Una litografia ottocentesca ed alcune descrizioni danno una idea di ciò che era la Favorita al tempo del suo splendore. Ecco come la illustra Gabriele Bertazzolo nelle didascalie della sua pianta di Mantova del 1628: « ... alquanto più à dentro in campagna, che per la stretezza del foglio non s’hà potuto dimostrare ci è la gran fabrica della Favorita luogo sia detto senza fittione che di nobiltà, magnificenza et grandezza di fabrica, di peschiere, di fontane, di giardini, di boschi ridotti in loggie, et istanze, di montagne fatte à mano può essere equiparato à quelli de gl’antichi Romani. È fabrica dell’incomparabile animo del Duca Ferdinando, che non sapeva appunto se non far cose grandi ». Più precisa e puntuale la descrizione di un anonimo, datata al 1749 : « Grande, e magnifica è pur questa fabbrica in cui contengonsi doppi appartamenti, che formano da 60, e più stanze e tutte vaste, e ben proporzionate, oltre i mezzanini, e altri ripostigli. Ha due facciate diverse, e opposte l’una all’altra, ed amendue ornate di doppie, e differenti scale di marmo. La facciata però risguardante verso la città è molto più adorna dell’altra, per essere abbellita di logge, colonne, statue, contorni alle finestre (fig. 14), e balaustrate di marmo, il tutto assai maestrevolmente lavorato ». È, quella della Favorita, un’architettura non facile da definire e da giudicare, anche e soprattutto per le condizioni in cui ci è tramandato il monumento, che ne rendono quanto meno problematica la lettura. L’impressione è che quell’aria barocca che giustamente il Marani avverte nella particolare scelta del sito (non sarà inesatto, allora, parlare di una situazione urbanistica barocca) e che mi par senz’altro logico estendere all’uso della pianta aperta in luogo di quella chiusa, caratteristica del Cinquecento, si avverta pure nella forza e nella tensione dinamica delle strutture architettoniche, i cui moduli lessicali, tuttavia, non sono esenti dai segni della ripetizione stanca e forse un poco stucchevole di moduli tardomanieristici romani. La Favorita è stata recentemente acquistata dal Comune di Porto Mantovano: non sarebbe giusto che questa iniziativa, lodevole e senz’altro auspicabile per tante ville del territorio, rimanesse fine a se stessa, oppure, e sarebbe un ben peggiore destino, avesse come unico scopo quello di gettare un po’ di fumo negli occhi dell’opinione pubblica e di chi si batte per la salvezza dei monumenti del contado. L’acquisto di un rudere come la Favorita assume un significato nella misura in cui ci si impegna non a ricostruire e ripristinare - sarebbe un’operazione indecente e mostruosa - ma a conservare queste rovine, perchè siano nel medesimo tempo testimonianza e monito. L’esame di ville, case padronali, palazzi del territorio extraurbano mantovano in condizioni precarie potrebbe certamente continuare; ma, come ho affermato all’esordio, questo ha voluto essere non un quadro completo ed esauriente, bensì esemplificativo di ciò che deve attendersi chi intenda conoscere e studiare monumenti del contado. Al caso emblematico del pauroso rudere della Favorita, fanno eco allarmante lo stato, il male, la trascuratezza, la dimenticanza in cui versano la casa Dalla Valle, la Ghirardina, la villa gonzaghesca di Villim- 36 Porto Mantovano. La Favorita. Porto Mantovano. La Favorita. Particolare della zona superiore della facciata. 37