Un commento conclusivo agli spettacoli di Palazzo D'Arco Dalla « Gazzetta di Mantova » del 15 luglio 1969 ... È stata certo salutata con favore l’iniziativa del Comune di Mantova di organizzare una serie di spettacoli estivi nella bella sede di Palazzo d’Arco e con altrettanto favore l’abbiamo seguita. Ora che l’eco degli spettacoli si è spenta vorremmo trarre alcune considerazioni che ci sembrano d’obbligo onde mantenere e stimolare un’iniziativa che, al di là delle cifre nude e crude, apre uno spiraglio molto importante nella vita culturale mantovana. innanzitutto si debbono elogiare gli organizzatori per aver saputo dosare con equilibrio la serie degli spettacoli Dopo un « Adramiteno » decisamente bello, non solo nel suo assunto teatrale, ma anche nella realizzazione intelligente e spiritosa da parte del « Teatro dei Dieci » diretto da Massimo Scaglione, si è passati alla rappresentazione di una breve opera buffa di Giancarlo Menotti, « Il Telefono ». In questo caso ha giocato un ruolo leggermente negativo la eccessiva brevità dello spartito la cui durata di venticinque minuti ha solo stuzzicato gli appetiti dei buongustai della lirica. Naturalmente in questo fatto ha giocato una certa qual inesperienza poiché la serata, di per sè bella ed interessante, a-vrebbe raggiunto un risultato davvero positivo se accanto all’espressione del melodramma moderno, fosse stato rappresentato uno dei gioielli dell’opera da camera settecentesca. La parentesi musicale si è conclusa con l’esibizione della Corale di Ferrara, intitolata alla memoria del più grande maestro di cori che l'Italia abbia avuto: Vittore Veneziani. Un’arco di spettacoli completo quindi, in grado di fornire un certo ricambio di pubblico, a seconda dei gusti e della sensibilità di questo. Dobbiamo aggiungere che nel quadro dell’iniziativa predisposta dal Comune si è inserita, con quello stupendo successo dì pubblico che tutti sappiamo, l’Accademia Filodrammatica « Campogalliani » che, per l’occasione, ha inaugurato la sua sede stabile resa finalmente agibile per ogni tipo di rappresentazione. Ancora una volta la gloriosa filodrammatica si 56 è dimostrata elemento validissimo nella vita culturale mantovana al di fuori di ogni astiosa e puerile polemica. Il riassunto della breve stagione teatrale non ci deve distogliere però da quelli che sono gli obbiettivi di fondo di una sana politica culturale come quella che sta alla base della funzione dell’Ente pubblico. È per la risoluzione di questi problemi, dai quali dipende l’organicità delle realizzazioni nel futuro, che guardiamo con grande ottimismo all’entrata in funzione dell’Ente Manifestazioni Mantovane oramai avviato ad assumere la leadership della vita culturale mantovana. Innanzitutto non dovremo più avvertire il carattere settoriale delle iniziative. L'indipendenza finanziaria dell’Ente consentirà inol- tre una programmazione predisposta per tempo ed una conseguente politica di reclamizza-zione presso i pubblici interessati. L’Ente Manifestazioni Mantovane godrà quindi di una libertà di manovra nuova rispetto a quanto è avvenuto sinora, ma soprattutto dovrà rappresentare la somma delle aspirazioni della città onde sottrarla a quell’isolamento in cui è vissuta sino ad oggi. Di buon auspicio ci sono sembrate le affermazioni fatte dal Sindaco dott. Grigato in sede di lettura della relazione di Giunta al Bilancio di Previsione attualmente in corso di discussione in Consiglio Comunale. Ci aspettiamo solo che vengano tradotte in atto confidando, soprattutto, sull’illuminato apporto corale di tutte le forze vive della città. UMBERTO BONAFINI 57