di Mantova, e tale restò fino al 1937, anno in cui si ritirò in pensione. Nel 1940 iniziò la sua attività di incisore d’acquafòrte partecipando poi a tutte le maggiori mostre di arte, comprese la Biennale di Venezia e la quadriennale di Roma. Nel campo della poesia pubblicò: « La via lattea » (In collaborazione con Casorati. Verona, 1914); « La Cenere (Bologna, Cappelli, 1925) ; « Inno al cielo » (Verona, 1929) ; « Il giardino di Alice » (Verona, 47) ; « Riva del mondo » (Verona, 57). La « Gazzetta di Mantova » pubblicò una quarantina di elzeviri dello Z. sotto il titolo di « Garofani ». Modesto e schivo si presenta a noi oggi questo signore d'altri tempi, quasi uscito da uno di quei vecchi libri, che a lungo custodì e distribuì a noi studenti di tanto tempo fa. Me lo ricordo allora quasi come ora: è cambiato pochissimo, sembra sempre lo stesso, più lento, forse più meditato nel fare, ma sempre misurato sì che poco si avverte la diversità, è uomo di poche parole, quasi per timore di mettersi in mostra. Lo ricordo neM'altissima lunga sala della biblioteca comunale dominata dalla sua presenza, quasi in cattedra, gentile e fermo con noi studenti che, di fronte a lui, non fiatavamo anche se, ricordo, non l’ho mai sentito alzare la voce. Pur vigile, sembrava sempre assorto a prender appunti e, osservando giovani e vecchi, come da un podio guardava, distribuiva e soddisfaceva le varie curiosità e prendeva appunti. Ho visto recentemente a casa sua I foglietti di questi appunti: son svelti segni, pochi ma essenziali, piccoli ritratti appena accennati per fermare un ricordo, un gesto, un'espressione, un pensiero, un momento di vita. Costituiscono, oggi, questi foglietti, gelosamente custoditi dall'autore, una galleria di personaggi di un tempo, molti dei quali ormai scomparsi, ma ancora reali nella rievocazione del segno che l'artista ha fissato in un momento della loro vita. Zerbinati In questi piccoli lavori, appunti di un discorso che si veniva giornalmente svolgendo tra lui e I suoi lontani interlocutori, esprime una delicata sensibilità poetica raggiunta nella rapidità del segno, efficace strumento di penetrazione psicologica dei vari motivi che man mano gli si presentavano: sono frammenti, ma, visti nel loro assieme uno dopo l’altro, offrono una unità di ispirazione, che dà omogeneità all'opera dell’artista. il motivo poetico è stato affrontato contemporaneamente da Zerbinati anche in liriche che accompagnano, quasi completando o viceversa, i segni tracciati sulla carta. Si stabilisce così un'interdipendenza tra i due modi di esprimersi: c'è un comune fondamento psicologico ai piccoli ritratti e alle liriche, unione che si accentua quando il lavoro si allargherà come ricerca di nuovi motivi e tecniche. Zerbinati si tiene giustamente cari i suoi piccoli disegni e si propone un futuro lavoro di revisione e composizione, quasi a riprendere un discorso interrotto; io però parlerei più di continuazione che di futura ripresa. E’, comunque, chiaro che poche opere esprimono così perfettamente il carattere di un artista come Is serie di piccoli ritratti, essenziali nel loro spoglio segno. Credo che Zerbinati sia essenzialmente un autodidatta che ha scoperto, ad un certo momento, la straordinaria efficacia del segno e da allora si è appassionato a dar forma ai propri sentimenti, osservando e prendendo appunti ed è in questo processo di indagine di sè e dei mezzi espressivi, che il segno si affina allargandosi allo studio delle varie tecniche e di motivi diversi. In tal modo viene affrontata la tecnica incisoria nella sua ricca varietà espressiva (acquafòrte, puntasecca e acquatinta) che, con la diversità di motivi, permetterà all’artista un discorso sempre più libero d'esprimersi in immagini fantastiche, in cui il sogno usa liberamente la natura e gli oggetti che nel libero dispiegarsi nel segno, nel chiaro e nello scuro diventano 16 un linguaggio adatto a penetrare la pspicologia dell’autore, il quale sembra, col tempo rinchiudersi sempre più in un suo mondo raffinato e solitario, in cui si accentua il suo carattere schivo che trova in sè la pienezza di sentimenti di cui un uomo ha bisogno. Zerbinati, incisore, lavora ormai da più di trent'anni. Dopo i primi lavori (mi pare si possan datare dal 1938-40) in cui si avvertono esitazioni legate alla necessità di impadronirsi di una più ricca capacità espressiva, ma non facile, il discorso si svolge con stupenda coerenza in un linguaggio più ricco col tempo e l'esperienza. Il legame già notato tra il poeta (scrittore di liriche) e l'artista grafico (disegnatore ed incisore) aumenta con l’accentuarsi deM'elemento fantastico nella sua opera. Non sono in grado di esprimere pienamente una valutazione della sua opera letteraria, ma liriche come « Il giardino di Alice » e « Giovinetta ai confini del mondo » si possono veramente penetrare solo se noi le gustiamo assieme alle incisioni. Zerbinati appare, per questa ragione, il migliore illustratore di sè. Ecco perchè vorrei consigliare di pubblicare una scelta di liriche illustrate dalle sue incisioni: l'organicità del risultato (son sicuro di questo), dovrebbe darci una più precisa dimensione deM’autore. La vera unità tra l’espressione poetica e il segno, si raggiunge solo nella maturità dell’artista. Infatti c'è un evidente distacco tra la lirica eminentemente basata sulla propria esperienza spirituale, quasi un autobiografico rivivere in immagini poetiche i propri sentimenti e gli svelti ritratti giovanili. L’adeguazione si ha poco per Umberto Zerbinati - * La Cattedrale sommersa» acquafòrte e acquatinta -1954 - (rame di mm. 215 x 275).