colare struttura urbana, che convoglia quasi tutte le correnti provenienti dalla periferia in una ristrettissima zona centrale. Estremo frazionamento della proprietà. Eccezionale interesse storico e culturale di un ambiente rimasto in ampie zone pressoché integro. Infatti, malgrado le trasformazioni di vario genere e l’inserimento di nuovi edifici, l’insieme è ancora unitario e pieno di fascino. Rispetto ad altre città, il grado di trasformazione edilizia e urbanistica è stato abbastanza contenuto e si possono ancora individuare ampie zone dove l’ambiente originale è rimasto intatto. Attraverso un lento evolversi ed un quotidiano adattarsi nel tempo alle condizioni di vita, il Centro Storico di Mantova, se si esclude lo sventramento per creare il « Nuovo Centro Cittadino », è giunto fino ad oggi senza manomissioni molto gravi nella struttura del tessuto urbano. Di ben altra natura e gravità sono state, invece, le mutilazioni e gli interventi che hanno trasformato la morfologia della città in alcuni dei suoi elementi più caratteristici, che le davano un aspetto unico, ora in parte offuscato o perduto. L’abolizione di un tratto del Rio, il prosciugamento del lago di Paiolo, la ricostruzione casuale dei ponti dei Mulini e di S. Giorgio, la distruzione e la trasformazione caotica delle teste di ponte di Cittadella e di S. Giorgio, sono altrettante e decisive modifiche che la città ha subito nella sua forma. * * * Il Comune di Mantova, desideroso di affrontare e risolvere tali problemi, già dal febbraio 1963 prese contatti con tecnici specializzati. Lo studio urbanistico del Centro Storico della città di Mantova tuttavia prese avvio solo nel novembre del 1966 allorché l’Amministrazione Comunale conferì con delibera l’incarico della prima fase dei lavori agli architetti D'Alberto, Lucat, Tognetti e Rudi di Verona, all’architetto Vercelloni di Milano, al prof. Mellini di Firenze, e allo Studio Architetti Bassani, Caprini, Galdi e Poltronieri di Mantova. Gli elaborati riguardanti la prima fase del lavoro furono consegnati nel dicembre del 1968, a due anni dall’incarico. Con delibera in data 20 aprile 1970 l’Amministrazione Comunale ha confermato agli stessi progettisti l’incarico per la seconda fase dei lavori riguardanti lo studio urbanistico del Centro Storico della città di Mantova. La prima fase dei lavori è stata svolta in un tempo piuttosto lungo, dovuto in parte a fatti organizzativi, e soprattutto in quanto negli anni 1966-68 il problema dei Centri Storici è stato a livello nazionale ampiamente dibattuto, approfondito ed inquadrato. Congressi (Perugia, Bologna, Ancona, Ascoli Piceno), proposte (tra queste importantissima la relazione finale della Commissione Parlamentare Franceschini), e provvedimenti legislativi (come la legge ponte, il decreto ministeriale sugli standards urbanistici, la legge Natali), hanno reso necessaria la verifica continua dei principi informatori del lavoro per mantenerlo sempre attuale, vivo ed adatto ad affrontare la situazione presentata dal Centro Storico di Mantova. Per comodità operativa, e allo scopo di mettere a confronto diffe- 20 ^ - renti metodi di lavoro sulla base di un programma comune concordato, l’area cittadina interessata dallo studio è stata suddivisa in zone. In tali zone sono stati rilevati, mediante analisi casa per casa, l’altezza, lo stato di conservazione, l’età, le caratteristiche architettoniche degli edifici. Si è provveduto inoltre al reperimento e all’organizzazione della cartografia storica e all’elaborazione della fondamentale mappa riguardante le alterazioni subite dal tessuto urbano nel tempo. Completava la prima fase dello studio il rilievo fotografico di tutta la città, che rappresenta un interessante archivio visuale della situazione di Mantova nell’anno 1968. * * * La seconda fase dello studio sul Centro Storico, attualmente in atto, prevede per ognuna delle zone individuate precedentemente una serie di analisi. La prima riguarda la genesi e l’evoluzione urbanistica del Centro Storico, ed è costituita da un’indagine (eseguita per serie storiche) riguardante la formazione del tessuto urbano, le cause funzionali che l’hanno determinata e le trasformazioni avvenuti negli ultimi cento anni. La seconda analizza i parametri riguardanti la realtà fisica, mediante una serie di diagrammi relativi all’altezza e allo stato di conservazione degli edifici, al rapporto di copertura e alla densità edilizia. La terza indagine riguarda i parametri relativi alla realtà formale. Essa rappresenta pertanto il risultato di un lavoro di indagine diretta e di un lavoro di sintesi interpretativa. L’indagine diretta individua tutti gli elementi di pregio, i documenti di storia e civiltà che devono essere ripristinati, salvaguardati e valorizzati. La sintesi interpretativa, rappresentata praticamente da una zonizzazione morfologica, inciuadra questi documenti in una dimensione urbanistica, ne individua i rapporti di relazione e assegna a ciascuno di essi un nuovo e definitivo valore. Un’altra analisi, la quarta, è riferita ai parametri riguardanti la struttura socio-economica e funzionale. Essa permette di individuare la « situazione socio-economica » e di definire i nodi di crisi funzionale all’interno e al contorno del Centro Storico. Un’ulteriore indagine, la quinta, riguarda la situazione patrimoniale e giuridica. Si riferisce pertanto alla proprietà delle aree e degli edifici ed ai vincoli della Soprintendenza ai Monumenti e del Piano Regolatore vigente. La sesta ed ultima analisi individua gli elementi di disturbo ed esamina con metodo analitico le possibilità di nuovi inserimenti nel profilo urbano in relazione alle emergenze del Centro Storico. Una volta completate tali analisi sarà possibile visualizzare una zonizzazione, che rappresenta la sintesi interpretativa delle ipotesi urbanistiche. Essa prevede pertanto l’individuazione di insiemi di zone con caratteristiche simili. La sovrapposizione, quindi, di tali matrici, individuanti gli aspetti fondamentali del problema, permetterà di accertare e di localizzare le varie situazioni, consentendo in particolare di individuare le cause e gli elementi motori degli stati di non equilibrio, e indicando a che livello