NEL CENTENARIO DELLA NASCITA Ricordo di Costantino Canneti cittadino esemplare Nel 1959, all’età di ottantanove anni, cessava la sua laboriosa esistenza terrena il Gr. Uff. Comm. Costantino Canneti, Segretario Capo della Procura di Mantova sino al 1932, membro e poi primo segretario dell’Accademia Virgiliana, Commissario Prefettizio della Basilica di S. Andrea, fondatore e Presidente di Società di Mutua Assistenza, redattore artistico della Gazzetta di Mantova e corrispondente di vari fogli milanesi, membro corrispondente dell’Istituto Araldico Italiano, Consigliere Comunale dal 1909 per quasi vent’anni, candidato al Parlamento nel 1913 per il partito Liberale, Segretario e poi Presidente dell’Opera Pia Asili Valenti-Gonzaga, Presidente del Consiglio Ospedaliero prima e durante la costruzione del nuovo Ospedale, Presidente di un Comitato Mantovano della Croce Rossa nel ’19, Presidente del Comitato per l’erezione della Campana in memoria dei Caduti al Tempio di S. Sebastiano, Presidente della Società del Gabinetto di Lettura, Presidente della Dante Alighieri, Revisore dei conti, 36 Sindaco o Presidente di non so ancora quante altre Associazioni, Organismi pubblici o assistenziali. Costantino Canneti fu evidentemente, come appare da questa semplice elencazione di titoli e di cariche, una figura straordinaria che riempì del suo lavoro e della sua assidua partecipazione alla vita cittadina le cronache che vanno dagli inizi del secolo sino a pochi anni fa. Ed è perciò quanto mai doveroso tracciarne sulla rivista del Comune di Mantova un ritratto e, assieme, un affettuoso ricordo. Per questo compito a me demandato, e per le notizie ad esso inerenti mi sono recato nella casa di via Acerbi, dove trascorre una vecchiaia serena la moglie, insieme alle figlie Enrica e Maria, custodi solerti e testimoni preziose dell’opera patema. A me, cronista improvvisato e assai poco avvezzo a tali incarichi, doppiamente preziose. Sono accolto nella luce discreta dell’appartamento al primo piano, con le imposte socchiuse verso l’asfalto della strada quasi ad aiutare i mobili, i quadri e i ricordi di un arredo discretamente « evocatore » a preservare dall’oggi l’immagine del tempo paterno. E tra la vivace presenza della emblematica Signora Rosina e di una altrettanto emblematica bestiolina domestica, un piccolo simpatico cagnolino sgusciante da ogni dove (tanto che adesso mi sorge il dubbio che fossero due, un cane e un gatto) mi vengono mostrate fotografie, lettere, documenti, giornali, pro-memoria con una tale ricchezza di notizie da lasciare stupefatto me, ignaro portapenne, ma da fare sicuramente la gioia di una intera squadra di agguerriti ricercatori d’archivio. Perchè, come certamente è apparso chiaro a chi mi ha letto sino a questo punto, Costantino Canneti ha toccato con la sua enorme mole di attività, si può dire tutti i campi d’interesse che può offrire lo studio e la disanima di un certo periodo della nostra società; in particolare, incominciando egli ad espletare i molteplici suoi incarichi verso la fine del secolo per emergere pienamente con tenacia e fervido intelletto nella vita pubblica del primo scorcio del ’900, del periodo della cosidetta Italietta giolittiana. E qui il curioso e incauto cronista, sollecitato dalle carte, dai nomi e dalle date ribaltate così davanti ai propri occhi, nonché dalla vanità di qualche vago ricordo di letture occasionali, avrebbe infatti voluto ricollegarsi a quella che poteva essere la situazione dell’Italia in un epoca che i nostri padri hanno tramandato come « bella », mentre bella non era, per la disoccupazione, l’emigrazione massiccia, la censura, la repressione, la persecuzione dei movimenti socialisti e anarchici. Questa Italia, che sembrava tanto sciantosa con la sua falsa leggenda di piaceri proibiti, ma che invece, tra le polemiche novecentiste contro la