giordano di capi Paesaggio - olio ■ 1935-40 colore piuttosto cupo delle sue opere più giovanili, in quegli anni (1935-40) il colore sembra sciogliersi, la pennellata si sfrangia diventando sempre più sintetica ed allusiva e, dicendo senza dire, lascia indovinare, suggerendo, i motivi del suo discorso con un colore raffinato c lieve, caratteristiche che si accentueranno con la maturità e l'esperienza: due stupendi autoritratti, le nature morte e due paesaggi testimoniano questo momento che si interrompe con la guerra (1940). Giordano è stato un uomo che ha avuto vere esigenze culturali e anche questo può servire a spiegare la sua incontentatibilità, conseguenza di un carattere critico veiso se stesso che lo porta, talvolta, a indugiare fino a isterilire la sua opera; infatti abbiamo, ogni tanto, diversità di interessi che variamente polarizzano la sua attenzione ed azione (per es.: fotografia, francobollo antico, ceramica, ecc.). Mancano a Giordano la cattiveria e la grinta che deve avere un « uomo » che si vuole imporre, forse la disciplina necessaria all'artigiano per conseguire un compiuto mestiere e la necessità di star seduto per tutta la giornata al deschetto posson esser state remore ad osare oltre il limite, come è compito dell'artista. Seduti con lui attorno al deschetto 26 pittore Natura morta - olio - 1949 erano gli amici, cosi usciva dal suo osservatorio attraverso lunghissime chiacchierate, agendo, senza parere, sulla cultura mantovana, diremmo oggi, più progressista. lo lo conoscevo poco, forse più come calzolaio che come artista e, anche se sapevo della sua attività, non ne coglievo, allora, il significato e il valore quali oggi appaiono in una prospettiva temporale più ampia. Per questa ragione il mio discorso su Giordano potrebbe esser più completo se altri, che più di me lo conoscevano e praticavano, esprimessero in un saggio la loro diretta esperienza quale testimonianza e contributo odierno alla ricostruzione e proposta di un personaggio che Margonari definiva nel suo tempo come «... il più avanzato, il più inquieto, soprattutto il più dotato d'intuizione . . ». Nei rari colloqui che ho avuto con lui ricordo che la misura e l'equilibrio erano le dimensioni della sua cultura: per la sua capacità critica l’informazione cessava di esser notizia, ma giudizio che dava a chi ascoltava qualcosa di nuovo, originale, veramente personale. Riusciva sempre a dare qualcosa che arricchiva. Questo suo atteggiamento si può spiegare oltre che con le sue doti naturali, per i rapporti con personaggi molto impegnati culturalmente come Arcangeli di Bologna. 27