originario * è evidentemente inteso l'assieme della « civitas vetus » e del « burgus », nel quale si trovavano quasi tutti gli edifici del Comune. *** 11. E. Marani, Tavola cronologica dei documenti relativi agli edifici e spazi del governo comunale di Mantova, in Civiltà Mantovana, 1968, n. 15, pp. 182-199 (in appendice a Vie e piazze di Mantova: Piazza Broletto). 12. I Gambulini : cfr. S. Davari, Notizie storiche topografiche della città di Mantova nei secoli XIII, XIV e XV, Mantova, 1903, pp. 70-71; G. Paccagnini, voi. cit. nella nota 1, p. 35; E. Marani, Vie e piazze di Mantova: Via Ardigò, in Civiltà Mantovana, 1966, n. 5, pp. 78 e 87-88 (nota 4). Per le tracce medievali messe in luce nella fronte deU’edificio dell’Archivio di Stato cfr. la Gazzetta di Mantova del 2 ottobre 1970, p. 5 (articolo con fotografie), e A. Piccoli nel medesimo giornale, numero del 7 ottobre 1970, p. 3 (articolo pure con fotografie). 13. Il Piccoli (articolo indicato nella nota precedente) assegna le due bifore al secolo XI: con tale giudizio non concordiamo. 14. Cfr. la Gazzetta di Mantova del 22 febbraio 1961, p. 5 (articolo con fotografie poco leggibili). Il restauro è merito della marchesa Giovanna Guidi di Bagno d’Arco, validamente coadiuvata dalla signorina Jole Belladelli. 15. Cfr. A. Piccoli in Gazzetta di Mantova del 18 aprile 1970, p. 5 (articolo con fotografie). Il restauro è merito del nobile Ippolito Cazzaniga Donesmondi. **** 16. Cfr. A. Piccoli in Gazzetta di Mantova del 20 maggio 1970, p. 6 (articolo con fotografie prese prima della rimozione integrale dell’intonaco) e del 4 luglio dello stesso anno, p. 5 (stelloncino intitolato Sconforto). 17. Per la questione della collocazione ritmica delle finestre di facciata cfr. E. Marani in Mantova: Le Arti, voi. II, Mantova, 1961, pp. 72-75, 78, 164. Le note, redatte nell’ottobre 1970 assieme al testo della comunicazione, richiedono oggi le seguenti aggiunte: * (Aggiunta alla nota 5). La possibilità dell’assegnazione della zona inferiore del reperto di via Accademia a un momento premedievale è stata avvalorata da una scoperta avvenuta nel primo semestre del 1971 durante lavori edilizi svolti lungo un altro lato del perimetro della « civitas vetus » e precisamente nell’area del Seminario diocesano: la scoperta di un muro di struttura molto simile e da ritenersi costruito prima della distruzione di uno o più monumenti funerari romani, col cui materiale il muro stesso appariva rinforzato. Per tale muro mi limito qui a citare, della Gazzetta di Mantova, i numeri del 27 maggio (p. 4), del 30 maggio (p. 5) e del 9 giugno 1971 (p. 5, con una nota del prof. Mario Mirabella Roberti, soprintendente alle Antichità). Cfr. Civiltà Mantovana, 1971, n. 27, pp. 221-222. ** Aggiunta alla nota 8). R. Campagnari, Scoperta di nuove testimonianze dell'antica chiesa di Santo Stefano in Mantova, in Civiltà Mantovana, 1971, n. 25, pp. 30-36 (con piante e fotografie); A. Piccoli in Gazzetta di Mantova del 6 aprile (p. 3) e del 4 maggio 1971 (p. 3, con uno schizzo). *** (Aggiunta alla nota 10). Il restauro del palazzo del Podestà, benché programmaticamente limitato alle facciate (tranne quella guardante su via Giustiziati) e al cortile, è opera cospicua, che fa grande onore alla Banca Agricola Mantovana e al suo presidente, avv. Giuseppe Boni. I lavori, seguiti dalla Soprintendenza ai Monumenti e ottimamente diretti dagli ingegneri Giuseppe e Livio Volpi Ghirardini, hanno avuto compimento nel