TENTATIVO DI ANALISI DEI ministratore e amministrato che esiste appunto specie nelle grosse amministrazioni locali. A questo punto è logico, ma soprattutto doveroso, tentare di approfondire l’analisi ricercando pregi e difetti di questi due tipi di comitati di quartiere, in sostanza di questi due tipi di « partecipazione ». Nei primi, quelli mantovani, la spontaneità, che tale rimane come molla iniziale anche se accompagnata da un certo lavoro dei partiti, può essere considerata positiva ma porta a delle conseguenze dimensionali distorte. Sono sorti dei mini quartieri che non intendono associarsi mettendo a nudo un vecchio difetto di campanilismo (basti pensare Te Brunetti che non vuole associarsi a Valletta Vaisecchi e che ha la minidimensione ben nota). Questi non possono reggere al confronto delle dimensioni dei quartieri di Bologna e di Milano i quali arrivano ad essere quasi pari aM'intera città di Mantova. Un elemento non certo valido è quello di far aleggiare una pretesa esigenza apartitica dei dirigenti stessi, apartitismo che non è criticabile In sè e per sè, se non contenesse il germe pericoloso che può portare prima o dopo in un aperto qualunquismo. In presenza soprattutto di una insufficiente informazione del meccanismo stesso degli Enti locali e delle loro difficoltà che non debbono rappresentare elemento di giustificazione, ma la cui perfetta conoscenza è essenziale per la soluzione, la più rapida e la più corretta possibile degli stessi problemi di carenza dei servizi. I mini quartieri portano anche ad un restringimento dell'interesse alla sola carenza dei servizi, al di fuori di una visione più ampia di programmazione dello stesso quartiere della sua futura dimensione e strutturazione che pure fa parte di una esigenza essenziale, ad esempio in sede di revisione di piano regolatore. La spontaneità, la libera scelta porta ad un altro difetto costituzionale che i quartieri che si sono autoindividuati e si sono dati un comitato democraticamente eletto (peraltro ancora con scarsa partecipazione), non sono certo molti. Le zone meglio servite, di più antico insediamento non sentono la necessità di questa organizzazione, per cui tutto il sistema soffre di incompletezza, di disarticolazione. I comitati di quartiere di emanazione degli Enti locali, tipici di qualche grossa città, che oggi, quanto meno come modello, restano pur sempre un esempio di alternativa agli altri, mancano di spontaneità, mancano dello spirito garibaldino di intraprendenza proprio perché sono scelta ed emanazione del centro, del Consiglio comunale. Rappresen- COMITATI DI QUARTIERE tano tuttavia un ponte sicuro per diminuire la distanza fra amministratore e amministrato, rappresentano la possibilità di un sistema organico, coordinato che può arrivare a forme più valide di decentramento quali le deleghe per alcuni tipi di spesa pubblica; essi coprono soprattutto l'intero territorio, o per meglio dire interessano l’intera cittadinanza. Dopo queste osservazioni, peraltro insufficienti e incomplete, forse la risposta a determinati quesiti di fondo resta più facile. Ai fini che ci vogliamo proporre di un più equilibrato vivere civile, del riscatto delle zone più carenti di servizi, in una costante visione globale del problema, ci interessa di più la spontaneità dei comitati di quartiere, peraltro ancora pochi, con la loro forza indubbiamente suggestionante di libera scelta di base (ma anche col loro clima di continuo elettoralismo che inevitabilmente si mantiene e che impegna i partiti), oppure ci interessa di più la possibile realizzazione di un sistema coordinato e completo che raggiunga un reale avvicinamento dell’Ente locale ai cittadini non in stato di contrapposizione ma in stato di dialettica discussione, con la conseguenza di scelte che siano le più ponderate possibili ma anche e soprattutto sul piano delle priorità. La risposta sembra ovvia, ma non vorrei darla lo. Dovrebbe darla, dopo un’ampia discussione il Consiglio comunale. Resta un ultimo discorso. Sarà possibile, dopo aver lasciato sorgere degli spontanei comitati di quartiere, incanalare il tutto in un sistema organico? Sarà faticoso, ma io credo di sì! Dott. LUIGI GRIGATO Sindaco di Mantova 9