mimi quilici buzzacchi Le valli di Spina ■ olio - 1958 presenta la giovane pittrice alle sue prime armi, mentre in quegli stessi anni De Chirico pone a sfondo dei suoi manichini le rosse torri del castello estense) sembrano affondarsi nella magica atmosfera della città eterna. La Roma barocca, le rovine del tardo impero, l’atmosfera morbida della Roma popolare in cui gli antichi monumenti oggi vivono non come pezzi da museo, oggetti morti, offerti all'ammirazione dei turisti, ma inseriti in un tessuto vivo attuale, son tutti questi degli elementi atti a spiegare un trapasso, una mutazione di linguaggio che potrebbero ad un'osservazione superficiale stupire, ma esser inspiegabill. La rigorosità del segno maturato nella rinascimentale Ferrara non regge calato a contatto di un ambiente favoloso in cui il movimento architettonico degli antichi monumenti pagani è ripreso ed esasperato, filtrato com’è dall'esperienza cristiana della Roma barocca, il segno si muove, diventa più ricco, si allarga, si perde e si riprende. 24 pittrice Il Rio - disegno al tratto - 1971 non per sopravvenute incertezze, inconcepibili in un'opera quale oggi l’artista ci offre nel suo insieme. 10 direi che se fino al soggiorno romano l'opera pittorica e grafica di Mimi Quilici Buzzacchi procedevano parallele (spiegandosi a vicenda le due forme espressive), a Roma il segno diventa pittura, è una pennellata anche se è tracciato da una matita (la cui mina è sempre morbida) o da un pennarello come oggi succede. 11 disegno, pur conservando la grandiosità delle passate incisioni di città, non perde la sua capacità di esprimere la monumentalità delloggetto, ma questo non si propone come qualcosa fuori del tempo (atmosfera metafisica), ma si ripropone in una diversa concezione del reale, in una civiltà che la molteplicità delle esperienze culturali, sop-pravvenute nella sua lunghissima storia, sembra sublimare. Non so se l’artista accetti il mio riferimento alla poetica di un Piranesi per il se- 25