Onorevoli Consiglieri, redigere un bilancio di previsione e presentarlo al Consiglio, oltre i limiti del proprio mandato, è cosa per lo meno scomoda, per la Giunta Municipale. Lo stesso Piano Quadriennale che avevamo discusso e assunto come modello non andava oltre il 1969. Il 1970 doveva appartenere ad una nuova Amministrazione, con un suo disegno, con una sua previsione. E tuttavia la Giunta non si sente disimpegnata e porta alla discussione del Consiglio un bilancio di previsione che da una parte costituisce extrapolazione del vecchio piano, e dall'altra cerca di tener conto di fattori nuovi che maturano a Mantova come in tutto il Paese. Diciamo subito che il 1970 segna un netto scadimento delle autonomie locali. La stessa Associazione Nazionale dei Comuni Italiani denuncia che le proprie funzioni e le proprie incidenze nel Paese, sul Governo, sono sempre minori. L’attesa delle riforme che avrebbero potuto e potrebbero, se non rimettere taumaturgicamente in equilibrio gli Enti Locali (le loro entrate con le loro esigenze), quanto meno mettere in moto una tendenza ben precisa a quel fine, finisce col fiaccare le varie energie e le varie volontà. Rivendichiamo queste riforme, quella della Finanza locale soprattutto, e della stessa legge comunale e provinciale. La lunga attesa ha posto ormai in gioco l’autonomia stessa dell’Ente Locale minandone le fondamenta. La stessa A.N.C.I. regionale non è stata istituita in Lombardia, come nella maggior parte delle Regioni italiane. Il Bilancio nostro tuttavia prevede un aumento nella voce « contributi A.N.C.I. », da destinare a tal fine. Gli Organi Tutori, sia detto per l'ennesima volta, si dimostrano non sempre al livelli di un compito tanto delicato, In carenza, si, di una legislazione moderna, ma incapaci spesso di avvertire, in chiave squisitamente democratica, I fermenti insopprimibili della società che si evolve. La stessa programmazione economica regionale, senza le Regioni, viene interpretata da più parti come una mera esercitazione, una specie di preparazione alla programmazione vera e propria, mancando quell'anello, le Regioni, che costituisce l'inizio di un decentramento di poteri. È un anno di transizione che ci capita addosso. Lo usino i cittadini, i Partiti, oltre agli Amministratori, come mediazione e come preparazione al nuovo mandato. Due fattori balzano agli occhi come strumenti da valutare per l’organizzazione dell’assetto territoriale e per le scelte politiche della pubblica spesa. Come tali essi interessano il Comune. Uno di ordine superiore al Comune: « Il Comprensorio ». Giuridicamente esso si delinea come una forma di associazionismo dei Comuni che può risolvere da una parte problemi di assetto vero e proprio territoriale su una misura di superficie non castigata dai confini storici, e problemi di programmazione economica, costituendo un ponte fra Co- 4 muni e Provincia, fra Comuni e Regione. Dall'altra i comprensori possono essere il tavolo di discussione per la convenienza, attraverso i Consorzi, all’erogazione di servizi pubblici essenziali migliori e più economici: derogazione dell’acqua, del gas, della nettezza urbana, della stessa medicina scolastica, per finire, al limite, all'organizzazione degli uffici anagrafici, possono trovare nella dimensione comprensoriale un punto di miglior organizzazione e di economia. A giorni in questa stessa Sala parleremo con gli altri Sindaci delle reali possibilità di servizi essenziali su dimensione comprensoriale. L’altro fattore, di ordine inferiore al Comune, che pure ci interessa, è il Quartiere, che si organizza, che costituisce il suo comitato, con una autentica sensibilizzazione politica, e chiede di essere sentito, di incidere a livello di potere decisionale, sulle scelte, sui servizi arretrati che il Comune deve erogare. I Comitati di Quartiere sono nati spontaneamente ed autonomamente. Ma nulla vieta che in futuro essi possano essere meglio organizzati e meglio distribuiti, e che possano divenire strumenti di complemento della vita amministrativa. Questo risveglio di sensibilizzazione e la imminenza della costituzione delle Regioni sono indubbiamente due fattori positivi per gli Amministratori del prossimo mandato e per il Piano che certamente vorranno formulare. LE CIFRE DEL BILANCIO Il Bilancio che la Giunta Vi propone prevede un mutuo a pareggio di 1.450.000.000. Rispetto al Bilancio dello scorso anno, approvato dal Consiglio, si prevede un maggior deficit di 232.700.000. Va ricordato che nel '69 l’Organo Tutorio ha concesso un mutuo a pareggio, di 812.000.000, sui 1.227 approvati dal Consiglio comunale. La proposta quindi della Giunta, è da considerarsi da una parte precisa espressione politica, ma tuttavia la componente di una dialettica (a volte autentica polemica) che il Comune è poi costretto ad aprire e ad affrontare con gli Organi Tutori. È un deficit considerevole, e nello stesso tempo, è una risposta a quanti ci incolpano, in una visione pessimistica, di una città che decade. L’elenco dei debiti che abbiamo contratto e che stiamo ammortizzando è chiaro; ognuno ha la sua pezza giustificativa. Sono le scuole, gli asili, le strade, le strutture dei servizi essenziali messe in piedi dall’inizio del dopoguerra ad oggi, in 25 anni in cui varie Amministrazioni si sono succedute. Per effetto della legge 12 dicembre 1969 n. 954 che reca provvidenze in materia di finanza locale è previsto un incremento di partecipazione dell’I.G.E. (nella misura prudenziale di 40 milioni) che compensa la definitiva eliminazione del contributo per l’imposta di consumo sul vino. Det- 5