diplomatica, all’esame realistico degli avvenimenti, alla capacità di prevedere, di interpretare, di anticipare le mosse dei rivali, infine ad una politica economica non sempre in grado di rifornire le spesso carenti casse del tesoro. A ciò si legano la coscienza dell’immoralità di alleanze stipulate e poi tradite, l’amarezza di dissidi profondi nell’ambito della stessa famiglia principesca, il timore della mossa errata o, comunque, compromettente. L’anacronistica riproposta pisanelliana, dunque, di ideali e di forme di vita trascorsi si spiega e si giustifica come evasione in forma estetica dalle oggettive vicende del tempo. Contemporaneamente a questo perdurare degli ideali cavallereschi e cortesi, artisticamente espressi nei modi del gotico internazionale, la corte gonzaghesca però si apre alle dottrine umanistiche: nel 1428 è a Mantova Vittorino da Feltre che fonda quivi la scuola della Ca’ Zoiosa: essa si pone come preciso contrappunto ad una cultura improntata ai canoni e ai moduli di Stefano e di Pisanello. Questa situazione culturale, storica, politica intacca ovviamente il territorio dell’architettura; nel quale poi converrà distinguere tra due diversi livelli di committenza, corrispondenti ad una precisa stratificazione sociale : da un lato, e al vertice, i Gonzaga, dall’altro, alla base, la piccola nobiltà proprietaria terriera. A questa seconda categoria di committenti si deve, a mio avviso, la casa Dalla Valle. La pianta è in forma rettangolare, molto allungata: è questo lo schema tipico del periodo nel contado, caratteristico di altre abitazioni coeve, il palazzetto gonzaghesco di Portiolo, il nucleo padronale della corte Castiglioni di Casatico. Ma, ciò che mi preme di far notare, presenta già quella disposizione interna ad androne centrale con ai lati i vani d’abitazione la cui fortuna durerà a lungo nel territorio: uno schema che sottintende la precisa esigenza funzionale che l'edificio fosse aperto su due lati opposti, sulla strada di accesso, quindi, e sui campi o sul brolo. La cornice del sottotetto (fig. 2), ornata di eleganti mensole che appaiono una variazione di quelle più semplificate a T di derivazione romanica, all’interno la soffittatura lignea a carena di nave, le targhe affrescate dal profilo mistilineo e sinuoso sono moduli lessicali sintomatici di una temperie artistica tardogotica; trovano però il loro contrappunto nel rigore e nella severità di forme della facciata, in cui fanno spicco due camini fortemente rilevati: essi, disposti simmetricamente rispetto all’asse centrale, ritmano la superficie piatta e luminosa del prospetto. L’impressione che si ha visitando la casa Dalla Valle è che essa sia completamente abbandonata a se stessa; muri scalcinati, scale pericolanti, soffitti intrisi di umidità sono testimonianze di un disordine e di una incuria che fanno temere per la sorte di questo vetusto edificio. LA GHIRARDINA DI MOTTEGGIANA La Ghirardina di Motteggiana (figg. 3-4) si presenta in forme assai più complesse che non la casa Dalla Valle: gli studiosi sono finora concordi nell’assegnarne la paternità a Luca Fancelli, ponendo la data di 24