ma soprattutto di incanalarle verso fini di armonico, equilibrato sviluppo collettivo. Quindi non aspettare che i bisogni divengano impellenti per affrontarne la soluzione, ma cercare di prevederli; non lasciare che le cose vadano da sè, ma creare le condizioni perchè vadano in modo da servire allo sviluppo delle condizioni di benessere di tutta la comunità; non lasciare le briglie completamente sul collo ad una iniziativa individuale che, per quanto lodevole ed utilissima, può assumere caratteristiche disordinate e controproducenti per gli stessi autori, ma definire una linea di sviluppo entro la quale indirizzare costantemente gli insostituibili valori della imprenditorialità, della genialità individuale, della spontaneità creativa. Tutto ciò non rappresenta, lo diciamo subito, una conversione a metodi di rigida pianificazione dei quali, dove applicati, conosciamo gli errori spesso colossali e talora tragici, anche perchè essi cozzerebbero contro due ostacoli imprescindibili: l'impossibilità per un Ente come il Comune di imporre alcunché di simile e, soprattutto, la radicata nostra convinzione che non è possibile giungere a risultati apprezzabili se non nel rispetto e nell'accoglimento — quando possibile — delle esigenze dei diretti interessati, cioè dei cittadini. E qui veniamo al punto: come fare in modo che le iniziative (quelle ovviamente di un certo peso) che il Comune intenderà assumere interpretino effettivamente e fedelmente le legittime attese e propensioni dei nostri Amministrati? Al tempo del Comune medioevale vigeva, come noto, la prassi dell'assemblea dei cittadini o, quanto meno, dei Capi-famiglia. Non intendiamo disquisire qui sulla effettiva democraticità del Comune medievale, comunque certo è che, anche volendolo, oggi ciò non sarebbe possibile. Tra l'altro non crediamo molto alla sostanziale democraticità delle assemblee plenarie in tempi come i nostri nei quali la specializzazione dei compiti e la complessità dei problemi rendono quanto mai problematica ed illusoria una effettiva presa di coscienza generale di ogni aspetto delle cose. Lasciamo queste convinzioni (o meglio queste illusioni) a chi, a torto o a ragione, in buona o cattiva fede, ne fa continuo oggetto di dottrina o di indottrinamento. E’ evidente pertanto che la strada da battere è un'altra e cioè quella delle rappresentanze. Riteniamo che i livelli da esplorare e da impegnare siano tre: quello politico; quello degli interessi di settore o di categoria; quello delle esigenze legate aM’ambiente ed al luogo di residenza. Il primo livello, quello politico, rappresenta la sintesi delle idealità sociali ed economiche della nostra cittadinanza. E’ evidente che questo costituisce l’aspetto più difficile e delicato di tutto il discorso perchè è logico ed inevitabile che scelte fondamentali e di prospettiva tendano a prefigurare una società avente determinate caratteristiche e pertanto sarà altrettanto logico ed inevitabile lo scontro tra concezioni radicalmente diverse. L’Amministrazione di Centro Sinistra non intende porsi come mediatrice di opposte tendenze: ha una sua linea originale di pensiero, essa pure sintesi di orientamenti diversi, linea che confronterà e verificherà con quella dei partiti di opposizione, cercando di far tesoro 4 di ogni positivo contributo ma senza perciò rinunciare ai principi informatori della sua politica. Praticamente questa consultazione a livello politico oltreché nella sua sede naturale — il Consiglio Comunale — si svolgerà nell’ambito della Commissione all’uopo costituita. E' questo un organo politico qualificato, rappresentativo di tutte le tendenze, costituito da persone che saranno poi chiamate a decidere in sede di deliberazione e tutto ciò spiega l’attenzione con cui l’Amministrazione intende avvalersi del lavoro della Commissione stessa. La Commissione Consultiva Consiliare, per le caratteristiche del suo lavoro dovrà tenere anche riunioni congiunte con le altre Commissioni al fine di armonizzare tutte le iniziative con le linee fondamentali del programma. Il secondo livello (non si tratta di una graduatoria di valore ma di una classificazione di comodo) è quello costituito dalle organizzazioni di categoria e di settore, rappresentative di ampi strati della popolazione o di attività di interesse comune che, per il fatto di rappresentare gli utenti e gli attori della vita nel Comune dovranno essere continua-mente consultate, individualmente o collegialmente in ordine ai problemi più significativi. Il terzo livello è costituito da quei Comitati di Quartiere ai quali occorrerà rivolgere la massima attenzione per la loro qualità di interpreti immediati delle esigenze locali sia in ordine alle condizioni di vita attuali delle popolazioni soprattutto periferiche, sia in ordine alle loro aspettative. Ma il discorso non può e non deve limitarsi alle componenti della società residente nel Comune di Mantova. Esistono una necessità ed una realtà che si espandono oltre i consueti limiti territoriali. La necessità è quella di interessare altri Comuni vicini a noi per collocazione geografica o per comunanza d’interessi: è ciò che si definisce comprensorio. Avremo occasione di tornare su questo tema e pertanto ci limitiamo per ora a dire che consideriamo il Comprensorio quella realtà sociale che costituisce la matrice politica di attività consortili e che a tale prospettiva dedicheremo II massimo della nostra attenzione. La realtà nuova invece è costituita dalla Regione, Ente programmatore per eccellenza che dovrà coordinare e riassumere le iniziative locali e che dovrà sostituirsi agli Organi di controllo sinora esistenti esercitando un controllo esclusivamente sulla rispondenza delle attività locali alle linee programmatiche regionali. Rimane, per chiudere, un ultimo risvolto del problema: quello tecnico. Riteniamo che ogni iniziativa, ogni idea, ogni programma vadano verificati, quanto più possibile con criteri scientifici, da parte dei tecnici che per le loro funzioni sono in grado di esprimere un parere qualificato e realistico e che in seguito dovranno collaborare alla gestione del piano. A tale proposito intendiamo mobilitare essenzialmente l’alta dirigenza del nostro Comune ma intendiamo pure chiedere, anche a fini di coordinamento e di reciproca informazione, la collaborazione e la consulenza degli organi tecnici di altri Enti quali, in primis, l'Amministrazione Provinciale e la Camera di Commercio, senza escludere contributi che dovessero o potessero venirci da organizzazioni di altro tipo. 5