(Autoritratto dell'artista) olio 1940 Giordano Di Capi è nato a Barbasso, suo padre era calzolaio e lui ne continua il mestiere, lo lo ricordo nella sua bottega di via Solferino mai solo attorno al deschetto, sempre in vivace discussione con gli amici Faccioli, Perina, Cattafesta, Facciotto ed altri. Giordano era un autodidatta che si era costruito una cultura, talmente aperta ed attuale, da stupire se pensiamo che, vivendo a Barbasso fino al 1933 tanno in cui dopo la morte del padre si era trasferito a Mantova) .già nel 1931 a ventun anni collaborava con disegni alla rivista « Frontespizio » diretta da Bargellini col quale ha avuto un carteggio in cui si parlava positivamente della sua opera. Mi è possibile in questo scritto, seguire l’artista solo da questo periodo in poi, perchè dei suoi primi ventanni non ho potuto saper nulla dalla moglie, la signora Aldina, sposata neH'immediato dopoguerra. So che ha frequentato l'Istituto Tecnico, ma senza terminare gli studi e dovrebbe aver frequentato, per qualche tempo, la Scuola d'arte « Valentini », che mi pare fosse sita in via Bellalancia. Son notizie vaghe, che sfumano nel nulla fin quando l'artista non appare a Mantova con una posizione ben precisa nelle scelte e nell’operare. 22 giordano di capi pittore Nato a Barbasso nel 1910 - Autodidatta * Vive e lavora a Mantova dal 1933 partecipando attivamente alla vita artistica locale. Muore a Mantova nel 1955. La sua pittura, in questo periodo, si allaccia come quella di altri giovani pittori mantovani coetanei (per es.: Cavicchini e Perina) al « Novecento » da cui, però, coglie i richiami alla tradizione (direi: dagli antichi al Rinascimento) tralasciandone gli aspetti retorici e monumentali. Per questo si accentua, nelle sue opere più lontane, l’aspetto formale che subordina il colore ad un disegno molto rigoroso, in contrasto con la libertà di segno e di macchia caratteristica dei disegni pubblicati su « Frontespizio » dal 1931 in poi. Questi disegni esprimono una personalità aperta, protesa fuori del ristretto ambiente nel quale ha operato sinora: è evidente in questi lavori la relazione con l'opera di Scipione. Non so se Di Capi abbia conosciuto personalmente il pittore romano (Scipione è morto nel 1933 dopo una lunga degenza ad Arco), certamente aveva precisa conoscenza della sua opera, perché quasi tutti i disegni pubblicati su « Frontespizio » esprimono una notevole aderenza allo spirito di Scipione, tanto che un disegno di piazza S. Pietro potrebbe esser firmato senza difficoltà dall'artista romano. Ma sono evidentemente esperienze, tappe di una cultura figurativa che si viene chiarendo ed approfondendo; infatti la signora Aldina mi mostra anche un piccolo disegno di fiori in un