p Gli attori del gruppo Cittadino della « Campogai-Mani » davanti al monumento alla Resistenza leggono poesie e documenti sulla lotta antifascista. la politica delle riforme, debellare il fascismo e riconsiderare con molta serietà il furbesco principio della « equidistanza » che assomiglia troppo stranamente a quello dello Stato liberale del 1921-22. Taluno vorrebbe maliziosamente vedere nel nostro atteggiamento contrario alla « equidistanza » una considerazione parziale della situazione, nel senso che noi ci copriremmo gli occhi dinanzi alle violenza esercitate da gruppetti di sinistra estrema, extrapartitici ed extraparlamentari. Questo giudizio ci sembra ingiusto. Noi non manchiamo di giudicare severamente le manifestazioni di violenza di codesti gruppetti, perché (a parte i moventi ideali) la riteniamo incivile, antistorica, e dà motivo o pretesto alla violenza della parte eversiva di destra. Riteniamo che la violenza, che esclude la discussione, il rapporto umano, la Civile competizione delle idee, che umilia l’avversario, sìa sempre un prodotto dì anti-cultura e di inciviltà. Siano dunque puniti secondo legge tutti coloro i quali commettano reato di violenza. Ma per la repressione di essa, sia o non sia frutto di organiche e organizzate premeditazioni, vi è pur sempre il codice, la legge comune, che del resto sempre viene applicata fulmineamente quando le violenze sono commesse dai gruppetti che ho ricordato; e non credo sìa mai avvenuto che alcuno appartenente a tali gruppetti, avvertito misteriosamente in tempo, abbia potuto regolare il passaporto e andarsene tranquillamente all’estero. La violenza fascista, organizzata e preordinata, ha ben altri scopi che quelli episodici e ben altri fini. Credo che sia ormai chiaro come le violenze fasciste siano esplose con maggiore intensità e virulenza in seguito al cosidetto « autunno caldo », alle lotte cioè dei lavoratori sulla fine del 1969 per il rinnovo dei contratti di lavoro; e si siano localizzate e si siano inserite nelle lotte di campanile di Reggio Calabria e dell’Aquila quando si trattava della fase operativa della istituzione delle regioni che è pur sempre per noi la riforma delle riforme, in quanto, sbloccando l’accentramento dei poteri dello Stato ,toglie a questo l’inclinazione inevitabile all’autoritarismo affidando alla regione una parte dei suoi poteri legislativi e amministartivi. I sette mesi di lotte di piazza a Reggio, le devastazioni dell’Aquila, le bombe di Catanzaro, le violenze contro le sedi dei partiti democratici in tutta Italia e un po’ dappertutto contro persone fisiche, e da ultimo le bombe di Milano contro la federazione socialista 4 e i disordini provocati il giorno dopo dai fascisti, hanno riempito le cronache: e non starò ad elencare perché certamente sono nella memoria di tutti. Episodio tipico della lunga catena è quello clamoroso della congiura di Valerio Borghese e dei suoi. Intendiamoci: ritengo anch’io che alle strette la congiura si sarebbe risolta fra il tragico e il comico: ma essa rivela un lavorio continuo non soltanto dei nostalgici delle brigate nere ma insieme di certi finanziatori e ispiratori, occulti soltanto a metà, che non sono solo in Italia, ma anche in Paesi governati da regimi illiberali che fanno vergogna alla libera Europa; e di solidali personaggi che abbiamo già conosciuto nel non troppo lontano 1964, e che sono stati bollali di tradimento anche negli atti di inchiesta parlamentare. Abbiamo potuto assistere allibiti, del resto, in una manifestazione romana di chiara intonazione nostalgica, allo spettacolo di due ex capi di stato maggiore dell’Esercito, marciami in testa a un corteo a braccetto con un notissimo squadrista fascista che purtroppo siede in Parlamento. Tutto questo può essere spiegato. Siamo nella fase esplosiva della trasformazione economica, del passaggio dalla secolare economia auricola a quella industriale. Grandi masse abbandonano le zone in cui la trasformazione è più lenta per raggiungere i grandi centri industriali, spingendosi anche oltre i confini, per l’impazienza di conquistare una condizione di vita migliore. A volte la delusione per il non immediato inserimento esaspera e trasforma la protesta in rabbiosa ribellione. Gli istituti dello Stato, i partiti, i sindacati, hanno il fiato grosso nel tentativo di tenere il passo con la rapidità delle trasformazioni. Sì, tutto quanto può essere spiegato; ma badiamo, non perdiamo altro tempo. Le sorprese potrebbero essere amare. Non dobbiamo indulgere oltre alla sopportazione dì manifestazioni fasciste ormai ritmate dallo scoppio delle bombe. Quando in tutti questi anni denunciavamo non solo come offensive, ma anche via via più pericolose, le azioni e le manifestazioni fasciste, venivamo tacciati di essere poco meno che visionari. Sappiamo bene che la situazione non è più quella del 1921-22, che il popolo italiano è ormai vaccinato, che oggi tutti i partiti, le organizzazioni dei lavoratori, la stessa organizzazione dello Stato, per quanto difettosa, sono pronti a rintuzzare qualsiasi conato delle forze eversive. Ma sappiamo pure che 5