Maurizio Della Casa IL «RILANCIO» DELL’ UNIVERSITÀ POPOLARE Molti mantovani ricordano la presenza attiva della Università Popolare nei decenni trascorsi. A quell’epoca — e parliamo di un arco di tempo che si conclude negli anni del dopoguerra — l’attività dell’ente culturale di via Chiassi era diretta soprattutto alla diffusione dell’istruzione fra gli operai. La biblioteca, le conferenze, i corsi di vario genere erano gli strumenti principali di cui ci si avvaleva per promuovere una maggior consapevolezza culturale fra i lavoratori. Poi i tempi sono mutati, i partiti, i sindacati, il cinema, la televisione hanno finito col cambiare profondamente la situazione sociologica in cui l’Università Popolare operava. Il ceto operaio ha abbandonato la saletta dell’Aldegatti. pian piano la polvere e l’abbandono sono calati, con l'inesorabile indifferenza della storia, sul benemerito sodalizio. Per parecchi anni, dell’Università Popolare non si è più sentito parlare. Tutto lasciava ormai pensare che il discorso fosse ormai definitivamente concluso, e potesse essere riaperto al più in chiave memoriale. Negli anni recenti vi è stato però qualcuno che ha cominciato a pensare che fosse ingeneroso, e certo anche poco accorto, lasciare senz'altro alla polvere un patrimonio prezioso di esperienze e una tradizione di cultura significativa come quelli che si riassumevano nell'Università Popolare. Il problema era quello di far ritornare in vita l’ente di via Chiassi, attribuendogli funzioni e finalità adeguate ai tempi mutati. Il modo migliore di riallacciarsi alla tradizione è quello di rinnovarla, e ciò ha compreso perfettamente l'allora assessore alla gioventù Nino Rossi, quando, nel 1968, ha lanciato la proposta di ricostituire l'Università Popolare caratterizzandone gli interventi culturali in una direzione più attuale e giustificata: quella cioè della scuola, e in particolare della scuola dell'obbligo. Il Consiglio direttivo insediato nell'anno suddetto, con i mezzi finanziari messi a disposizione dal Comune e dalla Amministrazione Provinciale, ha cercato anzitutto di ricostituire un centro di lettura e di consultazione adatto al nuovo tipo di pubblico — gli studenti medi; nella saletta di palazzo Aldegatti, opportunamente sistemata, si è andato accumulando così un discreto patrimonio bibliografico, scelto in base a precisi criteri di funzionalità. I risultati non si sono fatti attendere: gli alunni delle medie citta- dine hanno accolto con favore l'iniziativa, e in numero crescente hanno usufruito del servizio messo a loro disposizione. Nel 1970 il consiglio — diretto dal prof. Emilio Faccioli — veniva rinnovato. Essendosi trasferito a Firenze il prof. Faccioli, era eletto al suo posto, quale presidente, l’autore di questa nota, affiancato dal sig. Nino Rossi, in qualità di vice-presidente, dal prof. Girardello, ammini- stratore, e dai consiglieri prof. Rinaldo Salvadori, Umberto Bertagna, prof. Mario Artioli e prof. Giuliano Parenti. Il nuovo consiglio ha cercato di vitalizzare l’istituto, potenziando da una parte il servizio di biblioteca (è stato creato così un primo nucleo di « biblioteca circolante » che si spera possa essere ulteriormente arricchito) e, daM'altro, sforzandosi di dar vita ad una serie di manifestazioni capaci di promuovere lo scambio di esperienze neH’ambito della scuola e la promozione di un discorso stimolante e allargato sui metodi, le esperienze, le realizzazioni. Si è partiti difatti dal presupposto che, molto spesso, le singole scuole lavorano in condizioni di isolamento, così che proposte significative rimangono spesso confinate nello spazio e nel tempo. L'Università Popolare, continuando e perfezionando il nuovo discorso iniziato con la ricostituzione, poteva divenire il tramite fra le scuole e i gruppi, il punto di riferimento e il confronto di quanto si va tentando e sperimentando in varie direzioni e condizioni. Da queste premesse è nato quel ciclo di iniziative che è stato raccolto sotto il nome complessivo di « scuola aperta », e che comprendeva una serie di mostre di pittura, disegno, grafica di singole classi di scuole medie e di istituti speciali (ha esposto, fra gli altri, la Casa del Sole); la conferenza-dibattito del prof. Igino Vergnano sul tema « politica fra i banchi »; la rappresentazione di due recitals teatrali studenteschi: « Emancipazione » di Vico Faggi (gruppo ex alunni della « Bertazzolo ») e « Libertà per Renzo », elaborazione dai « Promessi Sposi » (Gruppo Diecipiù, ITI). La manifestazione « clou » del ciclo — che si è snodato lungo l'arco del mese di maggio deM’anno in corso — è stata la prima « Rassegna provinciale del giornale studentesco », realizzata in collaborazione con il Centro Sussidi Audiovisivi e il Provveditorato agli Studi. La rassegna, allestita nelle sale di palazzo Aldegatti, ha suscitato il più vivo interesse delle scuole e di quanti sono interessati ai problemi didattici; è stata visitata da numerose classi di studenti, ha avuto larga eco positiva sulla stampa. Alla premiazione dei giornali più validi, che si è tenuta a conclusione della rassegna, hanno partecipato il sotto-segretario on. Gianni Usvardi, il Provveditore agli studi prof. Ciarmiello, il pedagogista prof. Baratto, dell’Università di Padova, il giornalista Lo-cateIli, de « Il Giorno ». Bilancio, dunque, confortante e positivo. Per il nuovo anno di attività (1971-72) si spera in una sistemazione definitiva e decorosa del palazzo Aldegatti, condizione indispensabile per svolgere qualsiasi iniziativa. Allo stesso tempo, si propone al Comune di studiare la possibilità di dotare l’Università Popolare dei locali adiacenti ai due attualmente in 19