25 APRILE 1971 XXVI ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE Il Senatore Piero Caleffi, vice presidente del Senato, ha commemorato a Mantova il XXVI anniversario della Liberazione. Luigi Grigato, sindaco della città e presidente del Comitato Antifascista mantovano che ha predisposto quest’anno un intenso programma di manifestazioni, ha sottolineato l’importanza che anche i rappresentanti degli operai e degli studenti siano partecipi delle celebrazioni del 25 aprile, continuatori degli ideali della Resistenza. Infatti l’operaio Merlini della Cartiera Burgo e lo studente Zavattini hanno preso la parola per ribadire il loro impegno di lotta per un sempre maggiore sviluppo dei valori della libertà, della democrazia e dell’unità antifascista. E’ seguito il discorso del sen. Caleffi che ha detto: 2 IL DISCORSO DEL SEN. CALEFFI Ho sempre sperato, in tutti questi lunghi anni, che mi potesse uscire di mente, o divenisse meno amaro, il ricordo di una frase sospirata da un giovane partigiano milanese che divideva con me ed altri quattro compagni il giaciglio nel quale passavamo le brevissime tormentate notti in un « blocco » di Mauthausen. Sentiva che la vita stava per sfuggirgli, in quel terribile aprile 1945, quando la speranza del ritorno era ormai ridotta a un filo. Egli disse: « Almeno servisse a qualcosa ». E il ricordo di questa frase mi ha sempre bruciato dentro, incitandomi e angosciar domi a seconda dei momenti, a seconda delle vicende e degli sv'luppi di questa nostra fragile democrazia, nata col forcipe e di crescita stentata. Non che ci si potesse illudere, con l'atto liberatorio del 25 aprile 1945, che il fascismo fosse morto e sepolto, e se ne fossero dispersi i m!asm; d’:mprov-viso col vento del nord. Troppo antichi i mali della società italana, troppo forti i dislivelli da regione a regione, troppo radicati eli e eoi smi dei gattopardi; e troppi, aggrovivliati e drammatici, i problemi della ricostruzione anzitutto fisica del Paese, dopo le devastazioni della sciagurata guerra e lo squallore morale lasciato dal fascismo e dalla guerra. Abbiamo tutti la nostra parte di responsabilità nella graduale dissipazione, in tutti gli anni successivi, della grande carica ideale della quale era impregnata la lunga lotta antifascista, dai momenti delle minoranze attive alla conclusione armata della liberazione. Siamo stati sopraffatti spesso dallo spirito dì parte, sovente da una specie dì smania di contenderci il primato nella lotta. In questa contesa dei partiti democratici si sono ovviamente inserite le correnti dei « moderati », di coloro i quali si sforzavano nel cercare un equilibrio, una equidistanza tra fascismo e antifascismo: e sappiamo che non è ancora finita. E sappiamo anche come l’attiva lotta per le riforme sociali che ci impegna in questo periodo non risolverà subito il problema; che anzi rinfocolerà, esaspererà la reazione anche violenta dei focolai di fascismo, almeno fino a quando la lotta non sarà conclusa con l’attuazione delle riforme stesse. Ma troppi freni, troppe incertezze, all’interno stesso delle forze rinnovatrici, ostacolano la conclusione. Alla lunga la lotta per le riforme avrà la meglio: ma è chiaro che gli organi dello Stato democratico e antifascista devono, per far trionfare