N. «865» - La legge per la casa per carenza legislativa e finanziaria nonché l’equiparazione dei canoni d'affitto e delle quote di riscatto oggi notevolmente disparate come sono disparati i vari interventi (quanti casi rilevabili e più sentiti soprattutto nei piccoli centri dove fabbricati vicini e per le stesse categorie di lavoratori hanno canoni diversissimi!). Si vuole in poche parole arrivare a canoni che facciano riferimento alle reali capacità retributive degli assegnatari e non più ai meccanismi di finanziamento. Tratta poi le assegnazioni che dovranno, partendo dal presupposto di servizio sociale, tener conto degli effettivi stati di bisogno. Il titolo quinto prevede infine norme per l’edilizia agevolata e convenzionata, agevolazioni fiscali che integrano la 291 e che come sappiamo costituisce un provvedimento di incentivazione (molto « lento » per la verità!). Illustrati brevemente e mi auguro con termini accessibili i vari titoli della legge, a noi tutti oggi rimane il compito di studiarla attentamente e cercare di applicarla tenendo presente quali difficoltà intellettuali siano richieste agli operatori per la applicazione di norme che, per essere prodotto di uomini, risentono proprio deM'insufficienza propria degli uomini. Dobbiamo inoltre nel limite delle nostre capacità individuali rilevare e segnalare quelle imprecisioni o manchevolezze che inevitabilmente ne rallenterebbero il processo operativo. Questo non tanto per giustificare i motivi di lentezza quanto per identificare qualche lacuna che potrà essere colmata nel futuro. Si può concludere affermando pertanto che la legge, per i suoi motivi ispiratori e per le sue vaste ripercussioni sul piano politico vuole essere una risposta a problemi antichi e non risolti tenendo presente tuttavia che: 1) l’attuazione di una politica della casa deve permettere un primo successo: quello di contribuire ad attenuare la disoccupazione in quanto il lavoro per la casa mette in moto innumerevoli categorie di operai qualificati e specializzati; 2) una politica edilizia tesa alla valorizzazione della personalità u-mana ed alla attuazione di un dovere impostoci dalla Costituzione, significa anche adempimento di un dovere di rendimento economico. Con tanta buona volontà e pazienza, speriamo e auguriamoci che riesca. ING. ARRIGO BRAGUZZI Assessore ai LL.PP. NINO ROSSI L’istituzione del servizio di medicina del lavoro L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE IN CONSIGLIO COMUNALE L’importanza dell’argomento che si discute questa sera è certo ben presente ai consiglieri. L’attualità del problema è testimoniata dall’appassionato dibattito che è in corso nel Paese sui temi della riforma sanitaria e della creazione delle Unità Sanitarie Locali. La tutela della salute è un diritto sancito dalla Costituzione italiana ed è definito in modo esemplare dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come « diritto a uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, che non consiste solamente nell’assenza di malattie od infermità ». Abbiamo fin dagli inizi, ritenuto che fosse giusto iniziare ad affrontare questo discorso insieme ai rappresentanti dei lavoratori, di quella categoria cioè di cittadini ai quali questo provvedimento è rivolto. Abbiamo convocato mesi fa, in quest’aula, assieme ai colleghi consiglieri facenti parte della Commissione Igiene e Sanità, le commissioni interne delle più importanti aziende mantovane (su segnalazione delle tre Confederazioni) e credo che in quella discussione Consiglieri e Amministrazione abbiano avuto la riprova, dalla viva voce dei lavoratori, di quanto sia ritenuto importante affrontare il problema e di quanto insoddisfacenti siano gli strumenti a protezione della salute nelle fabbriche per effetti dell'attuale legislazione. Uno degli aspetti più importanti di questo provvedimento è che il servizio di medicina del lavoro va inteso nel quadro più ampio della medicina sociale preventiva e da estendersi a tutta la popolazione. Attività questa che rientra nelle nostre competenze e per la quale già esiste una organizzazione con alcuni settori in attività (medicina scolastica, prevenzione tumori); si tratta ora di passare aN’età lavorativa, quindi alla medicina geriatrica preventiva delle forme di invalidità. Questa affermazione ci impone allora di chiarire almeno due punti: 1) cosa intendiamo per medicina sociale preventiva; 2) come intendiamo debbano essere modificati gli attuali rapporti fra il cittadino ed i sistemi di protezione della sua salute, e di riflesso, come intendiamo il ruolo che deve competere all'Ente Locale. E' accertato che negli ultimi trentanni il quadro della patologia medica è completamente mutato, e talune malattie sono state completamente debellate, mentre altre, che un tempo erano considerate mortali, oggi possono essere agevolmente combattute. Viceversa alcune malattie si sono sviluppate in modo impressionante, con decorsi che portano alla morte o alla invalidità (cardio-circolatorie-vascolari, infarti, tumori, ecc). E' evidente che questi mutamenti sono frutto delle trasformazio- 7