'Vela a vespero di Umberto Zerbinati Ho incrociato sul mare una farfalla bianca. — Oh che ci vieni a fare, bianca farfalla sull’acqua? Glauco, ma non è timo. Rosa, ma non son rose. Garofani? ... Un rigoglio di spume al tramonto rossigno. Non ritrovi più i freschi orti ove in queste sere d’amoroso respiro più esala estenuate dolcezze il gelsomino, e nell'aria violante cullati astri di fuoco par l'oleandro e agli aromi suoi chiama allucinante? Non son là dove a rive d’oro la frangia d’alga biscia il mare e la tortora tra il nero pino è lunare fiore che parla? Dove il silenzio zeppo è di zete di stupiti bisbigli, ora che i primi grilli scarabillano nell’ombra; e sgombra la pace del cielo di nuvoli e di voli, a un richiamo che trilla sale un’immensa brace che perde una favilla? Oh, chi sa! Fiori cerchi tu più meravigliosi; più vasti continenti profumano forse i tuoi sogni. Ma qual'è, che ti sazi? Dove t’andrai a posare la luce declinando? Per quanto l’occhio spazi vede solo cielo, sul mare. E se spunterà : ... Quando? ... — La farfalla velina ora in basso ora in alto si buttava folle sul vento; tremolava sul vento. — E se giungerai : ... Viva? ... — Filava la sua via nel blu sempre più denso stanca un po’, ma gioiva, quell'alata follia. Poi fu solo sul mondo ombra ed immenso. (Da « Riva del mondo » Ed. Marmorine - Verona 1957)