a 364.200 abitanti e sempre nel 1981. Abbiamo fatto I conti, estraendo gli 11 Comuni del bresciano e del cremonese, ed emerge che, qualora si verificasse questa Ipotesi « neutrale », la provincia di Mantova, perderà il 24 per cento della sua popolazione. Questa ipotesi, così detta « neutrale », altro non è che la previsione che le linee di sviluppo Insediativo in Lombardia procedano secondo le tendenze sino ad oggi manifestatesi e che continueranno se non si manifesterà una opposizione in grado di capovolgerle. Abbiamo detto che il mancato riscatto di Mantova dalle sue condizioni di arretratezza economica e sociale è dovuto a profonde cause politiche, prima fra tutte il mancato superamento della crisi della agricoltura e la mancata attuazione di una diversa politica degli investimenti. Esso è tuttavia largamente Imputabile anche alla assenza di iniziativa politica degli attuali amministratori, per cui non sono state nemmeno realizzate quelle infrastrutture che potevano concretamente contribuire ad un miglioramento della situazione: zona industriale comprensorl&le - zona annoraria - zona artigianale -canale navigabile - porto commerciale. AUMENTO REALE DEL REDDITO INDIVIDUALE , . '. • ■ » -, 3 ,, Per dimostrare come questo aumento non ci sia stato, basta una cifra: negli ultimi 4 anni il costo generale della vita a Mantova è aumentato del 17,5 per cento. Non c’è bisogno di ricordare che di tanto non sono sicuramente aumentati paghe e salari e non è un caso che nella relazione della Giunta non se ne faccia cenno. 30 Per contribuire all’aumento reale del reddito individuale l'Amministrazione Comunale aveva a disposizione, oltre alla creazione di nuove occasioni di lavoro, altri due settori importanti di intervento: la politica per la casa e le imposte di consumo. Nel piano quadriennale era stata prevista la costruzione, per Iniziativa di Enti Pubblici, di 600 nuovi alloggi. Dopo quattro anni siamo a soli 94. Ci avviciniamo al decennio di scadenza del piano della 167 per l'edilizia economica e popolare predisposto nel 1962 dal centro sinistra, e di questo piano è stato solamente realizzato il 6 per cento. I cento milioni messi oggi in bilancio dalla Giunta per la costruzione di alloggi popolari sono soltanto una sparata demagogica ed elettoralistica. Assente per anni anche dall'imprimere un indirizzo ordinato allo sviluppo edilizio urbano, la Giunta ha scoperto nel 1969 che la richiesta di Case Popolari deriva « da cittadini che sopportano affitti da una certa rilevanza! ». Nel frattempo i mantovani che hanno avuto bisogno di una casa moderna, civile ed igienica hanno dovuto rivolgersi al mercato della speculazione privata, vedendosi così sottratto per il solo affitto il 30-40 per cento del loro salarlo. Per quanto riguarda le imposte di consumo dobbiamo solo ricordare che la Giunta insiste ormai da quattro anni ad applicare le supercontribuzioni anche su generi di primario consumo quali sono l'energia elettrica e il gas. MIGLIORI CONDIZIONI DI CIVILTÀ' Nel mancato soddisfacimento di queste esigenze le responsabilità della Giunta di centro sinistra sono clamorose. Quali erano i punti qualificanti dell'impegno del centro-sinistra? 1) Risanamento delle abitazioni: incapace di porre in atto il censimento, più volte promesso, delle vecchie abitazioni e incapace di predisporre una politica per la casa la Giunta mette al suo attivo, dal 1965, 50 interventi di modeste agevolazioni pei altrettanto modesti risanamenti nelle vecchie abitazioni. Restano I tuguri dei quartieri popolari di S. Leonardo, le abitazioni stalle del Fondo Rocchevine, ecc. 2) Smaltimento delle acque luride con la realizzazione della rete di fogna ture In città. Il discorso da farsi sarebbe lungo, cl limitiamo a ricordare che per tre anni la Giunta ha respinto le nostre proposte di mettere a bilancio I milioni necessari alla progettazione. Oggi questa ostinazione la paghiamo trovandoci ancora nella prima fase del progetto e In presenza di una perseverante e assurda indipendenza da quella che sarà la sorte dei nostri laghi. Dopo anni di dibattito siamo ancora una volta costretti a registrare che i due problemi, laghi e fognature, la cui soluzione fu riconosciuta interdipendente, procedono ognuno per la sua strada, ignorandosene le soluzioni. 3) Risanamento dei laghi: dire che « la situazione dei laghi va migliorando », oltre che pura invenzione di chi tale problema ha disatteso in tutti questi anni, ci pare offensivo Ell’intelligenza dei mantovani. Basta rileggere la dottissima relazione, tenuta dal compianto dott. Scempio non più tardi di tre mesi fa, per rendersi conto che la situazione dei laghi non è affatto mutata. Se il fatto che essa possa non essere peggiorata (ma è da dimostrarsi ed a noi risulta esattamente il contrario!) tranquillizza la Giunta ciò non tranquillizza nè noi, nè la cittadinanza. La realtà è che la maggioranza, trascurando il primo dei suoi doveri, ha assunto il ruolo di freno alle spinte legittime della città, che rivendicavano dallo Stato la soluzione di una situazione non più sopportabile. A testimonianza della colpevole Inconcludenza della Giunta su questo problema ricordiamo due sue frasi che potremmo definire « storiche »: — pag. 30 — 2° capoverso delle linee del piano quadriennale: « Il nostro atteggiamento dovrà essere di totale severità ed intransigenza anche per non mettere In pericolo la stessa salute pubblica dei 65 mila abitanti ». — pag. 16 — 3° capoverso della relazione al Bilancio 1968: « Dopo un periodo 31