Giovanni Buzzacchi è il nonno della pittrice, fu uno dei Mille: il chirurgo della spedizione; il papà, dottore in agraria e la mamma ferrarese, dopo sposati si trasferirono da Cà Morino, presso Medole, nella campagna romagnola, vicino a Ferrara ove il padre aveva il suo lavoro. Durante l’estate la famiglia tornava a Cà Morino per le vacanze e lì nasceva Mimi, mantovana nei suoi primi anni per questi periodici, estivi ritorni ricordati in un piccolo dipinto, tra le cose più care conservate dall'artista. Quest'operetta, di gusto un po’ liberty, è del 1928 e raffigura Cà Morino: una casa di campagna circondata d'alberi con sullo sfondo la torre di Solferino. Pur essendo un dipinto giovanile presenta già una notevole capacità di sintesi, espressa attraverso un disegno molto preciso che delimita con segno sicuro un colore molto sobrio, steso piatto senza chiaroscuri, quasi una tarsia in cui I volumi son dati dalla diversità dei toni, molto meditati nel loro accordo: il tutto raggiunge una unità espressiva talmente equilibrata, che ancor oggi regge benissimo. E’ evidente che non è un’opera improvvisata, pur essendo di piccole dimensioni e, anche se l’esecuzione è stata veloce (la freschezza e la scioltezza della pennellata lo proverebbero) è un’opera che rivela una maturazione interiore in cui l’affetto per il 20 mimi quilici buzzacchi pittrice Nata a Medole 28 agosto 1903, svolge la sua attività a Ferrara e successivamente a Roma, dove tuttora vive ed opera. E' autodidatta e sue o-pere sono state esposte alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma ed alle principali manifestazioni nazionali ed internazionali, conseguendo significativi riconoscimenti. Di lei hanno scritto, nell’arco di cinquant'anni circa di attività, la critica più qualificata. luogo amato agisce sull’artista, forse inconsciamente, da sempre. La precisione del segno rivela nella giovane una disciplina interiore, espressione di volontà dedita ad una ricerca formale rigorosa, premessa di cui bisogna rendersi conto se si vuol capire il suo mondo pittorico. Autodidatta come tanti artisti, non ricorda il momento in cui ha cominciato a disegnare e a dipingere, sì che la sua operetta (ricordo di Cà Morino) è un momento di un discorso già avviato, lontano ormai nel tempo e questo, malgrado la giovane età della pittrice, spiega la maturità del risultato. 10 vorrei, per queste ragioni, considerare il piccolo quadro di Cà Morino come l’ideale inizio di un discorso che oggi, a quasi cinquant'anni di distanza, regge con una sua validità che solo un diretto rapporto con la vivace personalità dell’artista cl può spiegare completamente. 11 piacere di un disegno rigorosamente preciso porta la pittrice a coltivare contemporaneamente alla pittura l'incisione in legno, mentre l’incisione su metallo è costante-mente rifiutata, pur esistendo bellissimi disegni deU’artista che sembrano eseguiti per 21