Onorevoli Consiglieri, siamo agli inizi del mandato, a sette mesi dalla presentazione del bilancio di previsione del 1970, pronti a tener fede ai termini di legge sulla presentazione dei bilanci, ma anche precisi nel rilevare quanto sia ardua una previsione neN’attuale situazione. Difficile soprattutto nella misura in cui l’autonomia stessa dell’ente locale risulta minacciata. La nascita deM'Ente Regione che noi regionalisti salutiamo con viva soddisfazione, con tutta la sua carica di decentramento e di autonomia, apre per un certo verso il cuore alla speranza. Per altra parte dobbiamo castigare il nostro ottimismo ad una cauta prudenza, essendo la vera autonomia legata indissolubilmente alle vicende economico-fi-nanziarie degli Enti Locali, chiamati ad assolvere compiti istituzionali, ad erogare servizi ad una collettività sempre più esigente, in una situazione di sempre più largo scompenso nei confronti delle risorse, delle entrate. La tendenza della entrata e della spesa si divarica a forbice. La cifra del mutuo a pareggio del bilancio che !a Giunta vi presenta raggiunge i due miliardi. E non intendiamo minimamente mascherare la pesantezza della situazione. D’altra parte la pesantezza economica è una linea costante per gli Enti Locali e, volgendo lo sguardo attorno, nella pur ricca e progredita Lombardia di cui facciamo parte col ruolo di parenti poveri, negli Enti Locali dei capoluoghi più fortunati del nostro, il mito del pareggio (che peraltro era solo nella carta) sta crollando ovunque. Sul fronte della massima occupazione il 1971 non si presenta ancora favorevole. La programmazione economica del C.R.P.E. Lombardo si è conclusa con la repulsa di un piano di assetto territoriale che non dava certo a Mantova, in molte parti della Provincia e nello stesso Capoluogo, le garanzie sufficienti per un minimo di legittime aspettative. La nuova Regione, prezioso infante, che si dà ora strumenti di vita e di crescita, difficilmente potrà esprimere ne! '71 tutta la sua capacità di programmazione dalla quale la nostra Provincia e il Capoluogo possa immediatamente attingere linfa vitale. La programmazione stessa della Regione lombarda sarà dura battaglia per noi mantovani; avremo buon gioco se la stessa programmazione nazionale verrà ripresa con maggior vigore e se i sacrosanti principi di riequilibrio fra nord e sud e aH’interno delle Regioni saranno sostanzialmente e definitivamente assunti e recepiti. Il decentramento amministrativo lascia prevedere da parte sua, in termini ancora distinti, una certa corrente di ossigeno per la nostra autonomia. D’altra parte la riforma della finanza locale che batte alle porte, che si presenta come la necessità di unificare nello Stato un sistema di esazione tributaria conciatamente riconosciuto come troppo frazionato ed antieconomico, in realtà prevede agli Enti Locali l’attribuzione della sola politica della spesa. E senza concrete previsioni di aumento del gettito dell'entrata. Ma prevede anche la programmazione del pareggio dell’Ente Locale, che di per se stesso sarebbe del tutto augurabile, ma che, in una situazione di grave squilibrio fra servizi da erogare e fonti di entrata, ancorché appoggiata da contributi, fanno legittima- 4 mente temere una involuzione sempre più profonda delle zone di sotto-sviluppo. Questo bilancio, per la breve vita deM'Ammmistrazione, per la sua stessa scadenza del 30 novembre, non può necessariamente essere inquadrato in un piano preciso di programmazione. Nè al tempo stesso il piano di programmazione che pur ci daremo potrà astrarsi da una programmazione regionale che la Lombardia, pur bruciando le tappe, dovrà ragionevolmente e ponderatamente costruirsi. Così fra componenti più o meno positive che si intrecciano e si accavallano, il 1971 potrà risultare forse per qualcuno un anno d’attesa, nel quale tuttavia si potranno porre solide pietre in vari settori, dall'urbanistica alla scuola, dalla infanzia alla vecchiaia, dalla cultura ai servizi comprensoriali, sempreché non si voglia da una sede la più centralistica per definizione, la Commissione Centrale per la Finanza Locale, umiliare gli sforzi e le esigenze nostre periferiche come è avvenuto in questi giorni per il bilancio 1970, letteralmente devastato. Tuttavia il 1971, non sarà un anno di attesa se si pone mente alla crescita della Regione e al possibile sviluppo dell’autonomia locale aH’interno dell’ordinamento regionale. Non ve dubbio che l’attuazione deH’ordinamento regionale esprime un fondamentale momento di rinnovamento delle istituzioni democratiche. Le Regioni diventano oggi un fatto di generale riorganizzazione dello Stato, un momento di rigenerazione di tutti i pubblici poteri e un perno per il rilancio delle autonomie locali. La partecipazione dei Comuni alla vita della regione con la capacità di interpretare fedelmente le istanze politico-sociali, pone già di per se stessa una riqualificazione dei Comuni. Lo Statuto della Regione, di cui già ci siamo occupati in sede di consultazione, quale atto fondamentale con effetti a lungo termine contiene le premesse di un comportamento e di un atteggiamento della Regione non solo assolutamente rispettoso delle autonomie locali ma promozionale delle suddette autonomie, della ristrutturazione degli Enti, nel quadro delle loro dotazioni finanziarie. In sostanza si è superata la legge del '53 ormai inattuale per i suoi limiti di carattere centralistico e ci si richiama all’originario spirito autonomistico della Costituzione che, dopo una ventennale sovrapposizione di comportamenti certo non favorevoli ad una politica autonomistica, consente di aprire oggi una pagina nuova per le istituzioni democratiche. Vale la pena anche in questo momento soffermarci sia pur brevemente sulla problematica dei rapporti Comune-Ente Regione, e richiamare l’esigenza di un impianto amministrativo degli apparati regionali ridotto alla essenzialità, libero da schemi burocratici e gerarchici con compiti legislativi e normativi di indirizzo, di coordinamento, di programmazione, ove confluiscano, in un processo di unificazione, le preferenze socio-economiche della intera comunità regionale e in particolare dei Comuni che devono mantenere intatto il loro ruolo promozionale di base. Occorre ricordare che l’autonomia non può essere valutata come un atto di concessione del potere centrale. La Repubblica riconosce le autonomie locali, afferma la Costituzione, le quali autonomie attraverso