non bisogna lasciar disperdere il patrimonio ideale di questa libertà, di questa democrazia che è nata dai sacrifici, dal sangue, dalle dure lotte ventennali contro il fascismo. Nessun eccessivo allarme, ma la cosicenza viva e presente di ognuno di noi, di tutti noi, perché la libertà abbia basi sempre più forti, la democrazia abbia un contenuto sempre più denso di giustizia e di eguaglianza. Sen. PIERO CALEFFI Vice presidente del Senato Le autorità porgono omaggio ai caduti della Comunità Israelitica mantovana nella sede di via G. Govi. LUIGI GRIGATO TENTATIVO DI ANALISI DEI COMITATI DI QUARTIERE Il discorso dei comitati di quartiere nei riflessi dellattività dell'Ente locale non va lasciato cadere, anche se, nel Comune di Mantova, il suo aspetto di « novità » va pian piano spegnendosi. Non va lasciato cadere soprattutto per la carica positiva di partecipazione che esso contiene; partecipazione del cittadino ai problemi della collettività, ai problemi delle scelte importanti, ai problemi della spesa pubblica. Sì è sempre rilevato che, salvo casi eccezionali e a volte dati dalla curiosità più che non da un interesse vivo, la presenza del pubblico alle sedute del Consiglio comunale sia assai scarsa. E questo anche nelle grosse Amministrazioni. Ben vengano i comitati di quartiere come fenomeno di « partecipazione », ma come costituiti, con quali origini? Qui uno sforzo di chiarezza si impone. Di due tipi essenzialmente appaiono i comitati di quartiere sorti nel nostro Paese. I Comitati di quartiere spontanei, venuti fuori sulla base di una contestazione, quasi sempre alla periferia della città, laddove il fenomeno della somministrazione dei servizi è estremamente carente ed evidente; sorti sotto la spinta di una istintiva ed autentica rivendicazione dei servizi stessi, verso una Amministrazione locale posta e mantenuta in gravi difficoltà economiche a risolvere presto e bene, con tempestività, i bisogni della popolazione. In genere è lo stesso cittadino lavoratore che sul posto di lavoro allarga le proprie rivendicazioni dall’assetto puramente salariale, ad un aspetto civile più globale, e chiede anche il diritto alla casa, alla salute ecc. Nel ritornare quotidianamente nel proprio ambiente abitativo il cittadino lavoratore completa la propria rivendicazione ad una vita più civile e meno scomoda e trova naturale appoggio nella rivendicazione del mondo femminile con tutta una serie di problemi della donna lavoratrice casalinga, dei giovani che chiedono il diritto allo studio, degli anziani che chiedono una nuova politica geriatrica. Tali interessi costituiscono spontaneamente una spinta e creano i comitati di quartiere del tipo del nostro Comune nei quali i Partiti si inseriscono con la loro capacità di penetrazione e a volte riescono soltanto a seguirli e a mala pena a controllarli. Un altro tipo di comitati di quartiere è quello sorto già da tempo nelle grandi città (Bologna Milano), non tanto spontanei, quanto emanazione dei consigli comunali con lo scopo di alimentare la « partecipazione » come fenomeno democratico, accorciando la distanza fra am- 7