La zona industriale c’è e in essa alcuni terreni sono da tempo stati acquistati dal Comune, a disposizione delle industrie per nuovi insediamenti. In questi ultimi tempi non è che lo sviluppo sia stato sostanzioso pur presentando la zona dei servizi essenziali, quale il canale navigabile che la lambisce e i cui lavori termineranno a breve scadenza, la vicinanza del casello dell'autostrada del Brennero e la possibilità del raccordo ferroviario se qualche nuovo insediamento lo richiedesse. Dobbiamo tuttavia ricordare la convenzione Corneliani approvata dal Consiglio Comunale che ci pone al riparo da eventuali recessioni e che si presenta invece con possibilità di notevole sviluppo. I termini di convenzione sono iniziati e ci troviamo ora alla fase della progettazione. La zona industriale tuttavia ha bisogno di una revisione in senso com-prensoriale onde arrivare ad una zona industriale non del capoluogo ma del comprensorio, con tutte le inerenti strutture, onde facilitare quell'offerta occupazionale che costituisce il nocciolo della nostra programmazione economica. IL PERSONALE Per quanto riguarda il personale, la Giunta ha continuato e continua la politica di sistemazione degli avventizi in ruolo onde dare tranquillità e sicurezza economica al maggior numero di persone che lavorano nei servizi comunali. La nostra piena adesione all'accordo A.N.C.I. - Sindacati è stata ribadita recentemente in Consiglio Comunale. Ma al di là di ogni posizione formale, è al lavoro da circa due mesi la Commissione paritetica che il Consiglio ha nominato e sta svolgendo un serio lavoro soprattutto per portare quelle proposte di riequilibrio interno che costituiscono elemento di necessaria giustizia. Con una pianta organica bloccata da anni, con compiti e servizi che si dilatano al di là della stretta interpretazione di legge ma per un naturale sviluppo della vita sociale, la sperequazione di certe retribuzioni in relazione ai compiti, si evidenziano sempre di più. Non entriamo a menzionare categorie in questa sede, proprio per evitare carenze e ingiustizie, quando alla giustizia vogliamo tendere. In questa sede invece ci sia permesso di ringraziare tutti i funzionari e dipendenti comunali che, dai gradi più alti a quelli più umili, nella stragrande maggioranza sono stati nostri assidui collaboratori della nostra diuturna fatica di questo mandato. LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA Se il futuro di Mantova è legato al suo Piano Regolatore e ad un 28 disegno urbanistico comprensoriale, esso è tuttavia ancor più legato al Piano di assetto territoriale della Lombardia. Alla vigilia delle elezioni regionali possiamo dire con serenità che la bozza di assetto presentata non soddisfa i mantovani. Diverse accentuazioni abbiamo già sentito, e sentiremo in questa sede, dai vari gruppi politici, ma una cosa è certa: in ogni discorso c’è un minimo denominatore che ci accomuna. La previsione della Lombardia, così come ci è stata proposta, ripetiamo, non ci soddisfa. Riteniamo insufficienti le linee di controtendenza che dovrebbero arrestare l’avanzata della megalopoli, che dovrebbero decentrare e peri-fericizzare lo sviluppo economico con i relativi insediamenti. La ferrea logica del triangolo industriale non ci pare sia sufficiente-mente intaccata da prevedere un avvenire più roseo per le sacche lombarde di sottosviluppo del tipo del Mantovano. La carenza della funzione di « cerniera » del mantovano con l’Emilia e col Veneto è addirittura macroscopica. I confini della regione intesi rigidamente come un taglio netto, risultano una vera e propria mutilazione nelle previsioni dei futuri rapporti di sviluppo del mantovano. Lo stesso problema occupazionale che è lo scopo ultimo del Piano, il nocciolo della questione, non ci lascia assolutamente garantiti dal continuo spopolamento del mantovano, spopolamento che anche se non interessa direttamente il capoluogo, investendo ampie zone della provincia, prepara per il capoluogo una situazione asfittica in tutti i settori. Ci chiediamo come potrebbero crearsi condizioni migliori, anche modestamente migliori per il capoluogo, per il suo interland, per il suo comprensorio, con un ulteriore crollo socio-economico dell'Ostigliese, del Sermidese da una parte, e dall’Asolano dall’altra. Già Mantova oggi vive un difficile equilibrio di rapporti capoluogo-provincia. Nel dibattito svoltosi recentemente alla Saletta Oberdan in occasione della riunione a Mantova del C.R.P.E. già sono emerse linee di possibile sviluppo, alternative a quelle proposteci, verticali ed orizzontali che traspaiono e scaturiscono da una visione della dimensione padana, in cui si può inquadrare una Lombardia più equilibrata. Tale visione costituisce per noi la vera alternativa ad una Lombardia che tende sostanzialmente a chiudersi come un'ostrica attorno a Milano per poi fare di Milano una megalopoli europea e delle zone periferiche come il mantovano, ancora una volta, una squallida periferia. In questo quadro vanno collocate, secondo un loro giusto peso le strutture e infrastrutture, in un equilibrio di causa e di efffetto, che possono aiutare il mantovano a risollevarsi in una diversa alternativa da quella propostaci. Non è che noi affidiamo il futuro di Mantova alla Brennero o alla Transpadana. Ma nella misura in cui esse vengono avanti come una realtà esse rappresenteranno validi elementi di una diversa tendenza di sviluppo, di un reale sforzo di decentramento, di una distribuzione più accettabile della stessa distribuzione della popolazione sul terreno. 29