UN MUSEO E UNA MOSTRA A me il gradito incarico di segnalare alla vostra attenzione due iniziative prettamente mantovane che hanno, l’una il gustoso sapore della primizia, l’altra il fascino del presagio : il Museo Storico Aloisiano e la Mostra celebrativa del V Centenario della morte di Leon Battista Alberti e della costruzione di S. Andrea, suo capolavoro. Nel 1968, in occasione del IV Centenario della morte di S. Luigi Gonzaga, venne allestita in Castiglione delle Stiviere, patria del Santo, una Mostra Iconografica che permise di giungere a insperati risultati su l’argomento tanto discusso e contestato riguardante l’iconografia aloisiana. Per i fortunati rinvenimenti che accompagnarono quel lavoro, si auspicò la costituzione di un Museo che consentisse ai numerosi pellegrini un contatto più diretto con la figura del Santo, il suo ambiente, la sua famiglia. Venne così creato nella casa paterna della cognata di S. Luigi un piccolo Museo, aperto il 21 giugno 1969 a chiusura dell’anno centenario dal Cardinale di Milano Giovanni Colombo. Il fatto passò quasi inosservato da parte della stampa perché inserito in un contesto di solennità esteriori. Però a giudizio concorde di visitatori qualificati la raccolta, che per molti motivi si differenzia da altre del genere, merita almeno un’ora di attenzione. Sono otto sale dell’antica casa Aliprandi, dai soffitti lignei e dai pavimenti in cotto originali, dalle porte e finestre munite di vetri soffiati legati a piombo, che ospitano una cinquantina di tele fra cui Barocci, Venusti, Bassano, Piazza, Guardi, Angeli, Cignaroli, Rosa e, fra quelle da identificare, un E1 Greco, forse, secondo l’opinione del Fiocco. Gli ambienti sono arredati come se ospitassero ancora le figlie del Marchese - e questo aspetto interessa particolarmente le visitatrici - con sedie, poltrone, cassoni nuziali, cassettoni a ribalta, tavoli, studioli, armadi. Diego Valeri ha osservato come sia raro trovare Musei che conservano la suppellettile minuta in armadi antichi. Questi sei armadi contengono cimeli aloisiani di notevole importanza storica e artistica: basti accennare alla stupenda Madonna fiamminga, al suo Crocefisso, alle lettere autografe, all’orologio donato alla madre di Luigi in occasione della sua nascita dal Duca Guglielmo, opera insigne di Giovanni Valin (1567). E ancora argenti, peltri, rami, incunaboli, ceramiche, monete e medaglie rarissime, reliquiari, bolle, diplomi imperiali, avori intagliati, sbalzi in argento. Da notare, le cornici dei quadri, tutte antiche, alcune 46 delle quali richiamarono l’attenzione del Direttore del Museo di Fontai-nebleau che ne richiese copia fotografica. Le pareti accolgono non solo quadri, ma negli spazi liberi si articola una vera danza di grandi peltri « da portata », fra i più belli che si conoscano; essi recano stemmi gonzagheschi e punzoni dei più famosi peltrai mantovani e veneziani. Non abbiamo il tempo per una descrizione particolareggiata, ma non si può a meno di accennare al grandioso refettorio, alla loggetta cinquecentesca, a quello stipo a tarsia del primo Cinquecento, e allo studiolo di indubbia provenienza gonzaghesca e forse appartenuto al Santo. Tutti i mobili che vi figurano sono in perfetto stato di conservazione. Infine dirò dei paramenti sacri in broccato del Sei e Settecento, alcuni dei quali indossati da S. Pio X, quando soggiornò a Castiglione per le feste del 1891: vi sono pure custodite, di lui, una ventina di lettere autografe che riguardano quelle celebrazioni. Della Mostra Aloisiana fu pubblicato un catalogo illustrato, giunto quest’anno alla terza edizione; del Museo si sta approntando la guida, che sostituirà il pieghevole attualmente offerto ai visitatori. L’altra attività a carattere artistico aprirà i battenti nel 1972 a celebrare il V Centenario della morte di Leon Battista Alberti e l’inizio della costruzione della stupenda Basilica di S. Andrea. La Mostra che si allestirà in quella occasione consta di due sezioni : una strettamente legata all’edificio sacro ideato dall’Alberti e l’altra che offrirà ai nostri occhi un panorama delle arti minori nel loro svolgimento nell’antico Ducato Mantovano dal Medioevo all’Ottocento. Questa rassegna vuol essere non soltanto un fatto di cultura, ma, attraverso soprattutto la catalogazione e illustrazione, l’adempimento di un dovere di onestà inteso a tramandare un patrimonio tuttora ingente di autentica e irrepetibile arte locale. Vi figureranno grandi nomi, come Cellini, Pisanello, Leoni. Cristo-foro Romano, l’Antico, il Giambologna, i Missaglia. Abbraccerà ori, argenti, peltri, rami, tessuti, broccati, damaschi, ricami, incisioni, sbalzi, fusioni, ceselli, miniature, mobili, ceramiche, armature, vetrate. Parrocchie e privati forniranno il materiale da esporre. La Mostra troverà degna sistemazione e cornice nel restaurato Monastero di S. Andrea, che tornerà alla sua originaria illuminante funzione, dopo molti secoli. Successivamente, gli stessi ambienti ospiteranno l’Archivio della Basilica e il costituendo Museo Diocesano. Questa ulteriore realizzazione offrirà ai visitatori della nostra città un patrimonio d’arte attualmente distribuito in luoghi diversi e difficilmente accessibili; lo conserverà ai posteri, sottraendolo alle inevitabili dispersioni di questo pericoloso periodo. Accennando al piccolo Museo di Castiglione ho avuto la presunzione di suscitare nel vostro animo il desiderio di visitarlo; parlandovi della Mostra Albertiana mi sembra inutile sollecitare il vostro interessamento, sia perchè una Mostra siffatta è cosa piuttosto rara, sia perchè l’Alberti esercita tale fascino a cui persone come voi non sanno sfuggire. LUIGI BOSIO 47