giordano di capi Figura - olio • 1930-35 vaso di chiara impronta morandiana, da questo disegno è tratta l'unica acquafòrte di Giordano. Nell'Italia degli anni trenta, necessariamente conformistica nei ranghi del trionfante regime, (ricordiamo che il Concordato è del 1929 e nel 1932 si sono avute le grandi celebrazioni del decennale) non era facile andar controcorrente: la scuola romana era con pochi altri movimenti artistico-culturali non allineata con l’indirizzo ufficiale e, per questo, localizzata con limitate possibilità di farsi conoscere. Eppure questo giovanissimo pittore di Barbasso dimostra di esser ben al corrente di un movimento che oggi definiremmo - contestatore ». Mi pare anche doveroso rilevare, per chiarire meglio la personalità di Giordano, il suo insistere nel voler essere artigiano, svolgendo un'attività chs, se poteva limitarne le possibilità di applicazione sul piano artistico, gli davano quella indipendenza e libertà di pensare e di agire che son I aspetto forse più appariscente della sua personalità: io lo definirei un uomo libero 24 pittore e questo potrebbe anche ad un certo momento spiegare il carattere rapsodico della sua lenta ricerca, mai appagata. L'azione del « Chiarismo » sulla ; pittura mantovana dal 1935 al 1940 e oltre è un fatto ormai largamente scontato: Del Bon e Lilloni sono in quegli anni legati alla nostra città e, sempre in quel periodo, agisce a Mantova da Verona, specialmente attraverso gli amici Sandro Bini e Perina, Birolli che, se pure non si può definire un chiarista, la sua opera in quegli anni non è affatto in contrasto col movimento chia-rista (ricordare la mostra di Birolli dello scorso anno al Te). Il « Chiarismo » agisce assieme alla « scoperta » della pittura francese (dall’Impressionismo in poi) sull'opera di Di Capi negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, ma Di Capi non sarà mai veramente « chiarista ». Pur non venendo meno il rigore formale, che irrigidiva il linguaggio pittorico col 25