demolizione, dal rumore prodotto dal raschietto si capì che nell’interno del muro ci doveva essere un vuoto. Difatti, rimosso il primo mattone « in quarto », si trovò un vano coperto da un tavolato di legno; sotto il tavolato una pittura; la Madonna delle Grazie. Sul tavolato in legno, fissata con un sigillo, una busta impermeabile con un documento recante una lunga scritta, stilata da certo Don Antonio Ilario Fortunati. La scritta, leggibilissima, dichiara; « Guidizzolo sabbato 14 Novembre 1778. In tal giorno, in occasione d’essersi riparate le minacciate rovine di questo Coro, e riattata la Sagrestia, temendosi qualche superiore contrario Decreto di sospensione, nell’incontro della Sagra Visita Pastorale, che li 18 corrente attendesi da Monsign. Gio. Nani Vescovo nostro di Brescia, la presente sagra Imagine della B.ma Vergine Maria d’antichissima pittura, già un tempo non si sa per qual motivo, dalla famiglia Bazzoli, per quanto dicesi, trasferita dal Venzago, situato nella Parrocchia di Lonato Diocesi di Verona e in questo muro fissata... ». Lo scritto s’allunga con citazione di sacre scritture, ecc., senza mai dire, però, esplicitamente il motivo dell’occultamento della sacra immagine. Sono state fatte molte illazioni. Ma i sacerdoti locali, l’arciprete Don Sarti ed il curato Don Incontri, ritengono, ed io con loro, che si tratti di un provvedimento in relazione al Culto Eucaristico ed alla proibizione di accesso al presbiterio. La presenza della Madonna delle Grazie su una parete del presbiterio, a pochi metri dal tabernacolo contenente l’Eucarestia, induceva, infatti, a contravvenire le disposizioni, specialmente da parte del « divoto femineo sesso con particolare culto d’obblazioni e di voti ». Ma la cosa più singolare è che il documento ritrovato accanto alla pittura murata trova riscontro in un altro, pure firmato da Don Antonio Ilario Fortunati, esistente nell’archivio parrocchiale e da tempo noto all’archivista; documento il cui senso rimase oscuro fino ad oggi. Presto saremo in grado di pubblicare integralmente entrambi i testi. La prima importante verifica sull’affermazione contenuta nei due documenti, relativa alla pittura « trasferita... e in questo muro fissata », è stata effettuata esaminando il muro sul quale campeggiava l’immagine della Madonna: infatti il muro dipinto risulta trapiantato, inserito, e non edificato assieme al muro che lo contorna. Alla base del blocco di muro trasferito da Venzago a Guidizzolo s’è trovato anche un massello di legno di rovere: uno degli aggeggi usato da quegli antichi trasportatori di pitture. Tutto ciò riveste una particolare importanza per la storia della tecnica dei « trasporti », uno dei capitoli più importanti e fascinosi relativi alle pitture murali. ALESSANDRO DAL PRATO 54 CENSIMENTO DI DIPINTI SEICENTESCHI E SETTECENTESCHI Nel 1965 sono stata incaricata dall’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pavia di collaborare alle ricerche promosse dal C.N.R. per il « Corpus della pittura lombarda del Sei e Settecento », diretto dalla prof. Rossana Bossaglia. Scopo della ricerca era il rilievo sistematico dei dipinti di tale epoca esistenti in chiese di Mantova e della provincia : cioè la schedatura dei dipinti, con misure, particolari tecnici e definizione dello stato di conservazione, storia e provenienza, attribuzione e fotografia. Sono state da me redatte alcune centinaia di schede (con relative fotografie), che riguardano tutto il patrimonio delle pitture sei e setten-centesche delle chiese di Mantova, di alcune abitazioni private, di alcune chiese della provincia e di alcune collezioni. Ne è emerso un quadro assai ricco e circostanziato del patrimonio artistico mantovano per quei secoli, che erano quasi del tutto oscuri e scarsamente documentati. Alcune personalità artistiche, finora trascurate, sono state per la prima volta criticamente definite. Ho inoltre avuto la buona fortuna di imbattermi in dipinti inediti di notevole interesse (Fetti, Bazzani), che hanno costituito per me oggetto di pubblicazione su riviste specializzate. Tali schede sono attualmente depositate, e consultabili, presso l'Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pavia e possono eventualmente costituire il materiale per un inventario sistematico dei dipinti esistenti nelle chiese di Mantova e di alcune zone della provincia: inventario tanto più prezioso in quanto quello pubblicato nel 1935 dal Ministero della Pubblica Istruzione è in larga parte lacunoso e superato. Poiché all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pavia fanno capo ricerche condotte da altri studiosi per altri centri della Lombardia, è stato possibile condurre un lavoro in un certo senso comparativo per tutta la regione, giungendo a conclusioni di apprezzabile rilievo. Ad un certo punto l’esame tanto particolareggiato del Settecento pittorico mantovano mi ha indotto a riesaminare una personalità non incognita, ma meritevole di più ampie indagini e di una nuova valutazione : il pittore mantovano Giuseppe Bazzani. Ed è per questo che la mia area di ricerche si è spostata da Mantova, raggiungendo opere del pittore settecentesco ora in altre sedi : musei nazionali ed esteri, collezioni private. In seguito all’acquisizione di nuovi dati e di un notevole complesso 55