Il figlio Costantino onorò il retaggio paterno sin dal periodo degli studi, fatti con profitto, ma tralasciati prima della laurea per il mantenimento della famiglia. La lotta irredentista del padre si tramutò così idealmente con Costantino in una battaglia meno cruenta, ma non meno importante, di alto civismo e umanità. Entrando, come si è detto, giovanissimo nella carriera giudiziaria, fu ben presto Segretario Capo della Procura di Mantova. Dalla Commissione romana di scrutinio, su 6000 funzionari di cui era composto l’organico dei Cancellieri e Segretari giudiziari, fu « il solo » ad essere dichiarato di « meriti eccezionali ». Scrisse di lui Gaetano Morano, Accademico Latinista: «.... La sua attività pertanto era molteplice; e la sua cultura si estendeva in varii campi; dal campo letterario a quello giuridico ed a quello amministrativo. Egli non emergeva dunque soltanto fra i Cancellieri: ma sebbene non laureato, aveva saputo acquistarsi una vasta cultura in rami così diversi, che anche in chi fosse stato provvisto di laurea, sarebbe stata da considerare eccezionale. Nel diritto civile poi, e non soltanto in quello procedurale, egli era versatissimo, così che bene spesso avvocati anche di grido e talora anche dei Magistrati, ricorrevano a lui per ottenere pareri. Nè la sua cultura e la sua attività si limitavano ai campi comuni: egli poteva, all'occorrenza, mietere anche in campi specializzati. Ed ecco un caso. Un professionista ricorse a lui per avere un parere in una vertenza su un diritto di acque; materia del tutto fuori delle comuni e specialissima, tanto da essere sottratta al giudizio dei Tribunali ordinari ed assegnata alla competenza di un apposito « Tribunale delle Acque ». Ma egli non si scoraggiò: accettò l’incarico. Ricercò leggi, dottrina e giurisprudenza: ricordo ancora la mole e la legatura in rosso, di alcuni volumoni da lui consultati e rintracciati in Biblioteca: egli studiò non poco; ma emise poi il suo parere in iscritto, che ottenne esito favorevole. Qualsiasi questione in cui imbattesse, qualsiasi caso nuovo, — egli compulsando dottrina e giurisprudenza, nonché le leggi, e usando della sua illuminata intelligenza, lo sviscerava e lo risolveva; il più delle volte perchè pregato di dare il suo parere; ma altre volte anche per il suo stesso amore verso lo studio e per arricchire la sua cultura, riserbandone la soluzione per eventuali casi futuri. .... Un giudizio riassuntivo dell’uomo? E’ facile desumerlo dai fatti. 40 Intelligenza lucida ed elevata, penetrante l’intima essenza delle cose, talmente da precisarne con esattezza la natura. Aiutato poi da una prodigiosa memoria, dopo di averle studiate, riusciva ad impadronirsi delle materie più svariate, arricchendone il suo patrimonio culturale, così da divenire in tutte queste materie un sicuro competente. Animo nobile inoltre che si arrendeva ad ogni preghiera, preferendo di fare del bene anche a costo di sacrificio. L’universale popolarità pertanto che ” egli si acquistò ” a Mantova, è spontanea e ben meritata ». Quando, nel maggio 1927, il Procuratore del Re, Comm. G. B. Cavallini, persona eminentissima dell’ambiente giudiziario italiano, lasciò l’incarico di Mantova, così scrisse al Canneti : « Egregio Amico, pareva che la nostra diuturna consuetudine di vita, il quotidiano scambio del pensiero e dell’opera, questo continuo vederci, parlarci, intenderci non dovessero aver più fine; ossia alla fine non si pensava mai. Ma il giorno postremo invece è arrivato e io devo lasciare la mia fatica di tanti anni e mutare la vita d’opera in quella della quiete e dei ricordi. E tali ricordi saranno tanti, tanti e di avvenimenti e di persone, fra le quali, e le più care, vi sarà la sua, ottimo amico, che mi fu fido compagno e saggio consigliere nel lavoro e nelle dibattute vicende. Penso anzi che, se nel giudizio di chi sta sopra di noi il mio Ufficio godè nome e considerazioni di ordine e di solerzia, a ciò Ella abbia principalmente cooperato con la sua attività illuminata e sbrigativa e con la direzione autorevole della Segreteria. Questo appunto nel lasciare la carriera e l’Ufficio dovevo dirLe come giudizio che racchiude il pieno elogio per Lei e la mia cordiale riconoscenza. In altri campi della sua instancabile attività Ella riscuoterà lodi e ammirazione, ma in nessuno troverà il sentimento e l’affetto che superi il mio ». Nel disimpegno della carica gratuita di Commissario Prefettizio per l’amministrazione e i restauri della Basilica di S. Andrea spiegò un’attività intensa, riuscendo con sottoscrizione pubblica e con notevoli contributi ottenuti dallo Stato, da Enti pubblici e privati, ad apportare all’insigne monumento affidatogli così importanti restauri statici ed artistici da rendersene meritatamente riconoscente tutta l’opinione pubblica cittadina. Fu Commissario per un trentennio, fino all’abolizione della carica conseguente al concordato, lasciando inoltre, al termine dell’incarico, intatto il patrimonio della Basilica, del quale fece inoltre un dettagliatissimo inventario. Nel ’24, quale Presidente della Fabbriceria di S. Andrea, firmò la 41