NUOVE LUCI SU MANTOVA MEDIEVALE Sommario: Il paesaggio - Espansione urbana - Strutture murarie - Chiesa di Santo Stefano - Palazzo del Podestà - Facciata dell'Archivio di Stato - Fianco del palazzo d'Arco - Casa in via Fratelli Bandiera - Casa in via della Conciliazione. In questi ultimi tempi è stato possibile, sia col riesame di testimonianze di vario genere in qualche misura già note, sia in virtù di fortunati ritrovamenti, aumentare il bagaglio delle cognizioni sugli aspetti architettonici e di struttura urbanistica che la città di Mantova possedette durante il Medioevo ed in specie nella tarda fase di esso 1. Poiché oggi giustamente si sottolinea come la comprensione storica di un insediamento umano e dei suoi caratteri non possa prescindere da indagini, proiettate nel passato, sulla configurazione del relativo paesaggio, non sarà inopportuno cominciar col dire che anche a Mantova si è cercato di svolgere, in funzione di premessa ad un’auspicata storia urbanistica del luogo, qualche tentativo in tale senso. Si è cercato, cioè, di dare qualche contributo alla ricostruzione non fantasiosa dell’ambiente naturale entro il quale l’abitato mantovano ebbe ad affermarsi e ad evolversi come realtà urbana in una vicenda le cui radici si affondano assai indietro nel tempo: un ambiente singolare sul quale operarono profondamente. nel corso dei secoli, tanto i fattori spontanei della natura quanto l’azione modificatrice deH’uomo2. 11 suggestivo e non facile tema ha consigliato anzitutto di riprendere in esame e di raffrontare, con esclusione di convinzioni precostituite, le fonti scritte antiche e medievali contenenti accenni alle particolarità del detto ambiente. Ne sono scaturite alcune enunciazioni altrettanto sicure quanto nuove, come la seguente: mentre si riteneva, sulla scorta dell autore seicentesco Gabriele Bertazzolo, che il lago mantovano, espansione del Mincio, fosse stato artificialmente creato verso la fine del XII secolo da Alberto Pitentino, ora si può affermare che Mantova ebbe intorno a sé una cintura acquea di aspetto lacustre fin dall’Antichità e che i lavori d’ingegneria diretti dal Pitentino nell’età romanica, comunque potenti, non ebbero come mira e come effetto la formazione di un lago prima inesistente, bensì la modificazione della distesa d’acqua affinchè essa potesse servire a nuove esigenze di difesa e di vita civile. Nè si può ormai dire che quella distesa fosse priva, avanti il Pitentino, di manufatti intesi a regolarne il deflusso: manufatti di incerta entità ed epoca, ma che dichiarano come gli interventi dell’uomo nel quadro del mondo naturale non siano stati tardivi. Per quanto concerne il Pitentino, se da un lato il ruolo da lui sostenuto si presenta ridimensionato, dall’altro sembra oggi possibile assegnare a lui la paternità di un’opera rimasta 10 sempre anonima, cioè la creazione del Rio, il pittoresco canale che attraversa il centro storico uscendo dal lago e ricongiungendosi poi ad esso 3. L’avere pure potuto precisare i momenti fondamentali della progressiva espansione dell’area urbana durante il Basso Medioevo è frutto non tanto della scoperta di documenti precedentemente ignorati, quanto di un nuovo e sistematico modo di leggere le fonti scritte 4, le quali peraltro lasciano incerti sull’andamento, in taluni suoi tratti, del limite della « civitas vetus », ossia del nucleo altomedievale, da cui ebbe inizio il processo in questione. Del forte muro che segnava quel limite è venuto alla luce non molti anni or sono un cospicuo avanzo durante la demolizione di un edificio di via Accademia. L’importante testimonianza, rimasta visibile solo per brevissimo tempo a causa della ricostruzione del fabbricato, si presentò con caratteri inopinati. Era durata fino allora la persuasione di un esclusivo dominio, nel Medioevo mantovano, dell’usanza di erigere strutture murarie a sacco con superfici esterne finite pressoché interamente in cotto: persuasione che, fondata sui monumenti pervenuti, dei quali i più antichi apparivano la rotonda di San Lorenzo e il campanile di San Gervasio, riteneva in sostanza di poter dire propri della piccola città padana la partecipazione ad un determinato gusto, la propensione per un preciso « colore ». Ed ecco apparivano sul muro di via Accademia tre zone sovrapposte, di cui soltanto quella superiore, cioè la più recente, provvista di paramento tutto in cotto. La mediana era in ciottoli a vista, mentre la zona inferiore, da assegnare a un momento profondo dell’Alto Medioevo o forse addirittura tardoantica, mostrava un interessante dispiegamento a fasce orizzontali di sassi alternate con corsi di mattoni5. Una muratura di questo stesso tipo è stata rinvenuta nell’interno di una casa situata fra piazza Sordello e piazza Canonica di San Pietro6. Tutto quanto in sassi è invece un piccolo ed enigmatico corpo architettonico coperto a botte, del quale ci si è accorti ultimamente durante i lavori di riassetto del Seminario Diocesano, la cui area, come del resto quella delle due piazze anzidette, si trova entro il perimetro della « civitas vetus ». Se si esce dall’argomento delle composizioni murarie rimanendo tuttavia nel tema dei ritrovamenti di testimonianze medievali, è da segnalare come rimarchevole la recente scoperta dei resti di una chiesa romanica in uno scantinato e in vicine abitazioni. Di tale chiesa, Santo Stefano, abbattuta per gran parte più di tre secoli or sono, si conoscevano solo gli scarsi elementi visibili in un cortile cui si accede da vicolo Prato : due archi di diverso raggio, impostati su sostegni di cotto forniti di capitelli cubici scantonati. A un appassionato cultore di cose mantovane7 giunse, da parte di abitanti della zona, l’informazione che, di vecchio, c’era nei pressi qualcos’altro. Basti dire, infatti, che tre vani della cantina sottostante all’edificio che separa il cortile dalla piazza Viterbi risultano ricavati nella parte anteriore del tempio, delle cui navate essi ripetono la larghezza e del quale, là dentro come nei piani terreni contigui, sopravvivono tracce che non erano mai state rilevate8. L’asse della chiesa di Santo Stefano, volto da sud-sud-ovest a nord-nord-est, ci dà una riprova di quanto si constata, a Mantova, in altre chiese di fondazione medievale: 9 la marcata irregolarità dell’orientamento, 11