L'ultimo problema del quale vogliamo parlare è quello del Comprensorio. In questa direzione siamo in ritardo di 5 anni e quello che oggi ci propone la Giunta è solo un discorso efficientistico e di razionalizzazione; non a caso la Giunta sostiene che « cardine di tutto il problema è il miglioramento dei servizi e il contenimento della spesa ». Significativo è poi il fatto che lo stesso Piano Territoriale Lombardo non assegni alcun ruolo agli Enti Locali ed ai Comprensori da essi promosso, ma sostenga che « il decentramento insediativo potrà essere conseguito solo se verrà attuata la Istituzione di Enti Funzionali », vale a dire di nuovi organi burocratici del potere esecutivo statale che già in partenza hanno compito di svuotare di potere e di significato la costituenda Regione. Quale strumento di attuazione del decentramento insediativo, con tutti i problemi di ordine economico e sociale ad esso legato, il Comprensorio tende a collocarsi, In prospettiva, come sola organizzazione territoriale intermedia tra le regioni e i Comuni. Non un discorso efficientistico dunque, ma un discorso di lotta sui problemi reali della zona interessata. AH'interno di questa lotta noi proponiamo anche l’uso razionale delle risorse dei vari Comuni, ma prima di tutto poniamo l'istituzione del Comprensorio come nuova e superiore organizzazione del potere locale, che si muova dai problemi generali per scendere a quelli particolari. Nel quadro di questa azione per il Comprensorio noi individuiamo tre obiettivi: 1) industrializzazione per frenare l’esodo della popolazione; 2) valorizzazione socio-economica del territorio; 3) umanizzazione del territorio stesso. Per concludere, signori Consiglieri, vogliamo affermare che solo da una radi cale critica alla esperienza del centro-sinistra a Mantova, così come noi facciamo, si può rispondere alle esigenze della collettività. Una critica nè gratuita nè fine a se stessa, la nostra. In essa è implicita, anche a prescindere dalle proposte concrete che noi abbiamo sempre avanzato, la strada da seguire per superare gli schemi dei quali la maggioranza è stata pri- gioniera e insieme genitrice. Chi della maggioranza rifiuta questo Impegno che proponiamo, magari tacclan docl per coloro che sarebbero aprioristicamente oppositori, o non comprende la lezione dei fatti o è in mala fede. Per noi le soluzioni cl sono ove si intenda che è a sinistra che bisogna andare. Prof. ACHILLE FINZI - P. S. I. U. P. « La discussione del bilancio è il momento e l'occasione per un inquadramento politico generale dei problemi della nostra comunità nel contesto dei problemi, delle tensioni che si manifestano In tutto il Paese. C’è Innanzitutto da sfatare lo schema, che per interesse viene da più parti proposto (Piccoli), di differenziazione tra l'impegno delle forze politiche nazionali e quelle a livello locale. Al Parlamento si farebbe la politica, in Comune si deve fare dell’Amministrazione. In Consiglio Comunale, invece, come al Parlamento, si propongono e si fanno delle scelte. E proporre a scegliere una via piuttosto che un'altra significa favorire uno sbocco invece che un'altro, una categoria invece che un’altra, una classe Invece che un’altra. Su due grandi temi, crisi sociale e politica della società italiana e ruolo e funzione del Comune nel contesto della organizzazione democratica della società, credo sia inderogabile discutere e chiedere una verifica alla Giunta. 34 La grave crisi dell’Ente Locale non è solo crisi della formula di gestione e finanziaria, è una crisi di struttura. Il Comune così come è venuto a trovarsi nel sistema, fa acqua, non regge più, soffocato dai debiti (il nostro Comune ha un passivo di 1.227.000.000!) irretito nelle pastoie dell’autorità tutoria, ostacolato dalla prefettura, depauperato del potere dagli enti tecnocratici governativi che gli sono stati creati attorno, per non farlo muovere. Per risolvere ciò il Centro Sinistra ci propose: Il Comune accetti di essere incasellato nella logica dello sviluppo neo-capitalista, non recalcitri più e la salute ritornerà. Conseguentemente le varie riforme che sono state avanzate obbedivano a questa logica paternalistica e sostanzialmente autoritaria, come ad esempio l’ultima, la riforma finanziaria. Si trattava in sostanza non di tener conto delle esigenze e delle aspirazioni reali delle popolazioni, ma di assecondare lo schema di sviluppo capitalistico in atto nel Paese, sviluppo fondato sulle concentrazioni della produzione, sull'abbandono caotico e drammatico delle campagne, sul « consumismo disumanizzato », sullo svuotamento e la crisi di città e Intere zone: di ciò esempio tipico è Mantova. Ora proprio perchè tale è il male, proprio perchè precisati ne sono gli autori, proprio perchè le grandi masse lavoratrici sono arrivate a comprendere che la crisi dell'Ente Locale, come la crisi della scuola, ecc. sono collegate alle scelte del sistema, è esplosa In un modo virulento la crisi del PSI e del centro-sinistra. Democrazia voleva che le Istituzioni sorte dalla Resistenza con l'avvento della Repubblica, fossero strumenti di pronunciamento delle masse, per renderle pro-tagoniste delle scelte dello sviluppo economico e sociale, della trasformazione del Paese. E’ avvenuto invece che le istituzioni sono state create, ma protagoniste delle scelte di fondo non sono state le masse, ma la logica del neocapitalismo. Ne è scaturito un regime rappresentativo svuotato. Il potere reale intanto, fuori dalle istituzioni, fuori dai Consigli Comunali, fuori persino dal Parlamento, ha compiuto e imposto le sue scelte. Le scelte di fondo sulle quali si è trasformata la nostra società sono state assunte non nel consessi elettivi, ma come già detto, nei consigli di amministrazione dei grandi complessi monopolistici, con sedi addirittura fuori dal nostro Paese. E’ così che milioni di lavoratori con le loro famiglie hanno dovuto abbandonare la loro terra per emigrare, seguendo la logica delle iniziative degli Investimenti privati, senza che I consessi elettivi di base abbiano potuto neppure pronunciarsi. E’ cosi che Mantova, e non solo la sua provincia ma anche le stessa città subisca un decremento demografico, un lento processo di degradazione economica e culturale, senza che nè Consiglio Comunale nè Consiglio Provinciale abbiano potuto far valere le loro ragioni. I consessi elettivi di base hanno tutt'al più potuto prendere in considerazione a posteriori, le conseguenze di tali decisioni, conseguenze naturalmente tutte a scapito della collettività. Ebbene questo stato di cose, la logica che lo determina, è ormai intollerabile. Lo avverte la classe operaia che è alla testa del movimento di contestazione e che rivendica più potere decisionale. Lo avvertono gli studenti, i contadini, gli intellettuali e le masse in genere che vogliono più democrazia, quella reale. Di qui nasce la contestazione a tutti i livelli che punta alla affermazione di una nuova società. Di qui l'importanza che riveste, per la realizzazione di questo obiettivo, l'Ente Locale come sede, una delle sedi, di affermazione del potere delle masse. Di qui nasce di certo anche la crisi del Centro-Sinistra, la scissione del PSI. Il PSI avrebbe dovuto servire in questi anni come strumento di integrazione dei lavoratori nel sistema. Il PSI è oggi in crisi perchè le masse si sono messe in movimento ed hanno smascherato palesemente questo tentativo, e perchè i partiti della sinistra hanno resistito alla pressione e alla offensiva del capitalismo. Questa crisi del PSI non è superabile col tempo, perchè nasce a monte della sua sconfitta. Nasce dalla collocazione di questo partito, rispetto, non solo alle