esperienze fine, colta come una conseguenza logica e necessaria. Pensiamo alle loro cose, di solito son poche masserizie senza valore, consumate dal tempo senza essere antiche, un po’ scure e malmesse. Eppure vi è un attaccamento fortissimo, una forza testarda nel non volerle cedere; quasi la paura di perdere se stessi, la propria storia, la propria vita passata di cui i pochi mobili sono gli unici testimoni ancora intatti. Abbiamo visto una vecchietta piangere di disperazione prima e di sconforto poi: dovendo andare al ricovero aveva deciso di vendere tutte le sue cose (immaginiamo con quanta desolazione sia andata di falegname in falegname offrendo masserizie così care). Desolazione estrema e risposta ancor più dura e triste: nessuno le ha volute, per nessuno aveva senso anche solo accettare e buttare fra mille altri quei mobili che erano invece i « suoi mobili ». E così anche l'unico valore che era certa di possedere è stato minimizzato. Quando siamo andate là a casa sua era tardi, era seduta sull'unica sedia rimasta piangendo in silenzio sulla sua roba gettata e su quella coperta di « lana Pirenei » che nessuno aveva voluto e che a lei in giovinezza era costata sacrifici immensi. A noi non restava che l'amarezza dell'impotenza e un’unica possibilità: venire via tacendo... Non le importava del bel ricovero che potevamo offrirle, le importava la sua roba, la sua casa. E si poteva lasciargliela e si poteva aiutarla lì, nel suo ambiente, magari con l’aiuto della Lina che gira di casa in casa dai « suoi vecchi » ogni pomeriggio portando un po’ di se- renità. Non la serenità di chi entra, saluta, dice di farsi coraggio, di pazientare, di attendere la Divina Provvidenza e poi esce. No. La Lina cerca di portare una serenità diversa, più vera, fatta anche di piatti lavati, di pavimenti puliti, di un brodo caldo che lei prepara in casa del suo anziano, con le sue pentole, lì solo per lui. Una serenità fatta di piccole cose, di una chiacchierata cordiale, a volte anche di un rimprovero necessario, di un aiuto a fare qualcosa che da solo egli non avrebbe potuto fare. E così è importante che sia il servizio domiciliare: senza velleità di risolvere totalmente il problema degli anziani che è troppo profondo per essere più che capito, ma con la consapevolezza delle sue capacità, della possibilità che ha di aiutarli a vivere nel loro ambiente, con le loro cose, tra i muri soliti, sapendo che in qualsiasi occasione possono chiedere aiuto senza temere di essere relegati al ricovero o in ospedale... Una possibilità forte, dunque, per offrire loro la giusta soddisfa- 16 vissute zione delle necessità incombenti; possibilità che non è loro presentata come un dono, un atto di beneficenza, ma che è semplicemente dovuta per rispondere al diritto che essi hanno di vivere, per il solo fatto d’essere uomini. LUISA ROSSI Assistente Sociale OMBRETTA MENEGHETTI Assistente Sociale Tirocinante 17