espresso dal crudele Ostilio che si fustiga col garofano). L’operazione intrapresa dai « Dieci » (nessuna implicazione con la... Serenissima) non è troppo cattiva, tutto sommato, e non è diretta verso qualcuno in particolare, comunque i personaggi dell’opera, ne escono abbastanza malconci, con il loro gestire pesante, la dizione imprecisa, le inflessioni dialettali, l'ampollosità della parola e la goffaggine degli atteggiamenti. I cantanti di allora - dice Giovanni Moretti attore, qui in veste di introduttore dello spettacolo - non avevano educazione letteraria, anzi non parlavano neppure l’italiano, ecco perchè qui, in sede di caricatura, dicono tanto scorrettamente. Ai molti riferimenti per intenditori che il pubblico non avrà mancato di cogliere, si affianca la greve e beffarda allusione alla recitazione affettata di attori « invecchiati » e chiaramente individuabili, mentre lo strimpellare del flauto, del fagotto e del violino (su musiche gradevoli di Sandro Gindro) ben evidenzia la voluta omissione delle tonanze strumentali alla cui sonorità i cantanti sogliono abbandonarsi, lien impostato scenicamente e coreograficamente, « Adramiteño » è stato recitato con appassionato fervore dai bravissimi attori « delle Dieci », che hanno offerto una prova assai positiva delle proprie capacità e della propria preparazione e serietà professionale; poiché sono « un Gruppo » in gruppo ci sembra giusto ricordarli tutti accomunandoli nella lode: Franco Alpestre, Gigi Angelillo, Anna Bo-nasso, Walter Cassoni, Luciano Donalisio, Elena Magoja, Giovanni Moretti, Franco Vaccoro, auspicando il loro ritorno nella nostra città ... GABRIELLA PANIZZA 52 IL TELEFONO di Gian Carlo Menotti Allievi del Conservatorio di Milano dal « Resto del Carlino » del 10 luglio 1969 >.. Preceduta da una pregevole e chiara introduzione di Alfredo Mandelli, critico musicale del settimancde « Oggi », l'opera buffa « Il telefono » si è snodata con scioltezza all’insegna di una comicità lieve e delicata. Opera per raffinati, l’ha definita Mandelli, e tale ci è apparsa, un delizioso scherzo musicale, per dirla con alcuni critici, perfettamente riuscita, un’opera « pasti-che », in cui possiamo ritrovare tutta una tradizione musicale passata e presente, rivissuta secondo uno spirito eclettico che non si può non riconoscere a Menotti. Disinvolti ed impegnati gli interpreti Christiane Payne e Giuseppe Scalco che hanno dato risalto al linguaggio semplice e familiare del testo con il brio di una vocalità ricca di svolazzi e vocalismo vecchio stile, di cui Menotti si compiace di adornare le sue composizioni. Ai giovanissimi e già valenti pianisti Danilo Lorenzini e Luciano Bianco il compito di completare uno spettacolo che portava la firma di Ettore Campo-galliani, regista e maestro dei due cantanti e che si avvaleva della collaborazione di Aldo Si-gnoretti, tecnico della scenografia. .. FIORENZA BONAMENTI 53