metrica fluente dell’Orboveggente, stava tuffandosi ignara nell'immane conflitto. Quest’Italia, dico, molto più reale e più vera, nella sua crisi di mancate riforme e di fragile unità nazionale, mi veniva ricordata da questi documenti di vita provinciale. Ma il pensiero della scarsa dimestichezza di cose storiche mi ha distolto subito dal costruire suggestivi, quanto inevitabili schematismi, che sarebbero oltretutto risultati contradditori se riferiti ad una personalità di così spiccato umanitarismo e onesta dirittura morale, quale è descritto dai fatti, dai documenti e dalle testimonianze Costantino Canneti. Mi riallaccio quindi strettamente alle opere e mi chiedo allora come abbia potuto un uomo solo, in genere non aiutato nei suoi compiti specifici, compiere una mole di lavoro così enorme. E ancora più, se si considera che egli non trascurava la lettura di libri e giornali e dedicava tempo agli incontri con gli amici, al teatro, alla caccia, alla bicicletta! Certo, dice la figlia, signorina Enrica, lavorava anche di notte e la famiglia, pur non trascurata nella dedizione e negli affetti, non ha mai fatto pesare sull’uomo, così socialmente impegnato, un certo disordine negli orari, un continuo andirivieni di gente che bussava alla porta per chiedere di essere aiutata nelle sue necessità e nei suoi problemi. Si può dire che non vi sia stata a Mantova, dalle fine dell’800 e nella prima metà del secolo, iniziativa di carattere sociale od opera di assistenza cui egli non abbia dato il contributo del suo profondo e valido aiuto e della sua disinteressata attività. Era questo il frutto del suo senso di giustizia e comprensione umana. Non sarà inopportuno ricordare inoltre che, anche dopo aver aperto uno studio legale che gli fruttò lavoro, clienti e un certo guadagno, il Comm. Canneti, conducendo sempre una vita personale e familiare modesta, invece di arricchire, vendette parte delle proprietà della moglie. Nè sarà inutile precisare, a titolo di una condotta di perseverante e continuata fedeltà a validi principi morali, come fra tanti impegni volontaristici assunti, opponesse certi rifiuti a inviti della Federazione Fascista per collaborare in comitati o manifestazioni di pretta marca propagandistica del regime. Ricordare oggi all’opinione pubblica, ed in particolare ai giovani, la vita di un galantuomo che ha usato la propria intelligenza a solo scopo di bene, fatto per quanto possibile in silenzio, che tenendo in bassa stima il denaro e le ricchezze come tali, non le ha mai poste a fine della propria attività, che sentendo la gioia del lavoro, ha donato a Città e Provincia opere che si possono considerare a tutti gli effetti « positive » e durature, il ricordarlo non è un favore che si fa a qualcuno, ma un debito da pagare 38 ad una coscienza onesta e ad una società che ne è stata significante testimone. Costantino Canneti nacque l’il aprile 1870 da un patriotta chiarissimo di antica nobile famiglia Bresciana, Enrico, il quale partecipò alle 10 giornate di Brescia e fu condannato al capestro dall’Austria con Tito Speri e altri gloriosi congiurati. Salvatosi fuggendo all’estero, rientrò in Piemonte e prese parte alle guerre del Risorgimento. Dall’autorità imperiale gli vennero confiscati tutti i beni di famiglia. Enrico Canneti fu dichiarato benemerito della Patria. V. I.' ITALIA W. 1/ UNIONE V. PIO NONO COMANDO DI PIAZZA DELLA CITTA’ K PROVINCIA BRESCIANA * ¿a. >*-’ t'»