Bisogna contrastare la convinzione che ancora esiste in strati della pubblica opinione, secondo la quale il Comune è una sorta di azienda che deve operare solo sulla scorta di quello che può introitare. Questo significherebbe in pratica concedere solo a poche comunità ricche servizi civili ed investimenti sociali e strutturali necessari al progresso economico e civile di tutto il Paese. Cioè che i poveri restino ancor più poveri, ed i ricchi vengano ulteriormente agevolati, provocando di conseguenza nuovi spopolamenti e nuove concentrazioni congestionanti. La prevalenza che nello sviluppo economico verrà dato ai servizi sociali e cioè ai consumi pubblici rispetto aM'indiscriminato aumento dei consumi privati, è una delle misure più serie con le quali valutare la validità di una politica democratica di riforme. L’attuale grave stato di disagio degli Enti Locali è un momento molto negativo della situazione politica attuale: il rovesciamento di questa situazione, e non certo per amore del vecchio principio liberale del pareggio di bilancio, è una esigenza non più differibile. LA SCUOLA In questo campo (non solo in questo} l’Ente Comune si deve muovere su due piani, distinti ma indipendenti. Da un lato deve essere costantemente presente nel travagliato processo di rinnovamento della struttura generale della scuola, facendosi sensibile attento partecipe interprete, in armonia con le forze sociali più vive ed intelligenti, delle trasformazioni, delle legittime aspirazioni, delle giuste rivendicazioni che in quel mondo vengono avanti. Dall’altro, rispondendo alla sua propria competenza istituzionale, l’Amministrazione comunale è chiamata a disporre i servizi e promuovere le condizioni che consentano allo studente di esprimere, per quel verso, il meglio delle proprie capacità ed attitudini. L'esame dei dati relativi alla situazione scolastica nel nostro Comune, con preminente riferimento alla dislocazione delle sedi dei diversi istituti, al loro stato, alla loro confortevolezza, alla loro capacità ricettiva ed al numero ed alla provenienza degli allievi che vi si raccolgono, conduce a prospettare alcune fondamentali linee operative che, almeno nell’intendimento nostro, devono trovare sintesi in uno sforzo programmatico teso a promuovere — come si diceva sopra — le migliori condizioni possibili nelle quali i nostri giovani possono serenamente e proficuamente applicarsi allo studio. In primo luogo, in ordine al reperimento di aule e di spazio per gli studenti, si conferma la volontà di realizzare soluzioni organiche non disarmoniche e dispersive. Attualmente vari Istituti si articolano in sezioni, ed anche quest’anno sono state stipulate alcune affittanze per l’acquisizione di locali ad uso scolastico: si tratta di soluzioni contingenti, valide se non altro perchè evitano i doppi turni, ma che rimangono pur sempre contingenti, in quanto destinate a lasciare il campo ad un disegno più ampio e generale, organicamente strutturato, che prevede l’attribuzione ad ogni Istituto di una sede idonea accogliente ed adeguatamente attrezzata. Tale traguardo sembra realizzabile, in tempi certamente non brevi, 12 semprechè si osservino talune condizioni, tra le quali sembrano essenziali: a) quella di operare, anche attraverso la responsabile applicazione dei competenti funzionari, un sistematico e tempestivo sforzo di individuazione e previsione della popolazione scolastica e di indagine degli orientamenti e delle esigenze che vi si determinano; b) quella di evitare — laddove sia possibile — che le scuole cittadine vengano frequentate da giovani residenti in altri Comuni, già assegnatari di istituti scolastici. Questa direzione può apparire egoisticamente campanilistica; essa è invero seria e responsabile, specie se perseguita da una Amministrazione che, per la nota situazione di bilancio, non può permettersi il lusso di offrire i servizi scolastici a circa 900 ragazzi provenienti da altri Comuni. Se non assumeremo, in accordo con gli organi preposti all’organizzazione scolastica, questo atteggiamento, promuovendo sin d'ora una conseguente adeguata azione presso le Amministrazioni comunali maggiormente interessate, vedremo aggravarsi un preoccupante stato di superaffollamento che comporta problemi esigenze difficoltà sempre crescenti. Di primario rilievo è il problema relativo alla BIBLIOTECA COMUNALE, che va valorizzata, potenziata e riqualificata per poter meglio assolvere il ruolo di strumento importante al servizio della popolazione e di momento traente di politica culturale nella dimensione della provincia. In tale prospettiva potrà essere utile esaminare la possibilità di inserire il discorso concernente l’istituzione del servizio nazionale di lettura. Nè può sottacersi il dibattuto e romanzato argomento deM’Istituto Musicale » L. Campiani ». Si tratta di una istituzione cui Mantova, per tradizione musicale viva ed apprezzata, non può rinunciare. D'altra parte il « Campiani », come fatto di cultura e strumento di avvio all’arte musicale, va obiettivamente perdendo smalto e versa in fase di difficoltà. Appare pertanto necessario adoperarsi in ogni modo per risollevarlo e restituirlo alla sua importante funzione artistica. Onestà vuole che si riconosca l’estrema complessità del problema. Esiste un risvolto attinente il reperimento di una idonea sede per l’Istituto, pregiudiziale al tentativo di un discorso su una sua nuova e valida veste giuridica, che pure rappresenta un motivo di basilare importanza. Nè può ignorarsi la delicata situazione del personale dipendente anche e soprattutto in relazione a quest'ultima ipotesi. Sono comunque allo studio proposte intese ad avviare a soluzione l’annosa questione, allo scopo di promuovere il graduale reinserimento di Mantova nel vivo del mondo musicale nazionale. LA SANITÀ PUBBLICA La riforma sanitaria, con la costituzione di un servizio sanitario nazionale, rappresenta una delle più urgenti esigenze della società italiana e nel contempo occasione per un grosso passo in avanti nella soluzione dei suoi problemi sociali. Intendiamo inserirci in questo processo, affidando al Comune un ruolo dinamico anche al limite delle proprie