venzione che non ha conosciuto nè il dubbio, nè il compromesso. In ogni riga l’affetto, la comprensione, e l’ala prestigiosa del dono geniale. In una sua definizione dell’« autore » Olga Visentini ha riassunto, al Congresso di Bologna del ’56, il suo credo di scrittrice: « L’autore, questo sconosciuto, questo pellegrino d’amore, quando scrive si sente o bimbo, o fanciullo, o adolescente, solo ad un Olga Visentini gradino più su per quel che viene dall’esperienza, da volontà di ascesa, da sentire dentro, come grazia trasfigurante, il sinite parvulos. A volte gli scrittori vengono messi in imbarazzo da un’assurda interrogazione: ” Perchè scrive per ragazzi? ”, ed essi danno la sola risposta possibile: ” Non lo so Infatti è come chiedere al pesco perchè si infiori, ai bimbi perchè sorridono. Ogni artista vero scrive come ” detta dentro ”, per la grazia che batte alla porta del cuore, che dona gioia e dolore ». Ha commosso i congressisti (era il II Convegno Nazionale degli scrittori per l’infanzia e la gioventù), ha accolto gli applausi con quel suo sorriso un po’ triste che era il ritratto della sua mode- 26 stia, è tornata a casa a scrivere. Ad aggiungere altri anelli alla lunga, ispirata catena dei suoi volumi. Era gentilmente schiava alla «. droga della penna », anche se l’insegnamento le impegnava le giornate, anche quando la fatica della scuola minacciava spesso la sua resistenza fisica. Da fuori, oltre i confini, arrivavano le richieste delle sue opere, in parallelo con quelle delle Case editrici nazionali. « Sì » a tutti. Il lucro ignorato, vivo ed esaltante solo il bisogno di comunicare coi suoi giovanissimi lettori e con gli altri che ormai ne ingrossavano le fila. Fiabe, romanzi candidi, eroi della nostra storia, in un eclettico mazzo di splendidi fiori dalla vita incontaminata, per il piacere spirituale di chi avrebbe letto e, per sè, per liberare la propria fantasia e il suo spontaneo amore dall’enorme carico che premeva cervello e cuore. Così sono nati i suoi 120 libri, fino allo spezzarsi della catena, alle soglie del ’61. Nel maggio di quell’anno Olga Visentini abbandonò la terra per entrare nell’alone immaginifico che aveva scortato il suo spirito, al di là degli umani rapporti. Suzzara le ha intestato una scuola, Mantova una biblioteca in un Istituto Magistrale, Cerea, a suo nome, ha istituito un biennale premio letterario. Sono brani ufficiali d’un giusto riconoscimento dei suoi valori. Ma, oltre questo, c’è il sincero riconoscimento dei suoi lettori, ci sono milioni di creature che la ricordano unanimemente, con ammirazione ed amicizia, in Italia e fuori. RINA ZANINI 27