giugno 1971. A chiusura di essi è stata allestita un’organica apposita mostra. Sul restauro e sui suoi risultati è stata preannunciata una pubblicazione del soprintendente ai Monumenti, prof. Pietro Gazzola. **** (Aggiunta alla nota 15). Un altro eccellente restauro che ha interessato elementi medievali assieme a testimonianze del primo Rinascimento ha avuto termine nel dicembre 1970: quello della facciata del palazzo contrassegnato col numero 17 di via Fratelli Bandiera. L’opera, condotta dall’ingegnere Ottorino Pavesi e seguita pure essa, come gli altri lavori di restauro, dalla Soprintendenza ai Monumenti, è benemerenza della ditta Amprica, proprietaria del palazzo, e del direttore di essa, dott. Bruno Masotto. 16 UNA COLLANA DI MONOGRAFIE SUL CONTADO MANTOVANO È probabile che non pochi dei presenti si siano chiesti, ricevendo l’invito dell’I.S.A.L. per questo incontro a Mantova e leggendo l’elenco dei partecipanti ad esso, che cosa avesse a che fare un direttore di Associazione degli industriali con il mondo dell’arte e della cultura. Il mio breve intervento ha lo scopo di spiegare tale presenza, che evidentemente non è a carattere personale, ma in funzione della mia qualifica professionale. In sostanza essa è dovuta al fatto che da parte della Associazione degli industriali della nostra provincia è stata ideata e realizzata autonomamente una iniziativa di carattere culturale, che, inquadrandosi nelle attività artistiche dell’area mantovana, ha ottenuto lusinghieri apprezzamenti da parte di tutti gli ambienti, non solo in sede locale, per una certa originalità e per i suoi molteplici aspetti. Tale iniziativa è sorta in occasione delle celebrazioni del primo centenario dell’unione di Mantova allo Stato Italiano e si è concretata con la pubblicazione di una Collana di volumi dedicati alle testimonianze storico-artistiche fiorite durante i secoli in terra mantovana e consegnate da Mantova all’Italia con l’unificazione del secolo scorso. Per la migliore realizzazione dell’opera l’Associazione si è avvalsa della indispensabile collaborazione di una Commissione di coordinamento composta, oltre che da alcuni rappresentanti della categoria - primo fra tutti l’Ing. Renato Calvi della Montedison, che ò stato l’ideatore dell’iniziativa - da alcuni validissimi esperti d’arte e di storia, come il Prof. Ercolano Marani, il Prof. Alessandro Dal Prato, il Dott. Giuseppe Sissa ed il Prof. Giulio Morelli. La Collana finora comprende tre volumi, stampati a cura della Casa Editrice Vallecchi di Firenze: e precisamente il primo, sulle «Ville e Palazzi », uscito nel 1967; il secondo, sulle « Chiese e Conventi », pubblicato nel 1968; il terzo, sulle «Corti e Dimore», diffuso nel 1969. I tre volumi accolgono complessivamente trenta monografie di altrettanti autori, professori e studenti universitari, sacerdoti e professionisti, pubblicisti, ecc.: tutti amanti dell’arte e della storia, tutti innamorati delle opere da loro scelte, studiate ed esposte in testi accurati, corredati di fotografie, grafici, disegni, riproduzioni di documenti, pieni di notizie a volte del tutto inedite. I monumenti trattati nei citati tre volumi riguardano opere minori dell’arte mantovana, sparse in tutta la provincia e in genere poco conosciute, ma non meno degne di essere illustrate ed apprezzate : si parte dall’esame di edifici padronali, come la Ghirardina di Motteggiana, la Galvagnina Vecchia presso Moglia, l’Arrigona presso San Giacomo delle 17