MANTOVA DI NOTTE 300 ANNI ORSONO.... lo credo che ora vi siano molti, fra i giovani specialmente, i quali non sospettano nemmeno che, come si passa la notte adesso, nelle città, non lo siasi fatto in passato. E questo pregiudizio è naturale. Adesso abbiamo i lumi per tutta la notte, le vie della città messe in modo, che vi si può camminare anche alla cieca, e tante altre comodità, che non ci pare vero che non ci siano sempre state. Poi una grande quiete nei cittadini, una sicurezza pubblica invidiabile, mantenuta anche dalla continua presenza delle guardie di polizia. Ma chi conosce un po’ il passato sa bene che un tempo non era così. La città intanto era ben lontana dall’avere lo stato presente di viabilità. Vi erano contrade per le quali non vi si passava che d’estate, in altre soltanto di giorno, in altre in nessun tempo dellanno, e del giorno. Vi erano le gare tra quartiere e quartiere, le quali producevano frequenti risse sanguinose. Si quistionava per delle ragioni così futili, così da poco, e gli animi vi si accaloravano tanto da mettere a rumore tutta o parte della città. Ho udito spesso decantare le moralità dei tempi passati, perchè forse s'andava più spesso in chiesa di quello che non si fa adesso. Ma, buon Dio! la era una moralità che ora ci rafebbe drizzare i capelli. La notte era per lo più tempo delle strepitose avventure, le quali alla mattina, erano l’oggetto delle ricerche dei curiosi, dei commenti, di tutte le anime devote, per lo più nelle chiese. Cosa si raccontava? Primieramente: la brigata A si era incon- 20 trata con la brigata B, rivali nelle imprese notturne, spenti i lumi, hanno fatto alle schioppettate, e ne restarono morti e feriti tanti. Poi; il signor tale, postosi al canto duna via, uccise il tale suo nemico con una coltellata, od una schioppettata. Poi; fu derubata una bottega da orefice ed un’altra da fornaio. Poi: la casa del tale fu scalata dalle finestre del piano superiore; per furto? oibò! Vi dormiva una bella e giovane sposina, il marito della quale, si era fatto partire, per un affare immaginario per Revere, Gonzaga, Verona, e alla notte la casa fu presa d’assalto. Oh vivere delizioso! Sappiamo che cento anni sono, e non è molto, la città non aveva la pubblica illuminazione, ed ogni cittadino che voleva girare per la città doveva portarsi il lume. I signori avevano le torce portate dai servi; i borghesi, la lanterna portata dal cane barbone. Si doveva perciò mantenere il cane. Il popolo minuto, aveva un povero lumicino. Chi era trovato senza lume era portato in prigione, e vi stava parecchio. La cronaca mattutina quindi aveva le sue novelle anche per questa parte e si raccontava per esempio che un segretario del principe spintosi in mezzo della piazza S. Pietro, senza lume, onde « calare le brache », per dirla col Tassoni, sorpreso dalla ronda fu messo in prigione. Un signor Copini veduto, senza lume, sulla porta della sua casa, per fare acqua, colto dal bargello, fu imprigionato. Non si poteva fare nemmeno le occorrenze senza lume. Ma vi era dunque la ronda, che vegliava alla sicurezza pubblica? Doveva vegliare, ma faceva il contrario. I birri furono oggetto della particolare simpatia del nostro Merlin Cocai. Si chiamavano dal popolino zaffi. Egli ne dipinge il valore coi due versi: Est mos zafforum non assaltare piam quem (quem piam) Nè videant quod sit rudis, unus, inermis. Che in italiano significa: E' costume dei birri di non prendersela con alcuno se non è un povero uomo, solo ed inerme. Alla mattina adunque si raccontavano le loro prodezze, per esempio se vedevano, di lontano girar una persona con un piccolo lume, e quindi un uomo di poco conto. Mandavano uno di loro a spegnere il lume, poi tutti assieme assaltavano il disgraziato, lo legavano stretto, minacciandolo di forca. Ora se il malcapitato aveva denaro in tasca, lo dava ai birri, che lo lasciavano libero, promettendogli di non farne nulla. Che se poi da lontano udivano strimpellare una chitarra od un mandolino, allora era un altro paio di maniche; il coraggio scappava alla sbirraglia. Ed avvicinandosi vedevano, al lume di luna, luccicare i corsaletti d’oro o d'argento, lesti lesti, si toglievano di là, voltandosi spesso indietro, temendo di avere alle reni la lama dei serenanti. E non è vero che si stava bene? che si stava meglio? Potrei raccontare molti fatti, uno più nuovo dell’altro, ma quelli che ho accennati credo che bastino per delineare il quadro del vivere di una volta così diverso dal nostro e tanto, che, non lo si potrebbe nè immaginare nè credere. E ho toccato soltanto le gioie notturne; che se volessi notare poi le diurne si vedrebbe che di belle e di curiose ne accadevano anche alla luce del sole. ATTILIO PORTIOLI (1883) 21